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Storie di donne, letteratura di genere/ 188 – Di Luciana Grillo

Lorenza Donati e Alice Righettini: «Agnese Rosa - Una donna per la sua comunità» – Ecco una donna da cui tutte e tutti abbiamo tanto da imparare

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Titolo: Agnese Rosa – Una donna per la sua comunità
Autrici: Lorenza Donati e Alice Righettini
 
Editore: La Grafica 2016
Genere: Saggistica
 
Pagine: 175, Illustrate.
Prezzo di copertina: € 18
 
Lorenza e Alice, nipote e pronipote di Agnese Rosa, hanno deciso di raccontare la vita di questa donna forte e decisa, maestra e sindaca promotrice di iniziative significative a favore della sua terra, la tanto amata Valle di Ledro.
E lo hanno fatto raccogliendo con rigore testimonianze e racconti di chi l’ha conosciuta e frequentata, riportando fedelmente una vivace intervista che loro stesse avevano proposto alla zia e prozia, aggiungendo foto di famiglia che rivelano i sentimenti e le emozioni di Agnese, sia nel suo paese che durante i viaggi, con i familiari, con i colleghi, con i suoi studenti, con il cugino monsignore.
È l’intervista la parte a mio avviso più interessante della pubblicazione, perché è un conversare affettuoso con due giovani nipoti, non c’è nulla di ufficiale e di paludato.
 
Sembra di vederla, l’Agnese, che racconta la sua infanzia, il rapporto con i genitori «molto rigidi… (La mamma) ci faceva da corazza dal papà che, benché fosse di una bontà infinita, era piuttosto rigido e non ci faceva mancare i castighi a seconda delle nostre birichinate», i giochi semplici di quei tempi, le nuotate «nei mari – grano saraceno, – nel grano», i nonni e le famiglie numerose di allora, le punizioni: «E allora c’era sempre, diciamo, una bella verga elastica sopra il camino e quando occorreva era lì pronta e me la faceva sentire sulle gambe».
Con gli anni, Agnese dimostra capacità e buona volontà, ama l’italiano e desidera diventare maestra.
Non le sarebbe piaciuto fare la segretaria «perché non mi piaceva sottostare a nessuno, mi piaceva esplicare la mia persona e basta».
 
Decisa, l’Agnese, che si autodefinisce garibaldina, «senza tanti, diciamo, indugi affettivi eccetera», che racconta anche di un moroso lasciato per «fare la vita da me. Non avevo in me… quelle virtù domestiche…» e del fascismo che intanto si era affermato: «Il Duce era diventato veramente, quel che era il Dio in terra».
Poi, da maestra, la prima sede in Istria, non lontano da Pola, la guerra, l’arrivo di Tito, il ritorno a casa, l’8 settembre, il volontariato e, infine, l’impegno politico che l’ha portata a diventare sindaca «tra le prime, con grande scandalo dei maschi. Ad ogni modo me la sono cavata».
 
Questa donna, quarta sindaca del Trentino, determinata e profondamente convinta di voler fare il bene della sua gente, si mosse per chiedere agevolazioni economiche ai paesani che, dopo il terremoto del ’76, volevano ricostruire le loro case, per migliorare i collegamenti viari del Basso Sarca (e fu progettato il tunnel – inaugurato nel 1989 che porta il suo nome), per bonificare il terreno dove una fabbrica aveva utilizzato l’amianto. Quando fu nominata Cavaliere della Repubblica, accettò con semplicità l’onorificenza dicendo: «Ho fatto semplicemente il mio dovere».
Insieme all’intervista, le due autrici hanno dato la parola a chi l’ha conosciuta come collega a scuola, come maestra, come politica.
 
Particolarmente interessanti sono le testimonianze di chi ha lavorato con lei gomito a gomito, del medico Giuseppe Parolari che andò a parlare con la sindaca di amianto, di tumori, di polmoni ammalati, di morti: «Agnese Rosa mi ha aperto le porte del suo Comune per ogni tipo d’informazione… mi ha fatto conoscere il parroco che aveva i registri parrocchiali… che un tempo fungevano da registri di mortalità… La sindaco Agnese Rosa era comunque sempre presente in tutti gli aspetti della ricerca… ricordo anche quando andammo insieme a visitare l’interno della fabbrica… Credo che di Agnese rosa ne nasca una ogni secolo, se va bene».
 
Lorenza e Alice naturalmente non potevano non trattare l’argomento donna e politica, perciò hanno lasciato parlare sia Claudia Piccoli, già consigliera e assessora provinciale, che ha conosciuto Agnese Rosa direttamente: «Veniva spesso in Provincia, la vedevo sempre di buon’ora, con il suo segretario, sbrigava le sue pratiche e poi alle 9.30/10 aveva finito e rientrava in valle», che Simonetta Fedrizzi, presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità, che ha sottolineato la bassa partecipazione delle donne oggi alla vita politica e la difficoltà che la legge sulla doppia preferenza di genere incontra nel suo iter.
E conclude: «Il caso della sindaca Agnese Rosa evidentemente è un caso di una donna con delle risorse davvero enormi e, probabilmente, con una determinazione che è difficile trovare anche negli uomini.»
 
Il libro si chiude con l’albero genealogico e con una bella foto della maestra Rosa: «ha 87 anni. Va in montagna, suona, dipinge, e ha la grinta di una ragazzina».
Ecco una donna da cui tutte e tutti abbiamo tanto da imparare.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Precedenti recensioni)

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