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Ala: lunedì concerto dedicato a Nicolò Paganini

Nella straordinaria sede di Palazzo de’ Pizzini un imperdibile appuntamento con il violinista Vincenzo Bolognese che eseguirà «I 24 capricci»

Nella magica cornice di Palazzo de’ Pizzini, nella grande Sala della Musica con la sua eccezionale acustica, che riapre le sue porte al pubblico dopo un accurato restauro e dove si dice, abbia soggiornato (e suonato) il giovane Wolfang Amadeus Mozart in tutti e due i sui viaggi in Italia, il pubblico potrà godere di una serata dedicata al virtuosismo del grande Paganini con un protagonista di grande prestigio:
Vincenzo Bolognese. Il musicista è stato a lungo Primo Violino di Spalla presso l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ruolo che ricopre attualmente presso l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma.
 
Composti tra il 1805 e il 1817 e pubblicati dall’editore milanese Giovanni Ricordi nel 1820, i 24 Capricci riportano la semplice dedica «alli Artisti» ed è un’opera finalizzata a far rendere conto al violinista cosa è davvero in grado di fare il proprio strumento, ogni capriccio si concentra infatti su un singolo problema, non solo di carattere virtuosistico, che è la caratteristica principale dell’intera opera, ma anche di carattere tecnico, musicale ed espressivo, soffermandosi mano a mano su problematiche riguardanti la mano sinistra, quindi intonazione, diteggiature, e la mano destra, quindi sonorità, doppie corde e colpi d’arco d’ogni specie (alcuni inventati da Paganini stesso).
La dedica «alli Artisti» sta a significare che quest’opera è dedicata a tutti i musicisti di professione e, a dirla tutta, di un certo livello.
Oltre a questa dedica però, negli spartiti personali di Paganini si può leggere che il compositore, tra il 1832 e il 1840, aveva annotato sopra ogni capriccio una singola persona, che doveva esserne il dedicatario diretto.
 
L’intera Op. 1 è concepita, tra tecnica e virtuosismo, soprattutto, se non del tutto, per l’esecutore.
Il violinista alle prese con i 24 Capricci non suonerà mai pensando al proprio pubblico, ma sempre pensando a sé stesso.
Anche di fronte a una vasta sala da concerto piena, l’interprete nella sua mente sarà in una sala piccola, completamente vuota.
Questo perché suonare l’Op. 1 per un violinista è come una sfida contro il proprio strumento, perché si vuole andare oltre quella che può sembrare una buona esecuzione e si cerca di far uscire dallo strumento il virtuosismo, la tecnica e il suono proprio come Paganini aveva scritto e proprio come Paganini aveva lui stesso suonato.
Dalla prima nota all’ultima c’è quindi una lotta totalmente interiore, una lotta contro le proprie capacità e un tentativo continuo di superare i propri limiti.
Non si ha il tempo di gustare a fondo un suono che già si è arrivati a quello successivo.
Ed è proprio questo desiderio di gustare appieno ogni suono a lasciare l’ascoltatore senza fiato a pendere dalle labbra dell’esecutore, dalla prima all’ultima nota.

 VINCENZO BOLOGNESE 
È nato a Lecce nel 1966. Allievo del padre e di Felix Ayo, si è diplomato in Violino e Musica da Camera con il massimo dei voti, lode e menzione di merito rispettivamente presso il Conservatorio e L’Accademia Nazionale di S.Cecilia. Si è poi perfezionato con Salvatore Accardo, Riccardo Brengola e Pierluigi Urbini.
È stato premiato in numerosi concorsi nazionali ed internazionali fra i quali il “Curci” (Napoli 1985 e ’86) ed il Paganini (Genova 1987).
Nell’ottobre dello stesso anno è stato invitato a tenere un recital a Palazzo Tursi con il violino di Paganini e gli è stato assegnato il premio «Platea d’oro» per meriti artistici.
Ha suonato per le più importanti Istituzioni musicali: Teatro S.Carlo di Napoli, Settembre Musica di Torino, Accademia Filarmonica Romana, Accademia di S. Cecilia, Istituzione universitaria dei Concerti, Orchestra Scarlatti di Napoli, Sinfonia Varsovia, Orchestra Sinfonica di Berlino, Accademia Chigiana di Siena, Orchestre National du Capitol di Tolosa, Musikhalle di Amburgo, Alte-Oper di Francoforte, Maggio Musicale Fiorentino, Serate Musicali di Milano, Orchestra del Sodre di Montevideo.
Si è esibito come solista con direttori quali Accardo, Ferro, Gelmetti Kovacev, H.W. Henze, Lopez Cobos, Plasson, Sinopoli, Stern, Temirkanov, Urbini e per la Radiotelevisione italiana, francese, tedesca, monegasca e giapponese.
Nel 1990 è stato insignito di medaglia d’oro dall’Associazione internazionale «Foyer des Artistes».
È regolarmente invitato in Giappone dove ha sempre ottenuto un grande successo di pubblico e critica.
È internazionalmente noto, in campo musicologico, per la revisione dei seguenti brani di Paganini (Boccaccini & Spada Ed.): 2° 3° 4° 5° e 6° Concerto, e, in prima edizione mondiale: Sonata Varsavia, Sonata Appassionata, Sonata Maria Luisa, Sonata Primavera e Balletto Campestre.
Nel 1989 ha inciso in compact le Sei Sonate di Ysaye per violino solo, (ristampate tre volte e tuttora presenti sul mercato); in seguito tutte le trascrizioni di Heifetz per violino e pianoforte, una monografia Tartiniana e un cofanetto con la Camerata Strumentale di S.Cecilia interamente dedicato a Paganini comprendente il Concerto n°quattro e le Variazioni per violino e orchestra; ha registrato, in prima mondiale, il Concerto in La magg. di Respighi, di cui ha curato anche la revisione per la Bongiovanni Ed.
Nel 2015 ha eseguito l’integrale dei capricci di Paganini ed è stato insignito di medaglia d’oro presso l’l’Università La Sapienza dalla associazione Maison des Artistes.
È stato a lungo Primo Violino di Spalla presso l’Orchestra dell’Accademia naz di Santa Cecilia, ruolo che ricopre attualmente presso l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
Vincenzo Bolognese suona un violino «Mattia Albani» della fine del Seicento.

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