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Anziani: autonomi, sicuri e attivi con il coach virtuale

Un promemoria, e una serie di altre applicazioni del sistema Captain per rendere più facile la vita autonoma delle persone anziane

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Il gruppo di lavoro al progetto Captain.
 
Il nostro Paese invecchia e cresce il numero delle persone anziane.
Lo dimostrano i dati delle ultime rilevazioni Istat sul nostro Paese: intorno al 2050 l’invecchiamento della popolazione toccherà il picco del 34% di over sessantacinquenni.
Una stima preoccupante se si considera anche l’aumento collegato delle patologie cronico-degenerative che condizionano sensibilmente la capacità di autonomia e accrescono la necessità di assistenza e cura.
Già nella classe 55-59 anni il 51,5% della popolazione soffre di patologie cronico-degenerative e la quota raggiunge l’85,2% tra le persone over 75 anni (rilevazione Istat).
 
Il programma di ricerca europeo Horizon 2020 ha preso a cuore il problema del benessere in età avanzata, destinando un finanziamento specifico (di quasi quattro milioni di euro) ad un progetto internazionale che mira a sviluppare un assistente virtuale personalizzato in grado di aiutare le persone anziane a mantenere la propria autonomia nella loro casa.
Al progetto Captain («Coach Assistant via Projected and TAngible INterface») collaborano da 9 Paesi europei 14 partner.
Tra questi l'Università di Trento, la Apss che da tempo hanno stretto una collaborazione grazie al progetto condiviso AUSILIA per la mobilità domestica delle persone anziane.
Insieme a loro, a testimonianza della grande importanza dello sviluppo tecnologico connesso al progetto, due aziende del settore informatico: Social it e Nively (azienda con sede a Nizza, ma con capitale trentino).
 
L’avvio del progetto triennale è stato dato ufficialmente nel corso dell’incontro che si è tenuto la scorsa settimana a Salonicco.
Obiettivo finale del progetto Captain è di rendere autonome e motivare le persone anziane che necessitano di cura e assistenza nella propria vita domestica a causa di deficit cognitivi e funzionali legati alle malattie dell'invecchiamento, in stretto legame con chi si prende cura di loro.
Contribuire a mantenere la loro indipendenza, le capacità funzionali, lo stato di salute generale e in generale preservare il loro benessere fisico, cognitivo, mentale e sociale sarà possibile tramite un personal coach virtuale e onnipresente capace di comprendere ciò che accade all’interno dell’ambiente domestico e proporre con continuità soluzioni e aiuti mirati.
Funzionerà attraverso le più moderne tecnologie oggi disponibili, come la realtà aumentata proiettata, i sensori 3D e l’analisi non invasiva dello stato fisico ed emotivo, con il ricorso a processi di intelligenza artificiale – per offrire risposte personalizzate e adattate alle varie esigenze e ai comportamenti dell'utente.
 
La novità di Captain è che il suo funzionamento si basa su microproiettori che danno vita ad un assistente virtuale nel posto e nel momento esatto in cui ce n’è bisogno.
Captain non modifica l’arredamento delle stanze ma sfrutta le varie superfici (pareti, specchi) come interfacce per proiettare promemoria, istruzioni e informazioni varie.
Una ricetta, un’informazione sull’accensione o lo spegnimento di un elettrodomestico, un promemoria sull’igiene personale, una scadenza da non dimenticare o persino un libro da leggere con caratteri grandi proiettato sulla parete del salotto: tanti sono gli impieghi del sistema per rendere più facile la vita autonoma delle persone anziane.
 
«Sappiamo quanto sia importante per le persone anziane vivere nella propria casa più a lungo possibile ed essere padroni di svolgere le proprie attività quotidiane in sicurezza e autonomia» spiegano i responsabili scientifici del progetto, il professor Giandomenico Nollo e il dottor Giovanni Guandalini dell’Apss.
«Ciononostante mantenere il loro benessere fisico, cognitivo e sociale è una sfida. Spesso l’unica possibilità è il ricovero in una struttura di cura. Molte soluzioni a questo problema sono state avanzate nel corso degli ultimi anni ma alcune sembrano funzionare soltanto nei laboratori dove vengono progettate. Altre soluzioni partono dalla riprogettazione degli spazi domestici che finiscono poi per somigliare a case del futuro che le persone anziane non riconoscono più come familiari e accoglienti. E altri progetti ancora propongono attrezzature da indossare che fanno sembrare gli anziani a dei robot mettendoli a disagio.»
«Risolvere questa sfida ha anche una valenza economica e rappresenta una importante possibilità di sviluppo tecnologico e imprenditoriale aprendo nuovi mercati a cui siamo estremamente interessati» aggiungono Giuseppe Conti di Nively e Maurizio Gianordoli di Social it.

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