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Storie di donne, letteratura di genere/ 108 – Di Luciana Grillo

Fiorella Soldà, Maria Caterina Federici, Igea Frezza: «Se la tradizione orale lascia un segno… Filastrocche e proverbi: frammenti di una saggezza antica»

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Titolo: Se la tradizione orale lascia un segno… Filastrocche e proverbi: frammenti di una saggezza antica
 
Autrici: Fiorella Soldà, Maria C. Federici, Igea Frezza
Editore: Morlacchi 2015
 
Pagine: 148, brossura
Prezzo di copertina: € 11

Un agile ed elegante volumetto ci riporta ad anni lontani, ci fa assaporare antichi proverbi «frutto della saggezza popolare», ci fa ritrovare filastrocche e rivedere giochi infantili… tutto molto diverso dalla nostra realtà consumistica e virtuale, il cui tempo è «cadenzato su rapide mutazioni» e si offre, infine, come interessante contributo a una «sociologia spontanea».
Dunque, le autrici vogliono riabilitare la memoria «che nei secoli ha tessuto impalcature comportamentali forti ed effimere al tempo stesso, tramandate in modalità istintive di generazione in generazione come cerniera per nuove coordinate» e dedicano la loro attenzione al «nutrimento del pensiero» (F. Soldà), alla «prova del tempo» (M.C. Federici), al «pensiero dei semplici» (I. Frezza).
 
Il primo capitolo, insieme ad un interessante excursus sul raccontare, sulle capacità affabulative, sui riti, sui racconti, sui ritmi ecc., comprende alcune filastrocche anche molto note, da «La bella lavanderia» a «Oh, che bel castello», da «Oh, quante belle figlie, Madama Doré» fino a un delizioso racconto che trae origine proprio da una filastrocca, «Otto, la signora fa il fagotto».
 
La Federici parte da lontano, dai detti iscritti sui frontoni dei templi greci, dai proverbi biblici, dagli Adagia di Erasmo da Rotterdam: sempre, essi sono rivolti al quotidiano, «come consigli derivati da esperienze antiche e provate di cui traducono norme di comportamento» e rappresentano una sorta di contaminazione tra sacro e profano: «La religione sopravvive perché esce nella strada e recupera i valori tradizionali del popolo».
Sono numerose le citazioni di studiosi illustri come Le Goff e Bauman, Shopenauer e Bergson, e di narratori come i fratelli Grimm.
 
Nella terza parte del libro, Igea Frezza descrive la società in cui la trasmissione della cultura è orale, con opportuni esempi relativi alla realtà dell’Umbria e con l’indicazione di autori, da Aristotele, Aristofane e Zenobio a Leonardo Sciascia, ai poeti dialettali Porta, Belli e Trilussa.
In appendice, proverbi suddivisi per temi e ancora filastrocche… per ritornare bambini con la coscienza, la conoscenza e la consapevolezza degli adulti.
Questo è un saggio che si legge volentieri, che ci fa meditare con leggiadria, che rinfresca abilmente i nostri ricordi.
 
Luciana Grillo
(Precedenti recensioni)

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