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L’Italia resta fuori dal Mondiale dopo lo 0-0 con la Svezia

Buffon lascia tra le lacrime: «Dispiace chiudere così, ma l’Italia saprà rialzarsi»

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Volevamo intitolare la sconfitta della squadra azzurra di calcio di questa sera «una nuova Caporetto».
Ma poi, per rispetto a quella che fu davvero una tragedia biblica, accaduta esattamente cento anni fa, abbiamo messo un titolo moderato.
In realtà, però, l’Italia del calcio non ha perso oggi ma in tutte quelle partite precedenti che ha giocato al limite della sufficienza. Nelle ultime sei partite solo tre gol… Non era una squadra da Mondiale.
Non siamo dei tecnici e pertanto ce ne guardiamo dall’esprimere giudici sul calcio giocato. Certo è però che non ci siamo divertiti a guardare le partite di qualificazione. Paradossalmente oggi è stata la partita più divertente di tutte, anche se – come si diceva a scuola – solo gli asini si impegnano l’ultimo giorno.
L’impressione era che questa formazione italiana fosse formata da campioni veri e propri, ma non abbastanza affiatati da poter essere definiti «una squadra». Solo oggi sembravano essere riusciti a entrare in quella necessaria sintonia di gioco.
Troppo tardi ahimè.
Per tornare al titolo che volevamo dare a questo servizio, ci auguriamo che dopo la disfatta di Caporetto ci sia la riscossa del Piave. L'Italia è sempre stata eccezionale quando si è trovata in difficoltà.
Certamente il paese starà con i suoi amici calciatori anche se in Russia, senza l’Italia, vedremo solo… partite minori.
GdM

Non bastano la spinta degli oltre 70mila tifosi del Meazza e una partita dominata per 95 minuti all’Italia, che non riesce a scardinare il muro eretto dalla Svezia e fallisce la qualificazione al Mondiale.
A Milano il ritorno del play off finisce 0-0 e decide quindi il successo di misura degli svedesi nella sfortunata serata di Solna.
Resta il grande rammarico per un match di ritorno dominato in lungo e largo, con gli Azzurri incapaci di concretizzare le tante palle gol create.
Dopo sessant’anni la Nazionale non riesce a qualificarsi alla Coppa del Mondo e le lacrime degli Azzurri a fine partita fotografano perfettamente il rimpianto di tutta l’Italia del calcio.
Piange anche Gigi Buffon, che lascia la maglia azzurra dopo 175 partite vissute da protagonista: il sesto Mondiale resterà un sogno, per lui e per un Paese intero.
 
In un Meazza gremito e colorato con la bandiera tricolore, il Ct conferma il 3-5-2 di Solna, cambiando però tre interpreti rispetto al match di venerdì: a centrocampo, al posto di De Rossi e dello squalificato Verratti, trovano spazio Florenzi e Jorginho, con quest’ultimo al suo esordio nell’era Ventura.
Cambia anche la coppia d’attacco ed è Gabbiadini ad affiancare Immobile per un tandem quasi inedito, visto solo in un paio di occasioni in Under 21.
Scontato il 4-4-2 svedese, con il Ct Andersson che recupera il terzino destro Lustig, squalificato all’andata, e lancia dal primo minuto in mezzo al campo Johansson, costretto a lasciare però il posto a Svensson dopo appena venti minuti.
 
Non cambia il copione della sfida, l’Italia cerca di giocare palla a terra mentre la Svezia è tutta schierata a difesa della propria porta e punta a scavalcare il centrocampo con i lanci lunghi all’indirizzo dei due attaccanti Berg e Toivonen, lasciando a Forsberg la possibilità di spaziare liberamente alle loro spalle.
Al 6’ Lahoz non punisce con il rigore un contatto in area tra Augustinsson e Parolo tra le proteste dei giocatori in campo e della panchina. Il match è teso e nel giro di un minuto l’arbitro spagnolo ammonisce Chiellini e Johansson, per poi sorvolare su un mani in area di Darmian.
È l’Italia a fare la partita: al quarto d’ora Jorginho lancia Immobile, che da posizione defilata calcia sull’esterno della rete, mentre sul fronte opposto Buffon blocca a terra una conclusione angolata ma debole di Claesson.
Gli Azzurri cercano di sviluppare il gioco sulle fasce e al 27’ su un cross basso di Immobile, lanciato da un ispirato Jorginho, Candreva calcia alto sulla traversa.
I 70mila del Meazza spingono l’Italia, che in chiusura di tempo sfiora per ben tre volte il vantaggio: prima Immobile su assist del solito Jorginho calcia addosso a Olsen in uscita, poi è Parolo a mancare per una questione di centimetri la deviazione vincente dopo un bello scambio in velocità tra Immobile e Florenzi, con quest’ultimo che un minuto più tardi salta con un tunnel Lustig e impegna a terra Olsen.
 
