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Blitz natalizio del NAS alle case di riposo del Trentino

La figlia di un’ospite della RSA di Via Piave a Trento: «Non basta un blitz; avete mai provato a passare davvero una giornata con gli anziani ricoverati?»


Il NAS di Trento hanno svolto un’indagine nelle RSA del Trentino e, a quanto pare, le risultanze sono state soddisfacenti.
Le case di riposo che sono state verificate sono state quelle della Vallarsa, di Storo, Pergine, Mezzolombardo, Mezzocorona, Cavedine, Vallelaghi, Cadine e Povo.
Dunque non sarebbe stata controllata quella di Via Piave a Trento, dalla quale ci è stata fatta pervenire una serie di lamentele proprio alla fine delle Festività natalizie. Magari un’indagine in Via Piave avrebbe portato risultati positivi anche lì, perché le criticità rilevate da chi ha preso contatto con noi potrebbero non essere nei protocolli di verifica del NAS.
Ma vediamo di cosa si tratta.
 
Una prima lamentela riguarda il numero di operatori, infermieri e fisioterapisti.
«Nel nucleo di mia madre – ci spiega una signora, – ci sono 30 ospiti con quattro operatori (due a tempo pieno e due a part-time). Capita spesso che per cause di forza maggiore (metti influenza e malattie varie) gli operatori siano solo tre. Nel qual caso possono dedicarsi solo ai degenti che si possono alzare con l’aiuto di una sola persona, gli altri rimangono a letto. L’operatore viene rimpiazzato solo se la malattia dura più di sette giorni.»
 
La seconda criticità che ci viene segnalata riguarda i turni di notte. Su 182 posti letto ci sono quattro operatori e due infermieri.
«L’infermiera del nucleo di mia madre – prosegue la signora, – deve occuparsi anche del nucleo alzheimer (30+12). Ed è dal 2001 che la Provincia non aggiorna questi parametri, anche se in 17 anni sono profondamente cambiate le patologie.»
 
Altro punto dolente della RSA di Via Piave è la cucina. Gestita da una società che lamenta di ricevere troppo poco, dovendo risparmiare su tutto preparano pasti davvero di scarsa qualità.
«I primi piatti sono rappresentati da minestrina trasparente, polentina molle con troppo o troppo poco sale, – ci racconta la signora che accudisce la mamma. – I secondi sono solitamente brasati, pollo arrosto, spezzatini vari. L’impressione è che il tutto, prima di finire in forno, venga lessato. La carne è filosa, il pesce pessimo.
«Le verdure, sia a pranzo che a cena, sono sempre patate, carote lesse insipide, biete e spinaci pieni di acqua, – prosegue la signora. – Pensi che la sera propongono canederli (si fa per dire) e prosciutto crudo troppo salato.
«Visto che la carne è scadente e spesso troppo dura, i ricoverati optano per formaggini, crescenza e ricottine che, pur essendo di qualità scadente, perlomeno riescono a mangiare…
«Insomma, tutti preferirebbero mangiare poco ma bene.»
Chiediamo se non c’è nulla che va bene.
«Sì, – risponde soddisfatta. – La colazione: tè, cappuccini, fette biscottate, biscotti e pane. Niente da dire.»
 
Passiamo all’animazione. Viene articolata a scacchiera, dal lunedì al venerdì. Lunedì pomeriggio cruciverba. Mercoledì pomeriggio laboratorio manuale. Giovedì mattina ginnastica di gruppo. Venerdì pomeriggio musica. Un’attività intensa. Funziona bene?
«No, perché non viene fatta distinzione tra le varie problematiche dei degenti. Ci sono sordi, muti, non vedenti… Tutti questi rimangono esclusi. Gli animatori cambiano spesso e pertanto non si forma un rapporto di conoscenza.
«Quando l’animazione salta o non c’è, gli ospiti vengono messi davanti alla televisione. E i più dormono.
«Noi familiari – commenta la signora – suggeriamo di intensificare l’attività manuale e quella mentale. L’uncinetto, i ferri da calza, il gioco a carte, a dama e quant’altro…»
 
«Insomma, stare in quella casa di riposo è alienante, – concluse la signora. – Molti ospiti si lasciano andare e cadono in depressione. Purtroppo sono cose che non capisce chi non frequenta le case di riposo. O si limitano a fare un blitz...
«Le saremmo grati se lo faceste sapere a chi viene a fare i controlli. Non mettiamo in dubbio che vengano rispettate le norme di igiene e quant’altro. Però la qualità della vita per chi è anziano e magari non ha un parente o un caro che gli sta vicino, è una lenta condanna a morte.»

E, comunque sia, è una situazione che non appartiene all'eccellenza alla quale il Trentino (giustamente) punta.

G. de Mozzi

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