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Lo spettacolo del Teatro dell’Orsa con attori rifugiati

Va in scena a Trento venerdì 13 ottobre al Teatro San Marco di Trento

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Foto di Simone Sechi.
 
Dopo decine di repliche in tutta Italia, Questo è il mio nome sarà ospite del Religion Today Film Festival.
«Questo gruppo è nato nel 2015. I nostri attori, insieme a molti altri che frequentavano il laboratorio, erano arrivati da poco e si trovavano nella condizione di richiedenti asilo. Allora la memoria degli sbarchi, del grande viaggio dai paesi in guerra attraverso il deserto, l’inferno della Libia e poi le carrette del mare erano ferite aperte»: Bernardino Bonzani introduce la genesi di Questo è il mio nome, spettacolo del Teatro dell’Orsa che sarà venerdì 13 ottobre alle ore 20.45 al Teatro San Marco di Trento, nell’ambito della ventesima edizione del Religion Today Film Festival.

A proposito del prestigioso contesto che li attende Monica Morini, che insieme a Bernardino Bonzani firma ideazione e regia dello spettacolo, riflette: «Sfatando ogni pregiudizio che vuole divisione e sospetto tra le religioni, il nostro gruppo di attori è composto da musulmani e cristiani e il rispetto reciproco è altissimo. Gli uni chiedono agli altri: Hai pregato per noi durante la Messa? Ti sei ricordato il tappetino per le preghiere?. Durante il Ramadan ci sono attenzione e reciproco ascolto, per declinare al meglio il tempo del cibo, del teatro e del riposo. E non mancano le sperimentazioni. Il teatro è una cerniera, un luogo d'incontro, uno spazio di autenticità dei cammini. Sacra è la verità delle storie, sacri i ponti di senso verso l'altro diverso da me.»
 

 
«Voi siete felici? è la prima domanda rivolta al pubblico» spiega Annamaria Gozzi, collaboratrice alla drammaturgia dello spettacolo «E dalla parola, felicità, parte la trama dei racconti. I cinque attori sul palco non danno voce solo alle loro storie, sono portatori narranti di migliaia di altri giovani rifugiati, anche di chi non ha mai toccato il suolo d’Europa. Momenti felici, memorie e canti d’infanzia, amori, paure, sogni di futuro, tutto questo da agganciare a una nuova lingua. Da Mali, Gambia, Costa d’Avorio e Nigeria sul palco si srotolano le orme di Odissei in viaggio.»
 
Questo è il mio nome è da circa due anni in tour in tutta Italia.
Ha ricevuto, tra l’altro, il Premio del Pubblico al Festival di Resistenza, Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria a Gattatico (RE), è stato selezionato al Festival I Teatri del Sacro 2017 e ha ottenuto l’attenzione di numerosi media nazionali: «Uno spettacolo è vivo se continua a evolversi, ad arricchirsi. Per Questo è il mio nome a ogni rappresentazione modifichiamo battute, proviamo a costruire nuove scene» aggiunge Bernardino Bonzani «Questo accade grazie ai cinque attori che hanno scelto di continuare l’esperienza teatrale inizialmente vissuta come richiedenti asilo. Lo fanno oggi in una veste di lavoro professionale in teatro. Dopo ormai più di tre anni di vita in Italia, ciascuno di loro ha studiato, si è integrato nella lingua, nel lavoro e nelle amicizie.»
 

 
Concludono gli artisti del Teatro dell’Orsa.
«Nell'antico poema omerico, Odisseo sopravvissuto a creature mostruose e naufragi, solo nella terra dei Feaci svelerà il proprio nome e la propria storia. Il teatro è terra di navigatori che riconoscono il sacro dono dell'ospitalità. È il luogo dove si svelano non solo le mappe del sapere ma anche quelle del sentire. I frammenti di vita che si intrecciano sulla scena sono impastati di parole che forse restano fuori dai faldoni custoditi nei tribunali e nelle questure. Chi è l'altro da noi? Come possiamo comprenderlo? Di che grana è fatta la nostra vita e la loro? Come Feaci in ascolto, sono stati migliaia gli spettatori toccati dall'autenticità di questi racconti che abbracciano la vita nella profondità e nella leggerezza. Un'avventura necessaria, in un tempo di muri e pregiudizi, che ha toccato i teatri all'italiana, i Festival, le piazze e le scuole. Dalla Sardegna al Piemonte, dalle Marche al Trentino. E che ancora continua a camminare.»

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