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I Carabinieri di Cavalese fanno scattare l’operazione «Buon cuore»

Arrestano dei violenti e subdoli rapinatori magrebini che venivano dal Trevigiano per compiere le loro scorribande

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All’alba del 7 settembre 2017 i Carabinieri della Compagnia di Cavalese e della Stazione di Primiero San Martino di Castrozza, su disposizione del GIP del Tribunale di Trento Francesco Forlenza, hanno dato esecuzione a due misure di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti di due cittadini Marocchini residenti nel Trevigiano.
Le complesse attività investigative sono iniziate a seguito della commissione di una violentissima rapina avvenuta il 9 maggio 2017 nel Comune di Primiero San Martino di Castrozza ai danni di un’anziana suora ottantenne, avvenuta con particolare efferatezza e brutalità.
Quella volta i due malviventi, dopo aver suonato il campanello dell’abitazione, avevano fatto irruzione all’interno scaraventando la donna a terra, colpendola con pugni al capo per poi legarle le mani con delle fascette in plastica e imbavagliarla con del nastro adesivo, quasi a soffocarla, al fine di estorcerle informazioni sulla presenza di denaro e preziosi in casa.
La ricerca di ori e contanti del commando all’interno dell’abitazione, non andava a buon fine per cause non dipendenti dalla loro volontà, in quanto la donna non deteneva alcunché.
 
Sotto la direzione del Proc. Alessandra Liverani, La Stazione del Primiero S.M.C., in stretta sinergia con il Nucleo Operativo della Compagnia di Cavalese, dava immediato inizio a un’indagine a 360 gradi, che sin da subito si indirizzava su due magrebini che erano stati notati nella zona, in orario compatibile all’evento delittuoso.
Venivano quindi avviate prolungate attività sia tecniche e sia di pedinamento idonee al monitoraggio dei due, che poi sono state incrociate ai risultati di una laboriosa analisi dei dati dal traffico telefonico intercorso sui ponti ripetitori e incrociando le diverse celle della stessa rete telefonica.
Riuscivano così a tracciare nel dettaglio la partenza dal Trevigiano del duo criminale alla volta del Primiero, la permanenza sui luoghi del reato in piena coerenza temporale con la rapina, nonché il precipitoso rientro in Veneto dei malviventi.
 
La certosina opera degli inquirenti ha inoltre consentito di certificare come in passato uno degli indagati si fosse più volte presentato dall’anziana per vendere delle scope «porta a porta», circostanza che ha permesso ai criminali di verificare la bontà del bersaglio prescelto, ovvero un anziana ottantenne che viveva da sola perciò facilmente aggredibile.
Lo sviluppo delle investigazioni, ha portato alla luce una tanto inumana quanto subdola malvagità degli arrestati, che in un primo momento hanno catturato la fiducia dell’anziana millantando allucinanti disgrazie famigliari e gravi malattie suscitando un sentimento di compassione e, una volta entrati in confidenza, facevano irruzione all’interno della sua abitazione rapinandola con efferata brutalità e violenza.
 
Gli incontrovertibili elementi di carattere probatorio raccolti dagli inquirenti, consentivano al Sost. Proc. della Repubblica Alessandra Liverani di delineare un dettagliato quadro probatorio, avvallato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trento Francesco Forlenza, che emetteva le due ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei citati Magrebini, e del terzo soggetto ancora non identificato.
Le operazioni di cattura dei rapinatori, si sono svolte nella Provincia di Treviso dove gli investigatori Fiemmesi e del Primiero attraverso una particolare attività di localizzazione, hanno individuato e tratto in arresto i pericolosi malviventi.

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