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Difendersi da aggressori e dal sistema giuridico – Di D. Larentis

«Woman’s day MGA donna», l’evento proposto dalla Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali per insegnare alle donne a difendersi nel rispetto della legge

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L'avv. e Istruttore MGA Michele Pizzini, il Presidente del Comitato Prov. Trento FIJLKAM dott. Gilberto Gozzer, il Fiduciario Prov. MGA Claudio Franceschi e la Fiduciaria Prov. Ju Jitsu Angelica Tarabelli.

Nell’ambito di «Idee Ben Essere» - la quarta edizione dedicata al benessere che si è tenuta a Trento Fiere dal 2 al 4 marzo scorso e di cui abbiamo dato ampio resoconto - la FIJLKAM Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali ha proposto l’evento «WOMAN’S DAY M.G.A. DONNA».
La manifestazione, organizzata dal Presidente del Comitato Provinciale Trento FIJLKAM dott. Gilberto Gozzer, Maestro Federale di Judo, Istruttore Federale Metodo Globale Autodifesa, VI Dan Judo, dal Fiduciario Provinciale MGA Claudio Franceschi, con la partecipazione alla docenza dell’Insegnante Tecnico federale Fiduciario Provinciale Ju Jitsu Angelica Tarabelli, che fa parte del Team nazionale MGA DONNA, e dell’Insegnante Tecnico di Karate, Istruttore MGA Michele Pizzini, avvocato, prevedeva lezioni teorico pratiche sul diritto di legittima difesa e di contrasto alla violenza di genere.
 
Lo scopo era quello di rendere le donne consapevoli dei propri diritti e della possibilità concreta di prevenire, contenere e contrastare l’incalzante diffondersi delle allarmanti violenze nei loro confronti.
Le donne sono spesso oggetto di violenza, in alcuni contesti sono ancora dominate dall’uomo. E il concetto di dominio ci richiama una riflessione di Bourdieu, il quale riteneva in estrema sintesi che dominare non voleva solo dire imporre la propria volontà ma anche definire le regole del gioco.
In particolare, una forma di dominio è efficace, secondo il sociologo, quando c’è misconoscimento della violenza (nel suo libro «Il dominio maschile» parla delle donne e del loro non saper riconoscere, spesso, la violenza esercitata da chi le domina, si tratta di quel tipo di sottomissione che lui definisce «violenza simbolica»).
Il dominio troppe volte, purtroppo, si manifesta poi attraverso una vera e propria violenza fisica.
Imparare a difendersi è davvero raccomandabile in un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui dilagano comportamenti violenti in vari contesti, specie contro le donne, tuttavia si dovrebbe imparare a farlo in modo intelligente.
 

Nicoletta Laich e Stefania Ciccocioppo.
 
Il consiglio è quello innanzitutto di affidarsi a dei professionisti che insegnino un metodo efficace di autodifesa, in grado di rispondere in maniera corretta alle eventuali aggressioni, una difesa che deve avvenire nel rispetto della legge.
Dal punto di vista giuridico, infatti, difendersi correttamente non è affatto scontato, per mettersi al riparo da responsabilità penali e risarcitorie occorre fare molta attenzione, almeno nel nostro Paese.
Ciò che si deve interiorizzare, durante un corso di autodifesa, sono i comportamenti corretti da tenere in caso di aggressione, riducendo al massimo i rischi, facendo particolare attenzione alla regolamentazione giuridica per quanto riguarda l’utilizzo delle tecniche apprese.
La difesa è un diritto, tuttavia, questo diritto ha in Italia dei limiti disciplinati dal codice penale (in particolare l’art. 52 del codice penale disciplina la difesa legittima; il primo comma stabilisce la non punibilità per chi commette il fatto nel caso di difesa di un diritto proprio o altrui dal pericolo di un’offesa ingiusta, purché la difesa sia proporzionata all’offesa).
 

 
E’ proprio l’avvocato Michele Pizzini a sottolineare con forza il concetto.
L’offesa deve essere ritenuta ingiusta, al di fuori delle norme che la possono prevedere o imporre, il pericolo deve essere attuale, non vale cioè una reazione a un’aggressione o a un’offesa già arrecata (per esempio non si può rincorrere un aggressore che è già scappato e poi colpirlo).
Quello che è stato evidenziato in linea di massima è che la reazione dell’aggredito deve essere ritenuta inevitabile, quest’ultimo non dovrebbe cioè avere alcuna possibilità di evitare l’aggressione.
Chiaro che la proporzionalità fra l’azione offensiva e quella difensiva non è sempre valutabile a priori, come è facile intuire, nel senso che, chi si trova nella situazione reale di subire un’aggressione, non sempre è nella condizione di poter giudicare la pericolosità di ciò che sta per accadere.
 
Esiste poi la difesa putativa che, come ha spiegato l’avvocato Pizzini, si verifica quando un individuo agisce ritenendo di essere in pericolo, anche se detto pericolo in realtà non sussiste.
Il problema si complica poi ulteriormente ipotizzando il caso in cui un individuo si introduca nell’abitazione o nella proprietà di qualcun altro.
Si possono, verrebbe lecito chiedersi, usare tecniche di autodifesa e se sì entro che limiti?
L’argomento è tanto spinoso quanto complesso e naturalmente non c’è una risposta univoca, ogni situazione va valutata a sé; quello che ci preme evidenziare è che, alla luce di quanto spiegato dall’avvocato Pizzini, se si usano delle tecniche di autodifesa occorre stare molto attenti a non oltrepassare i limiti previsti dalla legge, in quanto l’aggredito, facendolo, potrebbe essere tenuto a risponderne penalmente (ci sono tutta una serie di articoli, dal citato art. 52 sulla difesa legittima al 54, sullo stato di necessità, ecc.).
 

