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Settore lattiero caseario, salto di qualità verso la sostenibilità

Più del 60% dei consumatori è sensibile ad acquisti «green». L’economia sostenibile fa bene all’ambiente e anche ai conti delle aziende

Una decisa virata verso la qualità misurabile di tutti i processi produttivi, attenzione all’ambiente e al rapporto con il territorio.
La sostenibilità nella filiera lattiero casearia per la prima volta approda in un convegno che ha offerto stamani – nell’aula magna della Fem a San Michele all’Adige – più di uno spunto di riflessione.
Innanzitutto il Trentino non è all’anno zero, anche grazie all’organizzazione cooperativa. Ma la qualità dei prodotti, la loro salubrità, il costante lavoro degli allevatori per mantenere viva la montagna, e la gente che ci abita, vanno organizzati, certificati e infine comunicati.
Il primo a chiederlo è il consumatore. «Più dei 60% dei consumatori è disposto a cambiare le proprie abitudini nei confronti di prodotti sostenibili», ha detto in apertura il presidente di Concast Trentingrana Saverio Trettel che ha organizzato il convegno.
 
«Per questo oggi produrre non basta più. Occorre puntare decisamente alla qualità, rispettando il territorio e l’ambiente circostante e prestando la massima attenzione alla sicurezza alimentare. In una parola - ha detto ancora Trettel - bisogna produrre in maniera sostenibile.»
Gli fa eco il direttore di Concast, Andrea Merz, il quale rileva che il settore negli anni ha già messo a punto numerose buone pratiche per migliorare la qualità, sia rispetto al benessere degli animali che per l’ambiente.
Ad esempio la scelta di non utilizzare mangimi Ogm, e di salvaguardare la biodiversità microbica utilizzando latte crudo e non pastorizzato per la produzione dei formaggi, così come il mantenimento del territorio che in molti casi risulterebbe altrimenti abbandonato.
«Ma ora dobbiamo riuscire a trasferire nella maniera migliore quello che facciamo.»
 
Significative le testimonianze di tre allevatori, che con successo stanno sperimentando buone pratiche nella gestione della stalla, nel benessere degli animali e nel rapporto con il territorio.
Dal giovane allevatore Alessio Zomer che produce formaggio «anche per far girare l’economia del paese», all’allevatrice del maso chiuso di alta montagna Monica Brunelli che integra la produzione di latte con le attività agrituristiche, fino alla «passione» di Franco Morandini che fa della qualità e dell’onestà verso il cliente la ragione principale della sua attività.
Pratiche che consentono creazione di valore anche economico, oltre che sociale e ambientale.
Al convegno hanno partecipato esperti e operatori nazionali che sul tema della sostenibilità hanno portato sia esperienze fatte che elaborazioni di dati nazionali e internazionali.
 
Il fondatore di Teseo-Clal (sito che monitora e analizza il mercato lattiero caseario) Angelo Rossi, ritiene che il Trentino sia una provincia già sulla buona strada per vivere concretamente la sostenibilità, e trasferirla nella produzione, nell’allevamento e nella trasformazione.
La sostenibilità è anche una emergenza internazionale.
Marco Frey, docente dell’Istituto di management della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, ha portato i dati a livello internazionale dimostrando che le imprese «green» esportano di più e meglio.
In Italia la partita riguarda un terzo delle imprese totali. E il concetto non vale solo per le grandi aziende, ma anche per le piccole.
 
La crisi ha prodotto, giocoforza, un forte efficientamento nell’uso delle materie prime. Si produce utilizzando meno materie prime.
L’economia circolare è entrata nell’agenda dei massimi decisori a livello mondiale.
Ma alla fine i veri decisori non sono i governi o le grandi organizzatori.
Chi decreterà il successo delle imprese «green» saranno i consumatori.
 
Lo si rileva anche, ed è una inversione di tendenza, da una indagine di Eurobarometro del 2013.
I consumatori «votano» con il portafoglio, ed hanno già deciso.
Il Trentino sotto questo punto di vista ha molto da mostrare.
Le parole chiave, ha detto in conclusione di direttore generale del Dipartimento territorio, agricoltura e ambiente della Provincia autonoma Romano Masè, sono: valenza territoriale, ruolo della filiera rispetto al mantenimento del territorio e del paesaggio, necessità di investire sulla qualità dal processo al prodotto (con attenzione al reddito) e «sistema» per affrontare meglio i mercati globali.

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