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Andrea Michele Dall'Armi nella storia dell’Oktoberfest di Monaco

La storia di un grande personaggio trentino nato due secoli fa (1765-1842)

L'immagine che segue è il pannello di 140 cm x 100 cm che si trova esposto all' entrata della Festa Trento e la Baviera, inaugurata ieri, in cui è presente un estratto della storia di Andrea Dall'Armi fondatore a Monaco di Baviera dell'Ocktober fest nel 1810.
L'estratto è tratto dal libro scritto da Alberto Pattini ed editato dal Comune di Trento nel 1999 in occasione dell'intitolazione alla Famiglia Dall'Armi del vicolo in piazza Pasi. 
 

 
Due secoli e rotti fa. Appena nato, il bambino è avvolto in una placenta sottilissima.
«È buon auspicio», dice il papà prendendolo in braccio. Così, con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che siamo nati a Trento, Andrea Michele Dall’Armi giunge a Monaco di Baviera nel 1784.
La sorella Maria Teresa ha sposato Jacob, facoltoso banchiere che, guarda caso, ha proprio bisogno di un aiutante.
L’agenzia interinale è chiusa, così si ripiega sul cognatino, diciannove anni e una testa talmente piena di idee da uscirgli dall’orecchie.
Ma Jacob non l’ha mica finita di progettare la vita del giovane. Ed ecco che due anni dopo gli trova moglie; e mica una qualsiasi considerato che la giovane vedova Elisabetta ha qualche soldo da parte: circa 2 milioni di gulden, una cifra spaventosa.
Le idee del ragazzo si mettono in fila come contribuenti davanti all’Ufficio delle Imposte Dirette. Avanti la prossima.
 
C’è da dire che ad Andrea Michele von Dall’Armi il mestiere di banchiere va strettino.
Così, nelle pause pranzo, si mette a commerciare spezie coloniali, attività con la quale a quei tempi potevi diventare ricco in un quarto d’ora: dai porti di Amburgo, Rotterdam e Trieste costui fa trasportare a Monaco caffè, zucchero, tabacco, mandorle, zafferano, ecc.
Il negozio Dall’Armi è una tappa obbligata nello shopping Monacense. Oltre alle spezie, in un altro settore, si vende un po’ di tutto: pipe, pettini d’avorio, portafogli, maschere veneziane. Sbaglio o ci troviamo di fronte ad un centro commerciale ante litteram, i Magazzini Harrods del Settecento?
Una persona normale, arrivata a questo punto, si riterrebbe quantomeno appagata: banchiere, agiato commerciante, che vuoi di più? La politica?
Ed allora eccotela la politica: Andrea entra nel Consiglio Comunale di Monaco nell’anno della Rivoluzione Francese, il 1789.
Intanto, giusto per non correre il rischio di annoiarsi, si occupa di un paio di altre cosucce: un ufficio di cambiavalute, studi economici sul nascente capitalismo che lo portano a sostenere la libertà di concorrenza.
Quando l’Arciduca mette su l’Istituto per i poveri, il trentino Dall’Armi si mette a disposizione dell’ente assistenziale offrendo la sua consulenza in qualità di amministratore (udite udite) gratuitamente!
E all’Arciduca, che è un tipo sensibile e facile alla lacrima, certi particolari non possono sfuggire.
È per questo che nel 1792 conferisce al Trentino il titolo di «Cavaliere del Sacro Romano Impero».
 
Passano gli anni, però quel ragazzo ne ha fatta di strada… (Il ragazzo della Via Gluck». Lo sappiamo, non è stata scritta per lui, ma gli si addice alla grande.
Il capolavoro di questa sua operosissima vita (subito dopo l’ideazione dell’Oktoberfest naturalmente) è un’intuizione geniale per quei tempi in cui viene fuori tutta la lungimiranza e l’altruismo di Andrea Michele Dall’Armi: tutta la sua trentinità, diciamo.
Perché quella di preoccuparsi non di quanto è avvenuto, ma di quanto potrà avvenire spesso si può considerare una qualità.
Soprattutto nel caso in cui «quanto potrà avvenire» avvenga per davvero. Non è chiaro? Mi spiego meglio.
La guerra contro i Francesi è nell’aria, dunque il pensiero del Dall’Armi, ispirato dai venti di guerra, va ai più poveri, a cosa ne potrà essere di loro in caso di conflitto.
I magazzini di grano che il Trentino costituisce nel 1795 si dimostrano fondamentali l’anno successivo, per evitare la capitolazione di Monaco durante l’assedio delle truppe napoleoniche. Evitata la carestia e quindi la resa. La città è salva. Niente male, no?
 
