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Esercitazione «Wildse»: la scena del crimine è il lago di Braies

I luoghi della fiction «Un passo dal cielo» diventano lo scenario per una esercitazione in quota – I Carabinieri subacquei sotto i 60 centimetri di giaccio del lago

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La telefonata di un’addetta alle pulizie di un albergo. Il rinvenimento del cadavere di una donna in una stanza della struttura e l’arrivo del Comandante della Stazione dei Carabinieri sul posto che inizia a isolare la zona.
È l’inizio di una meticolosa attività di indagine, condotta dai Carabinieri dell’Alto Adige, chiamati a far luce su una misteriosa morte e, forse, su qualcosa di più.
Ma per fortuna tutto questo non è reale, è solo – si fa per dire – una complessa esercitazione di polizia giudiziaria, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Bolzano sullo sfondo del paesaggio che ha incantato migliaia di spettatori della nota fiction «un passo dal cielo».
 
È questa volta il lago di Braies a prestare il proprio palcoscenico naturale alle operazioni dell’Arma, che pochi mesi fa aveva svolto un’altra complessa esercitazione in alta quota, nei pressi del rifugio Comici, in Val Gardena.
Come allora anche questa volta l’ambiente montano, la neve ed il ghiaccio, che per ogni turista rendono spettacolare il paesaggio altoatesino in questa stagione, costituiscono una sfida per chi deve invece ricercare tracce utili a ricostruire la scena di un crimine complesso.
 
È proprio per testare le capacità acquisite nel tempo, spingendosi fino al limite in un ambiente complesso, che il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bolzano, nell’ambito delle attività addestrative e di mantenimento, coordinate dalla Legione Carabinieri T.A.A., [in aderenza e continuità con gli obiettivi di formazione che hanno caratterizzato l’esercitazione di polizia giudiziaria in alta quota GȀMSE 2017, svolta ai piedi del Sasso Lungo il 20.09.2017 con il supporto dei Carabinieri del 7° Reggimento TAA, del CCCAA, del 3° Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Laives], ha dato il via stamane all’esercitazione Wildsee 2018.
 

 
Si tratta di una esercitazione finalizzata a testate le capacità della SIS, Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo di Bolzano [l’unità ad elevata specializzazione e competenza tecnico-scientifica, impiegata per l’esame della scena del crimine e l’esecuzione di complesse attività di sopralluogo e repertamento] e ad implementare l’amalgama tra questa unità, a elevata competenza tecnica, con le Aliquote Operative delle Compagnie dell’Alto Adige.
Numerose sono state negli anni le occasioni in cui questi Reparti hanno potuto operare in reali azioni congiunte, per poter supportare le investigazioni coordinate dall’Autorità Giudiziaria con accertamenti tecnici e scientifici.
 
Ma l’addestramento dei Reparti è una delle priorità per l’Arma dei Carabinieri e, in Alto Adige, del Generale Massimo Mennitti, Comandante della Legione, che da sempre promuove il mantenimento delle capacità acquisite nel tempo dai Carabinieri, con una serie di attività addestrative che cercano di alzare sempre di più l’asticella dell’obbiettivo da conseguire.
Ed è questo il caso della Wildsee.
Gli uomini della SIS, infatti, sono in campo con gli investigatori del Nucleo Operativo della Compagnia di San Candido, operando dapprima all’interno di una delle stanze dell’albergo sulle rive del lago [che ha gentilmente offerto la sua disponibilità a creare la giusta location per l’esercitazione], e poi, seguendo le tracce dell’assassino, spostandosi sulle rive del lago stesso.
 
Là avviene la scoperta di un secondo cadavere: l’uomo, che aveva prima ucciso la donna nella stanza, ora è lui stesso a terra esanime. Sarà compito degli investigatori dell’Arma - sotto lo sguardo attento degli Ufficiali responsabili dell’esercitazione - cercare di capire cosa è accaduto, scoprendo ben presto che prima di morire, l’uomo aveva gettato qualcosa nel lago.
Accanto ai Carabinieri del Comando Provinciale, in esercitazione anche unità del Centro Carabinieri di Addestramento Alpino di Selva Val Gardena.
Rocciatori e sciatori specializzati, capaci di effettuare battute di ricerca e azioni di rastrellamento in ambienti montani difficili, coniugando le competenze della polizia giudiziaria alla formazione specifica per operare in ambiente montano.
 

 
Ma il lago ghiacciato di Braies ha fornito anche l’occasione unica per coinvolgere nell’esercitazione i Carabinieri Subacquei del Nucleo di Genova. Il Reparto Speciale dell’Arma, erede di quegli «uomini-rana» che durante il Secondo conflitto mondiale avevano svolto diverse missioni militari, sono oggi professionisti di elevatissimo livello, Carabinieri capaci di soddisfare le molteplici esigenze del servizio dell’Istituzione, in ogni parte d’Italia. Genova e Napoli, furono scelte nel 1953 come centri di addestramento per iniziare i Carabinieri alla nuova specialità ed oggi, in Italia, sono 4 i Nuclei Carabinieri Subacquei (Genova, Roma, Cagliari e Pescara) che svolgono compiti di recupero o ricerca, ai fini di Polizia Giudiziaria, di corpi di reato, armi, cadaveri, relitti, ecc, ma anche soccorso delle popolazioni e recupero di beni, nel caso di alluvioni o allagamenti, recupero di materiale archeologico e di altri beni dell'amministrazione dello Stato e ricerche di natura scientifica.
 
Nel corso dell’esercitazione Wildsee i Carabinieri Subacquei hanno avuto il compito di recuperare ciò che era stato gettato nel lago dall’autore dell’omicidio. Un’occasione unica per i sub dell’Arma pe testare le loro capacità di immersione in alta quota, nelle acque ghiacciate di un lago spettacolare.
I Carabinieri Subacquei hanno dapprima cinturato l’area, poi allargato il buco che – secondo lo scenario dell’esercitazione – era servito per gettare qualcosa nel lago, e hanno poi creato la nota stella sul ghiaccio, quella serie di linee sulla superficie ghiacciata che si uniscono nel grande buco centrale per l’immersione, e che consentono ai Sub di far filtrare la luce sotto la superficie del lago.
Indossate mute speciali e gli equipaggiamenti per eseguire il sopraluogo subacqueo [uno speciale metal detector, oltre a macchine fotografiche e telecamere da immersione], i Carabinieri di Genova hanno iniziato a scendere in profondità, per risalire, dopo qualche decina di minuti, con una pistola ed un cellulare rinvenuti sul fondale.
 
I reperti passano velocemente dalle mani del Carabiniere subacqueo a quelle del Carabiniere con la tuta bianca, in una coordinata azione di polizia giudiziaria che, ancora una volta, rappresenta l’essenza di un’Arma dei Carabinieri che ha la forza di operare con tante specialità in stretta sinergia tra loro.
L’esercitazione è stata utile anche per testare nuovi materiali tecnologici in dotazione ai Carabinieri del Reparto Operativo di Bolzano, come la ricostruzione virtuale in 3D dell’ambiente in cui si è svolta l’azione criminale.
Attraverso speciali ottiche e software di elaborazione immagini, è stato così possibile ricreare una realtà virtuale che può consentire, soprattutto all’Autorità Giudiziaria, di avere una panoramica a 360° della scena del crimine, da esaminare con attenzione, anche a distanza spaziale o temporale dagli eventi. Una tecnologia di ultima generazione che oggi è stata portata sia in ambienti interni che esterni, per creare, anche in questo caso, le più complesse condizioni d’uso.

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