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Storie di donne, letteratura di genere/ 199 – Di Luciana Grillo

Jacqueline Woodson, Figlie di Brooklyn – Breve e intenso romanzo di Jacqueline Woodson, autrice di storie sia per bambini che per adulti, pluripremiata negli USA

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Titolo: Figlie di Brooklyn
Autrice: Jacqueline Woodson
 
Editore: Edizioni Clichy 2017
Genere: Narrativa straniera contemporanea
 
Pagine: 168 pagine
Prezzo di copertina: € 15
 
Breve e intenso romanzo di Jacqueline Woodson, autrice di storie sia per bambini che per adulti, pluripremiata negli Stati Uniti, nata a Columbus, in Ohio nel 1963. Figlie di Brooklyn è l’unico suo testo tradotto e pubblicato in Italia.
La protagonista è una giovane donna, August, che alla morte del padre comincia a mettere ordine nei suoi ricordi di bambina e adolescente, ripensa allo zio Clyde «chiamato alle armi e partito per il Vietnam» non più tornato, al pianto di sua madre «il dolore era così violento che mi sono tappata le orecchie e ho cominciato a tremare… mia madre che si lascia scivolare sul pavimento…», al trasferimento dal Tennessee a Brooklyn con suo padre e il fratellino, al senso di impotenza e solitudine, ai lunghi giorni passati a guardare tre ragazzine che ridevano allegre sotto la sua casa: «Quando finalmente siamo diventate amiche, quando noi quattro ci fidavamo l’una dell’altra… bisbigliavamo segreti strette fianco a fianco».
 
È l’amicizia di Gigi, Sylvia e Angela che aiuta August a crescere, ad accettare la scomparsa mai chiarita della mamma, a diventare donna, a cullare sogni condivisi.
Gigi diceva: «Quando sarò un’attrice andrò dappertutto: tv, cinema, teatro», una violenza la fece diventare grande in fretta e le amiche a cui aveva confidato tutto («Posso dirlo solo a voi. Mia mamma direbbe che è colpa mia») l’hanno confortata, «le abbiamo arrotolato le trecce in alto come fossero una corona… volevamo che la sua parte ferita sapesse che era ancora bella».
 
Angela sognava di diventare una ballerina, «era tutta muscoli e tendini. Il sabato pomeriggio arrivava con la borsa della scuola di danza con dentro il body nero e le calze sudate e puzzolenti. Mia mamma era una ballerina, diceva, poi si zittiva subito… si girava dall’altra parte… nascondeva la faccia tra i capelli di Gigi e la scuoteva fino alle lacrime… Angela piangeva senza spiegarci il motivo…».
Sylvia era arrivata dalla Martinica, «aveva gli occhi a mandorla e la bocca grande… occhi verdi e nuovi… Io volevo solo essere Sylvia, camminare come faceva lei, guardare il mondo con i suoi occhi… Mio padre mi ha detto che prima di tutto devo studiare legge…».
 
Così le bambine diventano adolescenti, anche se, inconsciamente, «provavamo a non crescere…» e sperano che la loro amicizia duri per sempre.
«Saremmo state donne, un giorno, Sylvia, Angela, Gigi e io. Non sarebbe più esistito quel mondo in cui camminavamo a braccetto… Quando saremmo state donne, non ci sarebbe stato nulla.»
A Brooklyn la gente sogna di andar via, non è facile vivere lì soprattutto se si è neri: «… una volta che i bambini pastello se ne erano andati, era difficile non guardare i bambini scuri sotto una luce diversa… non conoscevamo la famiglia italiana né le sorelle irlandesi… ma conoscevamo i loro furgoni dei traslochi».
 
La prima a partire è Sylvia, «ci siamo allontanate… ci siamo salutate, sprofondando ognuna in un silenzio imbarazzante, vergognandoci della nostra pelle, dei nostri capelli…».
La vita non regala nulla a queste ragazze, August va via, «era quello che avevo voluto: andare via da Brooklyn da sola, senza passato, solo il presente e il futuro», il tempo scorre veloce.
La morte del padre è il momento della verità, finalmente, per August e per suo fratello. E tutto si spiega, e si accetta.
 
La Woodson nelle sue note conclusive dice che «scrivere un romanzo significa muoversi nel passato, in ciò che speravamo, che immaginavamo… uno scrittore scrive per salvare i ricordi» e per condividerli con noi lettori e lettrici, che infine comprendiamo «cosa significhi essere una ragazza in America, e cosa significhi essere neri in America», come suggerisce l’Huffington Post.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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