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L’on. Rosy Bindi: «In Trentino Alto Adige la Mafia non c’è»

Ma la guardia va sempre tenuta alta perché «le organizzazioni mafiose sanno dotarsi di un’attenzione culturale più raffinata»

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La Mafia in Trentino Alto Adige non c’è.
Lo ha detto questo pomeriggio l’onorevole Rosy Bindi nel corso di una conferenza stampa tenuta al termine di un incontro con le forze di polizia al Commissariato del Governo per la Provincia autonoma di Trento.
«Però la guardia va tenuta sempre alta, – ha aggiunto. – La mafia si diffonde dove c’è la povertà diffusa, ma anche dove c’è la ricchezza.»
La Commissione Antimafia della Camera ha concluso a Trento il giro istituzionale nel Paese iniziato a Reggio Calabria. Abbiamo chiesto di tracciare una situazione di massima sulla scorta della presa visione del Paese e ci è stato risposto che i sodalizi mafiosi sono radicati in Sicilia, Calabria, Campania, Puglie, Lazio e Lombardia.
«In Trentino e in Alto Adige hanno provato a infiltrarsi – ha detto la presidente, – ma hanno trovato un terreno socio culturale che ha impedito l’attecchimento.»
«La Mafia delle stragi è stata sconfitta, – ha aggiunto. – Ma la mafia delle corruzioni, del traffico di stupefacenti, del riciclaggio, ha innestato un’attenzione culturale più raffinata.»
 

 
Rosy Bindi ha elogiato la legge antimafia italiana che ha introdotto il principio del sequestro dei beni ricavati da operazioni illecite. «Ne hanno terrore.»
«È l’aspetto che più ha colpito le organizzazioni mafiose, – ha precisato. – Hanno depredato il Paese ed è giusto che i loro patrimoni, una volta accertato che sono di provenienza illecita, vengano restituiti alla società.»
In Trentino negli anni ci sono stati quindici sequestri di beni appartenenti a criminali. Il prefetto Gioffrè ha precisato che 14 erano appartenuti a criminali condannati per usura, mentre il quindicesimo riguardava proprietà di un malavitoso che operava fuori provincia.
Il contraltare del fenomeno dei sequestri dei patrimoni della Mafia è che adesso investe il proprio denaro all’estero. Il mercato principale è l’Australia. Ma si sta lavorando anche su questo aspetto.
«Oggi la manovalanza – ha ricordato, – cioè lo spaccio al dettaglio, è affidato agli immigrati irregolari. Ma i grandi flussi di droga sono sempre gestiti dalla Ndrangheta.»
 

 
Abbiamo chiesto alla Presidente Rosy Bindi di esprimere il proprio pensiero sul «concorso esterno alle organizzazioni mafiose», dato che l’Europa ha criticato l’Italia per aver introdotto nella giurisprudenza questo tipo di reato, unico al mondo.
«Lasciatemi pronunciare un giudizio politicamente scorretto. – Ci ha risposto. – La giurisprudenza inizia sempre da un punto zero. Senza un precedente non si costruiscono impianti giuridici.
«L’Europa sostiene di non avere la mafia in casa, – ha continuato l’onorevole Bindi. – Ma così non è, lo diciamo noi che consociamo benissimo il fenomeno. E prima o poi anche l’Europa dovrà prendere atto che chi abitualmente gestisce i propri affari trattando con il malaffare senza sporcarsi le mani deve essere punito col reato di concorso esterno.»
Ritenendo che ci riferissimo all’assoluzione di Contrada, ha detto di essere lieta per lui, ma «il Parlamento dovrà dare ai giudici argomenti precisi per determinare questo reato.»
Noi invece ci riferivamo a Marcello Dell’Utri, che probabilmente verrà scarcerato per motivi di salute. La problematica di questi casi è che il castello accusatorio è sempre un po’ nebuloso.
Quindi fa bene l’onorevole Rosy Bindi ad auspicare che il Parlamento si esprima con maggiore precisione sul concorso esterno.

GdM


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