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Martedì 21 marzo all'Auditorium Fausto Melotti di Rovereto

Un tuffo nella Milano del primo ’900 e nella misteriosa biografia del grande architetto Piero Portaluppi con «L’amatore»

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Si rinnova martedì 21 marzo, alle ore 21 all'Auditorium Fausto Melotti di Rovereto, l’appuntamento mensile con la rassegna cinematografica «Settearti», che il Centro Santa Chiara in collaborazione con il Nuovo Cineforum Rovereto dedica alle anteprime dei migliori documentari dedicati alle arti. Per la prima volta «Settearti» punterà sull’architettura: L’amatore è un affascinante ritratto della Milano del primo ’900 attraverso la sfuggente figura del grande architetto Piero Portaluppi, uno degli artefici dell’immagine moderna della città.
La regista Maria Mauti sarà in sala per presentare il documentario e rispondere a domande e curiosità del pubblico.
 
La memoria di Portaluppi, che raggiunse grande fama durante il ventennio fascista, riaffiora attraverso la riscoperta della sua opera nel presente e del suo diario filmico, un archivio inedito in pellicola 16mm girato e montato nel corso di una vita.
Uomo di fascino e potere, Portaluppi attraversa un’epoca grandiosa e tragica con distacco e ironia, danzando sulle cose e creando bellezza, mentre la storia avanza implacabile, trasformando lo scenario in cui si muovono l’eclettico artista e la sua famiglia.
 
«Quando più di dieci anni fa un pronipote di Piero Portaluppi scoprì cento bobine di pellicola dentro una cassapanca – racconta Maria Mauti – fu dato a me il compito di visionare tutto questo materiale. Nessuno sapeva cosa contenessero.
«Mi sono avvicinata non sapendo cosa avrei potuto incontrare, con il pudore che sentiamo quando ritroviamo i diari segreti di una persona e ci chiediamo se abbiamo il diritto di addentrarci nella sua vita.
«Il film parte da queste visioni sull’uomo e sull’epoca che mi sono rimaste impresse, e dal desiderio di far emergere ciò che per anni è rimasto sommerso. Portaluppi è un personaggio potente e scomodo, pieno di luci e ombre.
«Di lui ci interessa mostrare il lato personale, guardare dentro l’uomo, rispettandone il mistero. E poi Portaluppi porta con sé l’eccellenza e la fragilità di una classe sociale che raramente è oggetto di racconto, l’alta borghesia.
«È l’emblema di una città, Milano, che qui si mostra fuori dagli schemi che tutti conoscono.»

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