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Matinée letteraria con l’autore, premio Campiello Carmine Abate

L’organizzano la Piccola Libreria e la Associazione Culturale Chiarentana alle ore 11.30, al salottino del Caffè Nazionale, Piazza della Chiesa Levico Terme

C'è un incontro quotidiano che scandisce e rende più bella la nostra vita, che ci sa sorprendere creando connessioni inattese e meravigliose. L'incontro con il cibo.
E anche il destino del protagonista di questo libro è intrecciato con le pietanze "saporitòse" di cui si nutre, dalla nascita in Calabria alla maturità nel Nord.
Il cibo è identità e qui diventa motore del racconto: un'appassionata storia di formazione attraverso i sapori e le fragranze che rinsaldano il legame con le origini, accompagnano il distacco dalla propria terra, annunciano il brivido dell'ignoto.
Ecco dunque le tredici cose buone del Natale, i piatti preparati con giorni di anticipo, che lasciavano intuire all'autore bambino il ritorno imminente del padre dalla Germania.
E poi, nell'adolescenza, nuovi appetiti che troveranno soddisfazione nella letteratura: libri prelibati che trasformano l'autore in un lettore onnivoro.
Quando toccherà a lui abbandonare il paese per un impiego in Germania, dove incontrerà la donna della sua vita e poi con lei deciderà di stabilirsi in Trentino – a metà strada tra i loro mondi d'origine, – sarà ancora un piatto a celebrare la nuova vita: la polenta con la 'nduja, sintesi perfetta di Nord e Sud.
 
Carmine Abate racconta il legame con la terra – la fatica che comporta, ma pure le dolcezze, l'incanto – e poi gli affetti, i sogni e i successi di chi sperimenta luoghi e sapori lontani, scegliendo di vivere, sempre, per addizione.
E lo fa con un libro straordinario, che si divora d'un fiato ed è capace di realizzare una prodigiosa armonia tra i sensi, con gli occhi che leggono e trasmettono al cervello i sapori del cuore.
«Il banchetto di nozze e altri sapori» è la scoperta di sentimenti autentici fra i genitori e fra questi e i propri figli, tra fidanzati, sentimenti antichi e in alcun modo toccati dalle vicissitudini della vita, perché sono immutabili e duri come le asperità della terra calabrese e la legnosità degli alberi con cui si fa il fuoco davanti alla chiesa del paese la notte di Natale.
Il cibo è saporitoso e lo mangi con occhi socchiusi perché sai che poi ne sentirai la nostalgia. Leggerete odorando i sentori del mare calabro e delle montagne trentine. E poi il banchetto nuziale finale tuonerà in una commovente e vera gioia, dinanzi ai vostri occhi trascinati dalle emozioni vissute dall’Autore durante il suo pranzo di nozze. Io mentre sto scrivendo ne sento ancora i palpiti e vorrei ancora da essi essere cullato.
«Ogni luogo è un sapore. Chissà che palato ricco di gusti ti farai vivendo in tanti posti diversi. L’importante è che li aggiungi ai sapori della nostra terra, di quelli siamo fatti nel profondo, della sua scorza odoriamo, anche se viviamo altrove.»

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