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Il potere controverso delle immagini: l'iconografia del Simonino

La vicenda del Simonino si pone tuttora come esempio di storia distorta, tra arte e propaganda, spesso nota per sommi capi se non del tutto sconosciuta

Giovedì 18 maggio, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei, il Museo Diocesano Tridentino promuove un incontro aperto a tutti dedicato ad un tema di grande interesse: l'iconografia del cosiddetto «Simonino» da Trento, il falso martire bambino morto nel 1475.
L'argomento, così ricco di relazioni con l'attualità, non è casuale: il tema scelto per l’edizione 2017 della Giornata Internazionale dei Musei è infatti «Musei e storie controverse. Raccontare l'indicibile.»
E la vicenda del Simonino si pone tuttora come esempio di storia controversa, spesso nota per sommi capi se non del tutto sconosciuta.

In Europa tra Medioevo ed età moderna gli ebrei furono spesso accusati di «omicidio rituale», una pratica magico-rituale che consisteva, secondo radicati pregiudizi antiebraici, nell’omicidio di fanciulli cristiani e nell’utilizzo del loro sangue per celebrare riti espiatori.
Il più noto e studiato caso di presunto omicidio rituale è sicuramente quello di Simone Unferdorben, conosciuto a livello popolare con il diminutivo di «Simonino» da Trento: nella primavera del 1475, all’epoca dell’episcopato del principe vescovo Johannes Hinderbach (1466-1486), il corpo del bambino fu rinvenuto in una roggia della città; la morte fu attribuita ai membri della locale comunità ebraica, che furono successivamente processati e giustiziati.
 
L’eco dei fatti tridentini raggiunse velocemente le zone limitrofe, diffondendo uno stereotipo accusatorio che diede il via a numerosi casi di presunti omicidi rituali.
Le immagini che illustrano scene di omicidio rituale sono terribilmente violente e traducono in termini visivi, facilitandone la comprensione, numerosi pregiudizi antisemiti.
L’immediatezza comunicativa di molte di queste immagini, nelle quali si affollano stereotipi di ogni tipo, mirava inoltre a suscitare la pietà religiosa del pubblico, dal quale nascevano spontaneamente pratiche devozionali spesso sostenute e incoraggiate dalle autorità locali, sia secolari, sia ecclesiastiche.
L'appuntamento è affidato alla dott.ssa Valentina Perini, autrice del volume Il Simonino. Geografia di un culto (Trento, Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, 2012).
Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti disponibili.

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