Ancora una volta la fortuna non sorride agli Azzurri, che continuano a spingere nella ripresa alla ricerca del gol che rimetterebbe la sfida in equilibrio.
L’Italia reclama un altro calcio di rigore per una ginocchiata ai danni di Darmian, ma Lahoz vede prima un fallo di mano del difensore del Manchester United.
È un monologo Azzurro e con una splendida conclusione in acrobazia Florenzi sfiora il vantaggio. Per l’arrembaggio finale entrano Belotti ed El Shaarawy per Gabbiadini e Darmian, un’ultima mezzora a trazione anteriore obbligata nel tentativo di rimontare.
L’ennesima occasione capita ancora sui piedi di Immobile, che calcia a lato, poi un traversone di Florenzi deviato da un difensore va a sbattere sulla parte alta della traversa.
C’è solo una squadra in campo, che gioca con cuore e determinazione come richiesto alla vigilia da Ventura. Ma non basta. Belotti fa 50 metri di corsa per sradicare un pallone dai piedi dell’avversario, un ulteriore segnale che l’Italia c’è e ci crede.
Entra anche Bernardeschi, saltano un po‘ tutti gli schemi, ma il pallone proprio non vuole saperne di entrare in porta. L’ultimo acuto e un gran destro al volo di El Shaarawy su cui Olsen si esalta. Con il triplice fischio dell’arbitro arriva il verdetto: la Svezia vola in Russia, l’Italia resta a casa tra mille rimpianti.
 

 
L’emblema della delusione è tutto nelle lacrime a fine partite di Gigi Buffon. Il portierone, campione del mondo nel 2006 in Germania e quarto giocatore della storia con più presenze nella propria nazionale (175), non potrà partecipare al suo sesto Mondiale.
L’ultima notte in maglia azzurra è la più amara e davanti ai microfoni le sue lacrime arrivano in tutta Italia, facendo in pochi minuti il giro del Mondo.
«Dispiace non per me ma per il movimento – sottolinea il capitano dopo aver abbracciato Gian Piero Ventura – abbiamo fallito un obiettivo che anche a livello sociale poteva essere davvero importante.
«Questo è l’unico rammarico che ho, anche se dispiace che la mia ultima partita ufficiale sia coincisa con una mancata qualificazione al Mondiale.»
 
L’Italia non volerà in Russia a giugno, eliminata da una Svezia che pur soffrendo ha saputo mantenere la porta inviolata per 180 minuti.
«Non abbiamo sottovalutato l’avversario – spiega Buffon – perché chi gioca queste partite sa cosa vuol dire affrontare queste squadre.
«È dispendioso recuperare un gol a livello mentale e psicologico, ci sono mancate energia e lucidità per segnare. La Svezia ha fatto la stessa gara dell'andata, è stato uno spareggio deciso da episodi, che a loro sono andati bene e a noi male: quando vanno male gli episodi vuol dire che hai delle colpe e quando vanno bene vuol dire che hai dei meriti.»
 
Nonostante un’eliminazione che brucia, Buffon è fiducioso per il futuro.
«Abbiamo orgoglio e forza, siamo testardi e caparbi e dopo le brutte cadute troviamo il modo di rialzarci. Lascio una nazionale di ragazzi in gamba, che faranno parlare di loro, da Gigione Donnarumma a Mattia Perin che non mi faranno rimpiangere.
«Abbraccio tutti, chi mi ha sostenuto, i miei Barza, Chiello, Leo, Lele, con cui abbiamo condiviso tutti questi anni. Lo sport insegna a perdere in gruppo e vincere in gruppo, a dividersi i meriti e i demeriti. Il mister ha le stesse colpe che abbiamo noi e tutti quelli che hanno fatto parte di questa avventura.»
La delusione lascia poi spazio alla tenerezza.
«L'obiettivo era non fare piangere quei bimbi che sognano di giocare in Nazionale. Io ricordo bene che rimasi deluso, ma che con dignità non piansi davanti allo schermo per il palo di Rizzitelli in Russia [mancata qualificazione al Campionato Europe del 1992 – NdR].»

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