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Storie di donne, letteratura di genere/ 34 – Di Luciana Grillo

Noémi Szécsi, La vampira snob – «Se non avessi ricevuto in regalo questo libro… E invece avrei perso qualcosa»

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Titolo: La vampira snob
Autrice: Noémi Szécsi
 
Traduttrice dall’ungherese: Laura Sgarioto
Editore: Baldini & Castoldi 2014
 
Pagine: 300, copertina flessibile
Prezzo di copertina: € 15,90
 
Se non avessi ricevuto in regalo questo libro, credo che non l’avrei mai comprato, né letto perché non rientra nei temi che preferisco.
Ma averlo in casa e lasciarlo abbandonato in libreria mi sembrava… scandaloso per una lettrice avida e curiosa come me.
Dunque, vinta qualche prevenzione, ho cominciato a leggere. E così ho conosciuto una nonna fascinosa e una nipote aspirante scrittrice che mi hanno intrigato così tanto, che non ho smesso di leggere fin quando non sono arrivata all’ultimo capitoletto «Questa è la fine – Per davvero».
 
Devo premettere che mi sono informata sull’autrice e ho scoperto che è una delle più promettenti scrittrici ungheresi, giovane, vivace, vincitrice del prestigioso Premio della Comunità Europea per la Letteratura nel 2009.
Il romanzo La vampira snob ha conquistato importanti posizioni nelle classifiche dei libri più venduti.
È stato tradotto in italiano dopo ben 12 anni dalla pubblicazione in Ungheria.
Dunque, la nipote descrive con affettuosa condiscendenza la nonna-vampira, nata, morta, rinata secondo le migliori tradizioni vampiresche, bellissima, sembra una bambola di porcellana appena restaurata…
La nipote, come ogni ragazza dei nostri tempi, indossa pigiamoni e tute, rifiuta di ascoltare i dettagli che la nonna vuole raccontarle, pensa «Mi sento venir meno…» mentre la femme fatale continua «Guardami. Visto che bell’aspetto ho?...è l’effetto del consumo regolare di sangue fresco. È ricco di ferro e sali minerali…Devi succhiare il loro sangue prima che loro succhino il tuo…»
 
Sarà pure la nonna che parla per affetto, certamente è anche lei una vampira, ma la giovane Jerne non pare convinta, preferisce la cioccolata, desidera scrivere, cerca un lavoro normale, dorme in un letto e non dentro una bara.
A parte l’ingombrante parentela, Jerne è una ragazza come tante, coltiva il suo sogno e trova lavoro in una casa editrice, occupa il tempo correggendo gli errori altrui e meditando sulle sue favole che l’editrice non vuol pubblicare:
«Insomma, rivedi le tue favole…! Credimi, io me ne intendo…»
Pensa ad Hans Christian Andersen che «probabilmente si sarebbe dato una mossa.
«Povero piccolo Andersen. Se fosse ancora vivo, gli direi: «Il mondo non è fatto solo di donne. Infischiatene di loro, amico mio!».
E riflette con lucidità sul mondo delle donne: «Sono tremende, le donne.
«Dopo aver compiuto i trent’anni sono assalite dall’ossessione che qualcuno abbia affidato loro il compito di mantenere l’ordine sociale – e anche di qualche altro genere – su questo pianeta.»
 
Intanto, tra pipistrelli che le svolazzano intorno, ripugnanti ratti allevati dalla nonna, un co-datore di lavoro inquietante e la compagnia di un vecchio amico, Jerne continua ad aspettare la grande occasione, così come il suo amico Somi, sempre convinto di diventare una rockstar.
E come ogni vampiro/a che si rispetti, anche Jerne deve morire per poi resuscitare.
Non può impedirsi, però, di sentirsi depressa per «il fatto che i miei conoscenti e amici mi considerassero morta e sepolta»…
In realtà, «il vampirismo non mi veniva del tutto spontaneo: facevo le cose a fatica, o piuttosto non le facevo affatto.
«Forse perché i miei interessi sono prevalentemente umanistici…
«Ma poi questo mondo così frenetico, il desiderio compulsivo di mostrarsi all’altezza della situazione…»
 
Insomma, più che una vampira, Jerne è proprio una ragazza dei nostri tempi, con le stesse ansie delle sue coetanee che non succhiano il sangue dal collo dei loro conoscenti, che non sempre si sentono all’altezza delle aspettative dei genitori, che si lasciano condizionare dalla volontà degli adulti.
Licenziata dall’editrice, la giovane Jerne trova lavoro in un ristorante, si cimenta in un rapporto omosessuale, ritrova la nonna e l’amico diventato famoso, lascia il suo impiego passando in rassegna, insieme al solito Andersen, Oscar Wilde e Lewis Carrol, si prepara ad affrontare il giro del mondo con lo zio Oszkàr discutendo per un’intera notte di Dostoevskij…
Dunque, uno strano romanzo, questo «La vampira snob», che ci fa sorridere e pensare, che ci spinge a riflettere sull’inquietudine umana, sul desiderio di possesso e anche sull’inutilità di tanti nostri gesti.
Nello stesso tempo, apre una finestra sul mondo dei giovani intellettuali che piuttosto che potere e denaro desiderano prevalentemente realizzare i loro sogni.
 
Luciana Grillo

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