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La Libia minaccia l’Italia: «Navi italiane nelle nostre acque»

La risposta del Ministero della Difesa: «Falso: nessuna violazione delle acque territoriali libiche»

Non è la prima volta che il governo di Tobruck dimostra l’intempestività tipica dei governi militari.
Qualche mese fa aveva ordinato l’attacco a una nave mercantile turca che si stava avvicinando a Tripoli, solo perché (questa è la versione ufficiale di allora) sospettata di rifornire di armi i jihadisti.
Adesso l’altro gesto di intemperanza di Tobruck, che ha minacciato l'Italia di attaccare le nostre navi che si sarebbero portate nelle acque territoriali libiche.
Vero o falso che sia, una minaccia di tale portata lanciata la vigilia della discussione sulla risoluzione dell’ONU sul governo di stabilità tra Tripoli e Tobruck, risulta come un maldestro segnale di rifiuto.
A quanto dice il nostro Ministero della Difesa, inoltre, la notizia è del tutto falsa.
«Libia, nessuna violazione delle acque territoriali libiche» - si legge in un breve messaggio della Difesa.
«La notizia diffusa stamane da fonti libiche circa la presenza ieri di tre navi italiane nelle acque territoriali libiche è falsa. Tutte le navi militari italiane presenti nel Mediterraneo operano in acque internazionali rispettando i limiti stabiliti dai trattati.»
 
Ma la minaccia è pesante dal punto di vista dei rapporti internazionali.
«Navi in nostre acque, utilizzeremo ogni mezzo per proteggere la nostra sovranità.» – Questa è il testo della minaccia.
Quello che è incredibile per gli osservatori internazionali, è che tale messaggio è stato «postato» in un - chiamiamolo - comunicato del governo sulla sua pagina Facebook e Twitter. Adolescenziale più che diplomatico.
L’altra cosa assurda sta nel fatto che la Libia non riesce a gestire il flusso dei migranti in fuga dall'Africa, ai quali l’Italia cerca di andare incontro per salvarli da possibili trragici naufragi.
La questione dunque è chiara. L’ipotesi italiana, che è in discussione all’ONU, è l'eventualità per il nostro Paese di aprire in Libia un presidio attrezzato per stabilire sulla sponda africana chi ha diritto all’asilo internazionale e chi no.
Alla Libia tale iopotesi non sta bene ed è questo il chiaro messaggio che ha veicolato con facebook all’Italia.
Ma, già che c’erano, come azione di rappresaglia i Libici hanno devastato un cimitero italiano a Tripoli. Azione che sta a dimostrare quanto sia ancora distante la soglia culturale libica da quella europea.

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