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Arianna Cau – Intervista di Astrid Panizza

Adrenalina allo stato puro sulla tavola… tra neve e acqua

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Arianna è una ragazza semplice, con i capelli biondi ricci che vanno un po’ per conto loro, ribelli come lei, una rider che sulla tavola non ha rivali, solo compagni con cui ridere e scherzare tra i salti sulla neve o sull’acqua.
È infatti una campionessa a livello internazionale di snowboard, kitesurf [variante del surf con l’aggiunta di una vela che fa da traino], e cable-wakeboard [disciplina dello sci nautico in cui il surfista viene trainato da un cavo motorizzato, che permette di eseguire acrobazie molto simili a quelle che si eseguono in uno snowpark con la tavola da snowboard].
Ha vinto numerose medaglie, è stata più volte campionessa italiana di wakeboard e nel 2017 ha raggiunto il titolo di campionessa italiana di snowboard slopestyle, ma anche nel kitesurf ha conquistato risultati importanti.
 
Entro a casa sua e mi accoglie Yuki, il suo Siberian Husky bianco e nero che mi fa le feste. Arianna se lo porta sempre dietro e dorme nel suo letto. In pratica è il suo compagno di vita, che porta anche a correre sulle piste da sci, mentre lei scende con la tavola lui la rincorre con la lingua che penzola a volte a destra, altre volte a sinistra.
Ci sediamo sul tavolo della sua cucina e mi offre un caffè, sono le dieci di mattina e mi confessa che farà colazione durante l’intervista, così sarà come una chiacchierata.
«Ti aspetti che una sportiva come me si mangi prosciutto e salame a colazione?! E invece via di colomba pasquale! Al supermercato era già in offerta» – afferma ridendo.
Cominciamo con le domande mentre sorseggiamo il caffè.
 

 
Quando hai iniziato a fare snowboard, kitesurf e wakeboard? E quando hai pensato che potesse diventare una professione?
«Ho cominciato con lo snowboard a 13 anni, ero già grande, in Polsa. La decisione di provare questo sport è stata data dal fatto che andavo a scuola in skateboard, aveva appena aperto il 100one [Freeride shop - NdR] e facevo skate nel sotterraneo del negozio dove c’era una rampa.
«Sugli schermi alle pareti c’erano sempre video di snowboardisti che facevano salti e ho pensato: Figata, la voglio provare sta cosa. Già sciavo, quindi mi è bastato cambiare attrezzo e via.
«Ho capito da subito che la mia vita avrebbe avuto a che fare con una tavola attaccata ai piedi, ma ho realizzato che potevo farne una professione quando ho finito le superiori.
«Sapevo già andare in kitesurf, mi piaceva e avevo talento al punto che quell’estate ho piantato una tenda a Malcesine e ho deciso di fare il brevetto per diventare insegnante, ecco quello è stato il mio primo vero lavoro con una tavola, per pagarmi gli sport che praticavo e le gare, trasferte molto impegnative.
«Non volevo, infatti, chiedere ai miei di sostenere le mie spese sportive, così è da quando ho 18 anni che lavoro nell’ambito dello sport, o come insegnante o come giudice.
«Prima del kite avevo provato con il windsurf, ma non mi piaceva, da Torbole vedevo le vele colorate dei kite che sfrecciavano a Malcesine, i surfisti che facevano i salti e pensavo Belli quelli, che fanno i salti per aria. E quindi via!. Poi mi sono avvicinata anche al wakeboard, e adesso metto questi tre sport praticamente sullo stesso piano.»

La mamma di Arianna, che passa di lì mentre facciamo l’intervista commenta: «A lei non sono mai piaciute le cose tranquille», poi esce dalla stanza.

«Con l’Università ho avuto qualche problema all’inizio, più che altro non avevo le idee chiare. All’ora di iscrivermi ero indecisa se fare giurisprudenza, grafica e design o scienze motorie.
«Ho iniziato con scienze motorie, sto ancora continuando eh, ma magari non prenderò nemmeno la laurea [ride], adesso che non c’è mia mamma qui posso dirtelo, lei non lo sa [ride] ma non ho tanto tempo da dedicare allo studio.
«Adesso comunque lavoro anche come maestra di snowboard quindi anche quel lavoro mi impegna molto, le giornate sono sempre piene.»
 

 
Come ti guadagni da vivere al momento?
«Ho cercato di organizzare la mia vita per spendere il maggior tempo possibile sopra una tavola e quindi spesso ci lavoro anche sulla tavola, oltre che divertirmi. In passato ho fatto la caporedattrice per una rivista di settore, dedicata al kitesurf.
«Ho poi iniziato a organizzare eventi, soprattutto dei Camp [giornate di approfondimento per gruppi che vogliono accrescere la loro conoscenza di uno sport specifico] di snowboard, kitesurf e wakeboard in tutta Italia, dove mettevo a disposizione la mia esperienza sia come rider ma soprattutto come atleta, riscuotendo molto successo.
«Da qualche anno ho iniziato a realizzare dei piccoli video, quindi riesco grazie ai miei risultati sportivi a vendere la mia immagine per creare dei contenuti multimediali per aziende che producono articoli sportivi o a grandi marchi, come per esempio Citroën, un grosso sponsor, o anche agenzie del turismo o agli impianti.
«Cerco sempre di utilizzare uno scambio di immagini reciproco, quindi magari dove vado ad allenarmi, chiedo di essere ospitata gratis così io non spendo soldi per allenarmi e in cambio produco dei contenuti multimediali che possono utilizzare gli impianti.»
 