La domanda nasce spontanea: ma a questo qui gli va sempre tutto bene? Beh, la vita chiede i suoi sesterzi pure a lui. Due anni prima una malattia polmonare si porta via Elisabetta, a soli 43 anni.
Andrea reagisce a questo colpo del Destino e prova a cercare in quale campo dello scibile umano non ha ancora avuto occasione di ficcare il naso. Presto detto. Le scoperte tecniche, la litografia e… le «arti» militari.
Quest’uomo assetato di conoscenza arriva a comandare il corpo di artiglieria e poi, come Maggiorae, la cavalleria della città. Intanto, nei ritagli di tempo, fa otto figli (leggasi otto) con Maria Barbara, la nuova consorte.
Lo so, siete a bocca aperta. Se l’eclettico Andrea Michele sapesse che oggi c’è gente che lavora in un ufficio per avere un mese all’anno di ferie, che puntualmente trascorre nella stessa ridente località balneare, farebbe un salto sulla sedia.
 
La storia sarebbe incredibile già fino a questo punto, senza bisogno di raccontare cosa avvenne nell’ottobre del 1810.
Ad Andrea Michele gli viene un’idea (tanto per cambiare).
Organizzare una festa popolare in onore delle nozze fra il principe ereditario Ludovico e Teresa di Sassonia.
E per renderla più interessante, colloca al suo interno una corsa di cavalli. Il giorno 17, alla presenza del Re Massimiliano Giuseppe, si svolge la gara davanti a 40.000 spettatori entusiasti, e un po’ brilli, che mai e poi mai avrebbero potuto immaginare che quella festa si sarebbe protratta nel tempo fino ad arrivare al terzo Millennio, con il magico e molto ubriacante nome di Oktoberfest.
L’anno dopo, Re Massimiliano assegna al Dall’Armi un importante incarico: il risanamento dei debiti contratti durante le guerre napoleoniche. “A chi organizza una festa del genere non si possono porre limiti”, deve aver pensato sua Maestà.
Insomma, Andrea è bravo in tutto quello che fa. Riesce ad essere carne, pesce e pure verdura. E’ strepitoso. Lui avrebbe successo pure ad investire in azioni dell’Alitalia. E la fortuna non c’entra. Al limite è stato per via di quella placenta tanto sottile…
 

 
Nel 1824 il Comune di Monaco di Baviera gli è talmente grato, ma talmente grato che, siccome i premi glieli hanno già dati tutti, è costretto ad inventare un’onorificenza apposta per lui.
Arriva il momento in cui il Destino si rompe le palle del successo di quest’uomo e si porta via pure la seconda moglie. Il lutto segna Andrea Michele, gli spezza qualcosa dentro. È la sua fine come illuminista.
Inizia per lui un nuovo periodo che potremmo definire romantico-religioso.
Il Trentino che tanta fortuna ha portato a se stesso e alla città Tedesca, si chiude nella sua biblioteca e si dedica esclusivamente allo studio.
Si occupa soprattutto di tematiche cristiane, medita i testi sacri e fa della beneficienza lo scopo di quel rimanente scampolo di esistenza. Scopre la bellezza della letteratura.
Così, accorgendosi di non averlo ancora fatto, si mette a scrivere componimenti poetici. Avesse avuto ancora qualche anno a disposizione ce lo ritroveremmo a scuola, tra Dante e Leopardi.
Ma, il 27 aprile 1842, il nostro scrive l’ultima voce del suo curriculum. Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che siamo nati a Trento, Andrea Michele Dall’Armi muore all’età di 76 anni, lasciando sette figli.
Viene sepolto nello stesso cimitero in cui è stata sepolta la prima moglie. Mezzo secolo prima.

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