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Premio «G. Pascoli - L’Ora di Barga» 2017 – Di Daniela Larentis

Massimo Parolini vince il secondo premio per la Sezione opere edite con la raccolta «La via cava»

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A destra, Massimo Parolini.
 
Si è tenuta lo scorso 21 ottobre a Barga, Lucca, uno dei borghi più belli d’Italia, in cui visse Giovanni Pascoli scrivendo le straordinarie poesie che noi tutti conosciamo fin dai banchi di scuola, la cerimonia di premiazione del Premio «Giovanni Pascoli – L’Ora di Barga» giunto alla sua quinta edizione (la Prima edizione del concorso risale al 2013).
Si tratta di un importante evento patrocinato dal Ministero dei Beni culturali e dalla Regione Toscana, organizzato dai vari enti e associazioni importanti di Barga: Unitre, ProLoco, Biblioteca Comunale F.lli Rosselli, Comune di Barga, Fondazione Giovanni Pascoli, Commissione Pari Opportunità, Fondazione Conservatorio Santa Elisabetta e Tra le righe libri editore.
Hanno partecipato ben 142 autori, con 37 raccolte edite e 238 poesie inedite, di cui 61 nella Sezione Giovani.
 
Ad aggiudicarsi il secondo premio Massimo Parolini, di Trento, per la Sezione opere edite con la raccolta «La via cava» (LietoColle).
Erano presenti alla celebrazione l’Assessore alla Cultura Giovanna Stefani, il presidente della Fondazione Pascoli, Alessandro Adami, Sonia Maria Ercolini di Unitre, Maria Elisa Caproni e i membri della Giuria tra i quali Andrea Giannasi e Sara Moscardini, insieme alla Presidente della Giuria Paola Stefani.
Nell’occasione è stata anche presentata l’antologia del premio, edita dalla casa editrice «Tra le righe libri», che oltre a contenere i componimenti dei poeti partecipanti nell’anno delle progettualità tra Pascoli e D’Annunzio costruita dalle rispettive Fondazioni, omaggia gli illustri autori con due componimenti.
 

La giuria del Premio Giovanni Pascoli.
 
Massimo Parolini insegna materie letterarie presso le scuole superiori del Trentino.
Curatore d’arte, laureato in Filosofia all’Università di Venezia Ca’ Foscari, per il Centro Universitario Teatrale di Venezia – nato su iniziativa di Giorgio Gaber – ha scritto e rappresentato le commedie «Il medico della peste» e «Svevo e Joyce».
Ha pubblicato la silloge «Non più martire in assenza d’ali» (Editoria Universitaria) sul tema della guerra nella ex Jugoslavia, premiato al Concorso Internazionale di Poesia «San Marco - Città di Venezia».
Splendida la sua raccolta di poesie che si è aggiudicata questo prestigioso secondo posto. «La via cava» era stata presentata innanzi a un folto ed entusiasta pubblico lo scorso anno, presso la Biblioteca comunale di Trento, nella Sala degli affreschi, con intervento critico dello storico dell’arte dott. Roberto Pancheri e del teologo Mons. Lodovico Maule.
 
Parolini stesso spiega nella prefazione del volume la scelta del titolo:
«Cavo, concavo, incavo, è ciò che ha la superficie curva e rientrante. Cavo è il grembo che ci ha custodito dal concepimento alla nascita. Cava la culla che lo ha sostituito nei primi mesi di vita. Cava è la mano che stringo in segno di relazione, cava la mano che accarezza, che accoglie l’acqua che disseta e ci sostiene, cavo il pozzo da cui attingere l’acqua, il secchio che la raccoglie, il mestolo la coppa il bicchiere che imitano la mano, cavo il vaso che contiene gli alimenti.
«Cavo è il riparo che ospita l’’uomo, dalla grotta caverna alla casa certificata, cavo il riparo degli dei, l’antro della Sibilla, il luogo delle profezie, gli ipogei, le necropoli (unite negli Etruschi dalle vie cave). […]
«Ritirarsi nello spazio cavo non è quindi pura fuga dal mondo (per Amleto basterebbe un guscio di noce): è desiderio di incontrare la propria ombra, scendere alle Madri, incontro l’Alterità, Dio, là dove l’angelo e la mosca e l’anima sono uguali: là dove stavo e volevo quello che ero, ed ero quello che volevo (Meister Eckhart, Deutschen Predigten, 1314 circa.»
 

In visita a Casa Pascoli di Barga.
 
In alcune poesie Parolini tocca la sfera della quotidianità, degli affetti più cari, altre sono ispirate invece a personaggi illustri come Dante Alighieri o a protagonisti autorevoli del panorama letterario italiano come lo scrittore e poeta Mario Luzi, scomparso una decina di anni fa.
Una parte rilevante è, invece, dedicata alle opere di grandi artisti del passato, Giotto (San Francesco), Leonardo da Vinci (Madonna Litta), Caravaggio (L’ultima Emmaus), tanto per citarne alcune, e ancora Vincent Van Gogh, il fondatore del movimento spazialista Lucio Fontana (Il dio cavo), mentre altri componimenti sono ispirati ad opere di artisti contemporanei viventi.
 
Ai vincitori del Premio è stata poi offerta l’opportunità di visitare la Casa Museo di Giovanni Pascoli a Castelvecchio di Barga dove, all’interno del progetto artistico che unisce la Casa Museo di Pascoli e la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, è allestita dal 3 giugno scorso (visitabile fino al 31 gennaio 2018) la mostra Magnifiche Presenze, una raccolta espositiva di fotografie di Caterina Salvi Westbrooke e dipinti di Sandra Rigali.
I «Canti di Castelvecchio» vennero pubblicati nel 1903 a Bologna, lo stesso anno dell’Alcyone del d’Annunzio. Nei Canti sono riconoscibili due motivi, quello naturalistico e quello familiare. Il Pascoli, il quale si dice avesse un carattere schivo, visse una fanciullezza segnata dai lutti famigliari (il padre venne ucciso a fucilate mentre stava tornando a casa).
Entrare nella bella dimora di campagna dove visse con la sorella Maria (la quale dopo la sua morte ne divenne la curatrice degli inediti e l’erede letteraria) è un’esperienza emotivamente coinvolgente: i muri di quella vecchia abitazione a Castelvecchio di Barga esprimono l’anima del vate.
 
Daniela Larentis - d.larentis@ladigetto.it


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