 
Quando salti, che sia un salto sulla neve o sopra l’acqua, cosa provi? A cosa pensi?
«Prima di iniziare un salto, anche se comunque sono brava, ho sempre un po’di paura, lo ammetto. Poi però salto e quel Ahhh di quando sono in aria sono dei brividi di adrenalina, che purtroppo e dico purtroppo sono diventati una droga.
«Ne sono dipendente, l’adrenalina è una sostanza chimica, quindi quando faccio un salto, sento solo quel brivido che parte da dentro e raggiunge tutto il corpo dandomi un senso di euforia. Se poi chiudo il salto e va tutto bene sono gasatissima.
«Quando però non potrò più fisicamente fare tutto ciò che faccio ora, impazzirò. Ma ci penseremo a tempo debito.»
 
Sei una ragazza trasparente, schietta e non hai mai nascosto il fatto di aver avuto relazioni anche con ragazze. La tua bisessualità ti ha creato problemi nella tua professione?
«In realtà no, personalmente non ho mai subito nessun tipo di discriminazione ma è dovuto al fatto, credo, che io non ho mai nascosto nulla. Secondo me è peggio quando uno si rifugia dentro sé stesso, se nascondi il tuo essere agli altri soffri dentro, ti senti discriminato perché ti porti un peso enorme.
«Io ho sempre fatto in modo che per me come per le persone che mi circondano fosse una cosa normale, perché lo è. Per me è più semplice che sia una cosa naturale, che problema c’è?!
«Qualcuno che ha fatto delle battute tristi sì, c’è stato, ma la battuta idiota la fanno che tu sia grasso, magro, alto, basso, biondo, moro… non cambia niente.
«Per quanto riguarda me stessa, credo che il fatto di essere sempre stata nel mondo dell’agonismo e quindi essere sempre sottoposta a un giudizio altrui [per esempio quando fai le gare, o anche sui social network quando le persone commentano sotto ad una foto], che talvolta può essere negativo, mi abbia resa più forte, o meglio, più indifferente a quello che pensano gli altri.
«Nella mia cerchia di amici però non mi è capitato di essere discriminata, mai. Il problema di tante persone che vivono la sessualità in maniera diversa da un tipico eterosessuale, che siano bisessuali o omosessuali, è il fatto che loro stessi sono i primi che non si accettano… Che frase, mi sento un po’ filosofa [ride].»
 

 
Cambiamo argomento, rimanendo sull’attualità. Cosa stai facendo al momento?
«Un sacco di casino. [Ride] Devo capirlo anch’io cosa stia facendo nella mia vita a dire il vero. Questo è un momento di transizione, penso che con lo snowboard smetterò di fare gare, ho deciso che quest’anno sarà l’ultimo perché ormai ho ventiquattro anni e in questi sport alla mia età sei già un po’fuori dai giochi.
«Un problema per i miei risultati è che non ho mai saputo ben scegliere quale sport portare avanti a livello agonistico in maniera professionale, perché per me lo sport è sempre stato prima di tutto una grande passione, e ho voluto vivermelo appieno senza dovermi precludere nulla.
«Non ho mai avuto l’ambizione di arrivare ad avere una medaglia al collo per dimostrare chi fossi, ho preferito piuttosto alimentare la mia passione per questi sport piuttosto che pormi un traguardo.
«Un problema grande è che il settore della neve sta vivendo al momento una grave crisi, anche a causa del global warming, quindi è molto costoso praticare uno sport così ad alti livelli dove per allenarti devi spostarti molto da casa, pagare molto le gare e gli allenamenti, una casa in affitto, il riscaldamento, i vestiti e via di seguito. Non è facile.
«Ho trovato invece realtà nel mondo del wakeboard che ti permettono di allenarti a poco prezzo, nelle Filippine per esempio allenarsi costa davvero nulla, le temperature miti ti permettono di vivere con poco. Paradossalmente conviene di più andare dall’altra parte del mondo che rimanere qui.»
 

