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Sanità: gli italiani sottovalutano i rischi dell’influenza

Solo il 43% degli over 50 sa che l'influenza può avere complicanze letali

Quasi tutti conoscono la vaccinazione antinfluenzale (96,8%), ma la consapevolezza dei rischi legati alla cronicità appare limitata.
Intanto la copertura vaccinale degli over 65 si è ridotta al 52% (era al 68,3% nel 2005-2006): una percentuale pericolosamente lontana dall'obiettivo del 75%.

Di seguito i principali risultati della ricerca «La vaccinazione antinfluenzale: il punto di vista dei cittadini» che è stata presentata oggi da Ketty Vaccaro, Responsabile dell'Area Welfare e salute del Censis, e discussa da Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur, Michele Conversano, Presidente di Happy Ageing, Stefania Iannazzo, Dirigente medico dell'Ufficio Prevenzione malattie trasmissibili e profilassi internazionale del Ministero della Salute, Tommasa Maio, Responsabile nazionale Area Vaccini della Fimmg, Vincenzo Panella, Direttore Generale Salute e politiche sociali della Regione Lazio, Walter Ricciardi, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Sergio Venturi, Assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia Romagna, Annalisa Manduca, giornalista di Radio 1 Rai.

 L'influenza è una della patologie più conosciute 
Eppure tra gli italiani over 50 non c'è ancora una piena consapevolezza sulle sue possibili conseguenze e sull'esistenza di specifiche condizioni di rischio.
Il 48,9% pensa che può essere una malattia anche molto grave, ma solo il 43% sa che sono possibili complicanze anche letali.
Il 96,8% conosce la vaccinazione antinfluenzale e il 93% ritiene che sia consigliabile per i soggetti affetti da patologie dell'apparato respiratorio.
Ma solo il 59,1% pensa che sia indicata per tutte le persone che non vogliono ammalarsi.
È quanto emerge dalla ricerca del Censis sulle conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti degli italiani over 50 sull'influenza e sulla propensione alla vaccinazione antinfluenzale, realizzata con il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur.
 
 Una buona conoscenza dell'influenza tra gli over 50 
L'influenza è molto conosciuta. Il 90,9% degli italiani over 50 sa che è causata da virus che ogni anno subiscono una mutazione, dando vita a diverse forme di influenza stagionali.
L'87,7% pensa che è molto contagiosa perché si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie (tosse, starnuti).
Il 71,7% sa che si trasmette anche attraverso il contatto con oggetti contaminati.
Ma solo il 45,7% sa che può rimanere contagiosa per diverso tempo sin dal periodo di incubazione.
È diffusa la percezione della gravità della malattia.
 Solo il 14,7% tende a minimizzarne i rischi, mentre il 48,9% è consapevole che a certe condizioni, come per i malati cronici e le persone anziane, può essere molto grave.
 
 Scarsa informazione sulle possibili complicanze 
All'influenza possono essere associate diverse complicanze, di cui gli italiani over 50 sono a conoscenza in diversa misura: la bronchite (lo sa l'89,6%), la compromissione di alcune funzionalità respiratorie (85,6%), la polmonite (78,7%), la lunghezza dei tempi di recupero (74,4%), sinusiti e otiti (70,7%).
L'influenza può comportare anche un aggravamento delle malattie preesistenti: il 57,7% sa che può dar luogo a complicanze cardio-circolatorie.
Il 43% pensa che l'influenza può avere complicanze che possono portare alla morte (il dato sale al 48,5% tra i più istruiti).
Ma solo il 3,4% ammette di avere molta paura dell'influenza.
Quando ci si accorge di aver preso l'influenza, solo il 16% contatta immediatamente il medico, il 45,8% si rivolge al medico solo se i sintomi non migliorano, il 24,4% si cura autonomamente con farmaci da banco e il 13,8% lascia che l'influenza faccia il suo corso senza prendere farmaci.
 
 Riconosciuta l'importanza della vaccinazione 
Il 96,8% degli italiani over 50 sa che è possibile vaccinarsi contro l'influenza stagionale.
Il 93% riconosce che la vaccinazione è consigliabile per i soggetti affetti da patologie dell'apparato respiratorio, l'88% per le persone che vivono in ambienti dove è più facile il contagio, l'86% per il personale sanitario, l'85,4% per le persone con più di 65 anni, l'81,2% per i soggetti affetti da patologie dell'apparato cardio-circolatorio o da malattie croniche (80%).
Il 59,1% considera la vaccinazione antinfluenzale consigliabile a tutte le persone che vogliono evitare di ammalarsi.
Il 52,3% fa riferimento ai soggetti affetti da diabete, il 49,3% ai bambini e il 36,2% alle donne in gravidanza.
 
 Si riduce la copertura vaccinale tra gli anziani 
La copertura vaccinale tra gli over 65 (per i quali la vaccinazione è offerta gratuitamente e somministrata dal medico di famiglia) ha raggiunto un picco massimo nella stagione 2005-2006 (68,3%), ma poi si è progressivamente ridotta fino a 16 punti percentuali in meno: nella scorsa stagione 2016-2017, infatti, ha raggiunto solo il 52%.
La riduzione della tendenza a vaccinarsi può essere dipesa dal grado di fiducia. Il 32,9% degli italiani over 50 afferma di fidarsi «molto» delle vaccinazioni (e la fiducia aumenta al 41,3% tra gli ultrasettantenni e al 40,7% tra i laureati).
Il 51,2% si fida «abbastanza», «poco» o «per nulla» il 15,9%. Tra questi ultimi, ci sono soprattutto abitanti del Sud (19%) e persone meno istruite (26,6%).
 
 I commenti dei tecnici 
«Abbiamo voluto capire meglio i comportamenti e gli atteggiamenti degli italiani rispetto alla vaccinazione antinfluenzale e i dati emersi dalla ricerca del Censis dimostrano come la popolazione sia molto più informata di quanto non emerga dal dibattito pubblico, – ha dichiarato Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur Italia e Malta. – Oggi la comunicazione e i social network ci offrono tante opportunità, ma alle volte restituiscono il punto di vista solo di una piccola parte della popolazione.
«Sono certo che questi dati rappresenteranno un passo avanti importante in termini di consapevolezza e informazione.»
 
«L'atteggiamento nei confronti della vaccinazione antinfluenzale appare condizionato dal prevalere della dimensione soggettiva, dall'autopercezione del rischio e della propria condizione di salute, – ha dichiarato Ketty Vaccaro, Responsabile dell'Area Welfare e salute del Censis. – Nel nuovo approccio culturale nei confronti della vaccinazione rimane comunque rilevante il ruolo attribuito al proprio medico di famiglia, che continua a esercitare una funzione strategica di orientamento autorevole anche rispetto alla scelta individuale della vaccinazione come strategia centrale della prevenzione dell'influenza e delle sue complicanze.»

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