Giovanni Tarabelli e Angelica Tarabelli.
 
Eccedere, dunque, nella difesa potrebbe causare non solo il danno ma anche la beffa, come del resto ribadisce anche Claudio Franceschi, Fiduciario Provinciale MGA, esortando a imparare a leggere il contesto di ogni situazione. 
Difendersi e venir poi accusati magari di aggressione può accadere, che lo si trovi ingiusto o meno non spetta a noi giudicare, la legge pone dei rigidi paletti.
Ecco perché, ci preme sottolineare ancora una volta, è davvero necessario affidarsi a persone professionalmente preparate, capaci di insegnare tecniche di difesa ma anche in grado di formare cittadini consapevoli.
E la FIJLKAM è da sempre molto attenta anche a questo aspetto, adottando un codice di comportamento etico che prevede atteggiamenti e condotte improntati al rispetto di sé e degli altri, formando istruttori preparati e competenti, sempre aggiornati.
Peraltro, il Metodo Globale di Autodifesa della FIJLKAM è un programma tecnico multidisciplinare validissimo, che offre a tutti coloro che lo praticano un eccellente sistema di autodifesa.
 

 
Tuttavia, sorge spontaneo domandarsi come mai in altri Paesi europei quello che da noi è considerato eccesso di legittima difesa sia considerato diversamente, in particolare valutato in modo davvero meno rigido, spendendo un pensiero su quanto sia consigliabile difendersi dal sistema giuridico ancor prima che dall’aggressore.
Un paradosso che farà sorridere molti e anche se è stato detto in tono ironico dovrebbe comunque suscitare una qualche riflessione.
 
In occasione di una delle dimostrazioni pratiche proposte, abbiamo incontrato alcuni atleti del Dojo A.S.D. M.B. Dario Tarabelli, accompagnati dal loro Insegnante Tecnico Angelica Tarabelli.
Le due atlete Stefania Ciccocioppo e Nicoletta Laich, entrambe cinture nere 2° dan di Ju Jitsu, hanno ricordato come il Ju Jitsu sia nato come arte di difesa degli antichi Samurai, sottolineando quanto l’apprendimento delle tecniche di settore e di autodifesa comprenda anche lo studio di elementi di psicologia inerenti alle ipotetiche situazioni che si potrebbero creare.
Siamo pienamente d’accordo con loro sul fatto che questa affascinante arte marziale sia, come del resto sosteneva lo stesso Maestro Bianchi, un sistema di difesa e una vera e propria arma (Bianchi affermava essere «l’arma di un uomo disarmato, basata sull’intelligenza e sull’astuzia e non sulla forza bruta»).
Reduci da uno splendido esame da poco sostenuto, le due atlete sono già al lavoro per prepararsi alla successiva tappa, il raggiungimento del 3° dan.
 

Francesco De Guelmi e Luigi Angrisani.
 
Francesco De Guelmi, giovane atleta di punta del dojo, è cresciuto sul tatami (ha praticato per molti anni judo, una pratica che lui si sente di consigliare a chiunque si avvicini a una qualsiasi arte marziale, in quanto insegna le basi spendibili in ogni disciplina).
Cintura nera 1° dan di Ju Jitsu, alla domanda su quali siano i suoi obiettivi futuri ci ha risposto che ha già iniziato a prepararsi per l’esame di 2° dan, un prestigioso traguardo che potrà raggiungere fra tre anni, allenandosi con l’entusiasmo che lo contraddistingue al quale ambisce anche Luigi Angrisani, anche lui cintura nera 1° dan di Ju Jitsu; è proprio Angrisani a ricordare ciò che diceva il Maestro Gino Bianchi, ossia che il Ju Jitsu «oltre a potenziare il fisico, insegna pure a fortificare la volontà».
 
Nel breve periodo Francesco De Guelmi sarà impegnato, inoltre, nella preparazione all’esame di aspirante allenatore, al fine di indagare anche l’aspetto legato all’insegnamento oltre a dedicarsi all’approfondimento delle tecniche di settore.
La cosa che maggiormente lo affascina di questa antica arte marziale è la capacità di sfruttare a proprio vantaggio l’energia dell’avversario, nonché la grande capacità di adattamento alle diverse circostanze che implicitamente il Ju Jitsu, come del resto il Judo, veicola.
 
In conclusione, l’ultimo pensiero non può che essere dedicato a una donna, Angelica Tarabelli, maestra di ju jitsu 5° DAN, istruttrice di judo 4° DAN e istruttrice 3° liv. MGA, nonché fiduciaria ju-jitsu Comitato Fijlkam per la provincia di Trento, la quale divide l’amore per le arti marziali con il fratello Giovanni Tarabelli, maestro di judo 5° DAN.
Insieme hanno da poco vinto in una gara internazionale di judo kata la medaglia d’oro a Bruxelles.
Una coppia inarrestabile di cui sentiremo ancora parlare e che regalerà ancora grandi emozioni…
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it


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