 
Come ti vedi nel futuro?
«Aaah… Dovrei farla io a qualcun altro la domanda! Come mi vedete voi nel futuro? Booh. Sicuramente mi vedo con una tavola sotto i piedi, quello sempre, che sia ad insegnare kite in Africa, a fare wakeboard nelle Filippine o con lo snowboard al campetto scuola sul Bondone. O magari tutti e tre insieme, chi lo sa.
«Ho capito che ho avuto una grossissima fortuna ad appassionarmi agli action board sports, al mondo della tavola, perché questo mi ha permesso di vivere delle mie passioni e non è una fortuna che tutti hanno. Di sicuro me lo sono guadagnato anche, ho fatto un sacco di sacrifici, chilometri fatti, mille cadute, però sento di aver avuto una grossa fortuna.
«Per il futuro non ho fatto piani certi, ma so che con le basi di esperienza che mi sono costruita fino adesso ho un sacco di porte aperte quindi sarà il vento in poppa a guidare la mia direzione, il sole ad illuminare il mio futuro, la candida neve a indicarmi la via verso il successo [ride]. Va bene? [Ride].
«Hai capito il concetto? Adesso come adesso sicuramente ho una vena imprenditoriale e ho un paio di progetti in mente, ma per scaramanzia non dico ancora nulla.»
 

 
Per un ragazzo o una ragazza che vorrebbe seguire i tuoi passi, quali sono i presupposti da seguire e cosa gli diresti?
«Per arrivare a fare quello che vuoi, che è un po’quello che sto facendo io, non devi accontentarti di quello che hai, il concetto è fare le cose che ti piacciono con il minimo dispendio di energia. La vita è solo una, ogni persona dovrebbe iniziare a vivere per sé stessa e non per gli altri. Arrivare a comprendere questo è un punto di partenza per poi concentrarsi su quello che realmente si vuole fare nella vita.
«Quello che ho notato nei giovani d’oggi è che c’è la mancanza di una rotta da seguire, tanti sono persi nel loro mondo senza un punto d’arrivo, non sanno cosa vogliono. Se non sai cosa vuoi non puoi andare da nessuna parte.
«La cosa più importante è che ognuno dovrebbe conoscere sé stesso, investire nella propria vita e capire le proprie potenzialità, perché ognuno di noi le ha e sono diverse. Il passo successivo è il fare la scelta per capire dove andare, prendersi il tempo per ascoltarsi, senza fare scelte frettolose.
«Lo sport mi ha dato questo, la possibilità di capire che persona sono e cosa voglio. Non è una cosa che tutti magari riescono a capire subito. Io sono riuscita a capire così, con una tavola attaccata ai piedi, che non riuscirei mai a vivere una vita lavorando dietro una scrivania, e questo lo sento come un limite, perché spesso mi capita di ricevere delle offerte di lavoro allettanti ma molto stabili e non riesco ad accettarle perché per me è la vita è dinamica, è tutto in divenire.
«Capire se stessi è la chiave, se uno non sa chi è, come fa a capire chi sarà?
«A quel punto poi la cosa più importante è fregarsene del parere degli altri, in primis dei genitori. Non dico che non bisogna ascoltare i consigli, va bene prendere in considerazione quello che dicono, per poi fare però una considerazione personale.
«I risultati poi non saranno mai immediati, il percorso è lunghissimo, io stessa non so dove sarò l’anno prossimo. Sto ancora seminando, diciamo … tra qualche anno quando le ginocchia saranno rotte, comincerò a raccogliere [ride]. Quindi ecco, non bisogna aspettarsi che arrivi tutto e subito, bisogna essere pronti a rimboccarsi le maniche e ad andare controcorrente.
«Se uno vuole qualcosa e ci crede veramente, ce la può fare, perché il nostro mondo è pieno di risorse, sta a noi saperle trovare e essere disposti non a trovarle nel cortile di casa, ma esser pronti ad uscire per trovare gli strumenti per raggiungere questo sogno.
«Son tutti bravi ad accontentarsi e a lamentarsi. I sogni non sono irrealizzabili, bisogna avere la forza di crederci e avere gli strumenti giusti per realizzarli. La chiave è la testa, bisogna continuare dritti verso la meta.
«Forse la fortuna che ho avuto io nel non arrendermi mai è che nei miei sport per migliorare devi cadere, farti male. Ho imparato che per chiudere un trick, un salto, ci vuole un po’di sofferenza, un po’di botte.
«Se ti fermi invece alla prima caduta, se ti arrendi, non lo chiuderai mai, non riuscirai ad arrivare fino alla fine. Questo mi ha insegnato nella vita ad affrontare le difficoltà e a non arrendermi perché sono stata sempre abituata: Vuoi qualcosa?! Vai, cadi e ti rialzi finché non arrivi a prenderlo
 
Il caffè è finito, la vena filosofica di Arianna invece è un fiume in piena. Ma è tempo di andare, di continuare per la mia strada, lasciando che lei si prepari per una trasferta imminente.
«Capisco che non è sempre tutto rose e fiori, ma dalle sue parole mi ha fatto capire chiaro e tondo che chi la dura la vince, che sia un salto chiuso, una medaglia, o un sogno nel cassetto: basta solo andare avanti e non arrendersi… mai.

Astrid Panizza


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