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Antonella Bellutti, lo sport, l’alimentazione – Di Luciana Grillo

Il Rotary club Valsugana l’ha invitata a parlare della sua vita attuale, quella di una donna forte che ha ristrutturato la vecchia casa di famiglia per farne una locanda

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Antonella Bellutti e Vincenzo Circosta.
 
Più che «lo sport», dovremmo dire «gli sport», dal momento che Antonella Bellutti ha cominciato con l’atletica, poi – in seguito a un infortunio – è passata al ciclismo per concludere con il bob a due, dopo aver conquistato tutto il conquistabile: titoli italiani (7 in atletica, 16 in ciclismo), record nazionali e mondiali, medaglie prestigiose, ori olimpici sia ad Atlanta che a Sidney, coppa del mondo assoluta e di specialità, e chi più ne ha più ne metta.
Oggi, Antonella racconta con semplicità la sua storia ricordando i grandi maestri, le emozioni, le colleghe, la fatica, i sacrifici, le gioie.
 
Il Rotary club Valsugana l’ha invitata a parlare anche della sua vita attuale, quella di una donna forte, coraggiosa e sempre con i piedi per terra che, appesi i suoi attrezzi al chiodo, ha deciso di ristrutturare la vecchia casa di famiglia e di farne una locanda.
Il dr. Vincenzo Circosta, presidente del club, anch’egli con esperienze sportive alle spalle, ha messo in evidenza la forza e la versatilità di questa campionessa «per caso» che ha studiato, ha conseguito una laurea in Scienze motorie, ha insegnato in palestre, scuole e università, è stata membro della Giunta nazionale del CONI e della Commissione Ministeriale Pari Opportunità nello sport, consulente e coordinatrice dei progetti UNIfit e TOPsport dell’Università di Trento, ha collaborato con il Gazzettino di Venezia curando la rubrica settimanale «A ruota libera», parla oltre l’italiano ben tre lingue straniere e offre agli ospiti della sua locanda deliziose pietanze vegane.
 
«Come si fa a rientrare nella normalità dopo gli ori olimpici, dopo le veloci gare in bob?» – Le è stato chiesto.
«Il mondo agonistico è un mondo difficile, fatto di sacrifici, senza garanzie… – ha risposto. – Perciò bisogna attivarsi per trovare un lavoro, per rendere utile tutta l’esperienza accumulata. Da ciò, e dal desiderio di dare nuova vita alla casa dei nonni, ho pensato di creare la locanda e di sperimentare – nonostante non avessi la certezza del successo – la cucina vegana.
«Nessuno nasce vegano – ha aggiunto, – ma lo si diventa perché si ama e si rispetta l’ambiente, perché si vuole evitare la morte di migliaia e migliaia di animali, perché ci si convince che l’alimentazione vegana faccia bene alla salute.»
 
Naturalmente il dibattito in sala si infiamma: «Quanto l’essere vegana ha condizionato i tuoi rapporti sociali?»
«All’inizio i vegani erano pochi, – ha risposto. – I locali pubblici non erano attrezzati, si andava a mangiare la pizza, ma si rimaneva soli… Ora, tutto è cambiato. I cibi per i vegani comprendono tanti surrogati che non fanno rimpiangere gli originali…
«In locanda i clienti apprezzano i miei manicaretti, i legumi sostituiscono perfettamente altre pietanze, si può presentare ad esempio un intero menu preparato con i ceci, dall’antipasto al dolce.»
 
Antonella, sportiva multidisciplinare, ha dedicato al mondo vegano un bel libro, una sorta di autobiografia alimentare, rivelando ancora un nuovo talento, arricchito da un’applicazione intelligente e costante. Il titolo riprende una frase di Albert Einstein: «La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti».
E Antonella si è mossa, e ha consolidato la conquista di un saldo equilibrio.

L.G.


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