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Il Generale Graziano all’Assemblea parlamentare NATO

«Per l’Italia è fondamentale una più stretta cooperazione tra NATO e UE, superando gli egoismi nazionali»

«Di fronte alle attuali minacce alla sicurezza internazionale, nessuno Stato ha il potere o gli strumenti per agire da solo. E’ dunque ormai ineludibile adottare un approccio globale e integrato – tanto su scala regionale quanto transregionale – al fine di garantire la massima unitarietà di sforzi della comunità internazionale.» 
Così il Generale Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, è intervenuto oggi alla conferenza della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO, organizzata a Roma in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali (IAI).
 
«La sicurezza oggi deve ritenersi un concetto comune e interdipendente ed in questo contesto la cooperazione internazionale è fondamentale. Il ruolo delle Organizzazioni Internazionali assume così una rilevanza senza precedenti, quali entità multidimensionali fondate per il mantenimento della pace e della stabilità internazionali. In tale ambito, la NATO e l’Unione Europea stanno affrontando importanti processi evolutivi, tesi a rafforzare le proprie identità ed i propri ruoli nel contesto internazionale: da un lato hanno avviato un processo di adattamento della propria postura strategica, mentre, dall’altro, interessi e ragioni comuni stanno portando inevitabilmente a far evolvere la loro cooperazione negli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei in un più strutturato partenariato strategico.»
 
Per quanto riguarda la revisione strategica l’Unione Europea ha fondato la sua Global Strategy puntando su tre priorità – rispondere a conflitti e crisi esterne, sviluppare capacità dei Paesi partner e proteggere l’Unione e i suoi cittadini – per molti aspetti obiettivi speculari alla NATO, che già dal Vertice di Newport del 2014 ha riaffermato i suoi 3 core task: Collective Defence, Crisis Management e Cooperative Security.
A ulteriore testimonianza del percorso di cooperazione già avviato, un importante passo è stato la firma, a luglio 2016, della dichiarazione congiunta, la «Joint Declaration Nato-Ue» in cui si definisce un approccio comune in 8 settori: contrasto alla minaccia ibrida, cooperazione operativa anche nell'ambito marittimo, sicurezza e difesa cibernetica, sviluppo capacitivo, industria e ricerca della Difesa, esercitazioni, rafforzamento del dialogo politico e capacity building.
Quest'ultimo inteso come preparazione e creazione delle capacità operative nelle aree di crisi, aspetto fondamentale dal punto di vista militare.
 

 
Un aspetto su cui entrambe le organizzazioni esprimono, poi, la massima convergenza è quello relativo alla necessità di garantire un budget adeguato, in termini quantitativi e qualitativi, quale premessa per costruire la sicurezza collettiva «nel Summit Nato del Galles nel 2014 tutti i Paesi alleati si sono infatti impegnati entro il 2024 a dedicare il 2% del PIL alle spese militari, questo è l’obiettivo che anche in ambito europeo si è progressivamente consolidato».
«La sinergia nello sviluppo delle capacità militari è un’altra area di cooperazione per la NATO e per l’UE, che si concretizza anche nell’importante risultato ottenuto nei giorni scorsi con l’avvio delle Cooperazioni Strutturate Permanenti (PESCO) dell’Unione Europea.»
 
Tale iniziativa – aperta non solo agli Stati Membri europei - potrà rappresentare un elemento facilitatore nell’individuazione dei gap capacitivi e nell’avvio di cooperazioni strutturate e multinazionali per costruire quelle capacità che nessun Paese europeo, oggi, è in grado di sviluppare da solo.
«La sinergia negli sviluppi capacitivi, oltre a poter garantire il single set of forces, che prevede di non assegnare permanentemente le forze a ciascuna organizzazione, riorientandone l’impiego, di volta in volta in base alle esigenze contingenti, potrà assolvere all’obiettivo comune NATO-UE di proiezione di stabilità, particolarmente in quelle aree di comune interesse, tra cui in primis il fianco Sud.»
 
Per quest’ultima esigenza, l’istituzione a Napoli dell’HUB NATO per il Sud rappresenta un ulteriore passo avanti nei rapporti tra le due organizzazioni, che possono contare su questa «cabina di regia» per sviluppare un sistema di analisi e prevenzione delle crisi, in favore di tutti gli attori della comunità internazionale.
Con riferimento alle operazioni, il Generale Graziano ha poi portato alcuni esempi di come le interazioni tra le due organizzazioni siano sempre più orientate ad un approccio complementare, come accade in campo marittimo, tra Sea Guardian della Nato e Eunavaformed/Sophia dell’Ue.
 
In conclusione, il Capo di stato Maggiore della Difesa ha evidenziato come «l’Italia, come membro di entrambe le organizzazioni, ha interesse a promuovere questo processo evolutivo e cooperativo, con la ferma convinzione che solo con un approccio corale e condiviso si possano raggiungere risultati concreti.»
I lavori del convegno sono stati avviati alle ore 9.30 con Paolo Alli, Presidente della Assemblea parlamentare Nato, e Ferdinando Nelli Feroci, Presidente dello IAI.
A seguire, dopo l’introduzione di Andrea Manciulli vi sono state due sessioni, la prima, dedicata agli sviluppi politici e militari, mentre la seconda dedicata agli sviluppi in ambito tecnologico e industriale.
A chiudere i lavori è intervenuto il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

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