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Storie di donne, letteratura di genere/ 214 – Di Luciana Grillo

Paola Bonazzi, «La valigia – dentro e oltre Il giardino dei ciliegi» – A pagina 128 si sentono il silenzio bianco della neve e il profumo dei ciliegi in fiore...

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Titolo: La valigia. Dentro e oltre Il giardino dei ciliegi
Autrice: Paola Bonazzi
 
Editore: Firenze Leonardo 2017
Genere: Narrativa italiana dopo il 1945
 
Pagine: 160, Brossura
Prezzo di copertina: € 15
 
In questo breve testo, che evoca tempi lontani, balli nella Russia imperiale, famiglie nobili e servitori fedeli, si sovrappongono due storie di donne: l’attrice, che si prepara ad entrare nella parte di Ljuba, coprotagonista nel «Giardino dei ciliegi» e Ljuba, la ragazzina cresciuta all’ombra dei ciliegi in fiore e arrivata a Parigi, carica di delusioni, afflitta da malinconia e sensi di colpa.
Come filo conduttore di queste storie parallele, c’è una valigia «logora. Macchiata. Le camelie sbiadite. Era leggera la mia valigia, colma di sogni impalpabili come la seta dei miei abiti di un tempo, di desideri volubili e incostanti come l’aria… Com’è pesante adesso la mia valigia, carica di tutte le assenze, gli errori, i rimorsi, della mia inerzia pesante; imbrattata da tutto il fango della mia vita; impregnata dall’acqua scura di quel fiume. È con questa valigia pesante che a quel fiume devo tornare».
 
Passando da un tempo a un altro, l’autrice ci invita a riflettere «sulla dimensione storica del Giardino dei ciliegi… i personaggi stessi, con i loro caratteri peculiari, rappresentano le forze sociali in conflitto nella Russia del tempo…», sull’attaccamento alla casa, al giardino: «Io qui sono nata, qui hanno vissuto mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi non ha senso la mia vita…».
Il giardino sarà tagliato, la casa sarà venduta e Ljuba sarà sempre più sola, a Parigi: «Quanto mi manca la mia bambina. Quanto mi pesa questa lontananza. Lontananze, assenze: il leit motiv della mia vita. Fuggita. Davanti alle miserie della malattia. Fuggita. Dopo la disgrazia. Fuggita. Spaventata dalle responsabilità. Fuggita. Per la vergogna dei debiti, dopo l’asta».
 
Proprio a Parigi, dove ormai quasi in miseria assiste l’amante ammalato, Ljuba incontra un giovane pittore spagnolo, Pablo (Picasso) e con lui, pure senza amore, si sente ritornare donna.
E a questo punto, anche su suggerimento del medico che cura Ivan, decide di scrivere: «Non si può scrivere se non per spiegare a qualcuno; non si può scrivere se non con il cuore rivolto a qualcuno. Scrivere è un atto d’amore, in qualche modo».
Per farlo, «educherò la nostalgia abitando le stanze del ricordo o, piuttosto, abiterò le stanze di un sogno, inevitabile per attingere dal desiderio la forza di ripercorrere il mio passato».
Si arriva alla pagina 128 e si sentono intorno il silenzio bianco della neve e il profumo dei ciliegi in fiore.
 
Luciana Grillo – l.grillo@ladigetto.it
(Precedenti recensioni)

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