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Finalmente arrestato l’autore seriale di furti a Folgaria

Si tratta di un albanese di 26 anni, coadiuvato comunque da un trentino di 23

Hanno finalmente un nome gli autori di una raffica di furti messi segno ai danni della società Folgaria Ski spa nelle notti del 27 dicembre 2017, del 22 gennaio 2018 e 11 febbraio scorso.
Furono prese di mira le biglietterie di Fondo Grande, Fondo Piccolo e Serrada: all’apertura degli impianti gli operatori avevano scoperto che nella notte qualcuno aveva divelto gli infissi delle casette in legno ed asportato due casseforti che contenevano complessivamente circa 25.000 euro e 3.346 Key Card Skipass.
Un 26enne di origini albanesi ma residente da tempo in Vallagarina è stato arrestato ieri dai Carabinieri di Rovereto e Folgaria che hanno lavorato a stretto contatto di gomito per risolvere il caso sin dal primo giorno.
 
Non solo noti per i molti interventi che svolgono quotidianamente sulle piste da sci in attività di vigilanza e soccorso notoriamente apprezzati per professionalità e competenza, i Carabinieri di Folgaria sono impegnati anche nella tutela del territorio, attività che gli uomini del Maresciallo Casciotti svolgono con costanza come nel caso di specie che ha consentito di individuare gli autori di reati contro il patrimonio.
Anche il complice, un 23enne trentino, è stato individuato e denunciato a p.l. alla Procura della Repubblica di Rovereto.
 
Le manette sono scattate ai polsi del giovane albanese anche perché ritenuto responsabile del tentativo di furto ai danni del bar all’insegna «La Pendena» di Serrada sempre la sera dell’11 febbraio.
Un lavoro certosino quello svolto dai Carabinieri che hanno verificato tutte le immagini di videosorveglianza urbana, ed hanno incrociato i dati con alcune preziose testimonianze.
Quest’ultimo è finito nei guai anche per i 90 grammi di marijuana che i Carabinieri gli hanno trovato in casa quando si sono presentati per dare esecuzione dell’ordine di arresto firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Rovereto.
Ora al vaglio degli inquirenti rimangono i telefoni cellulari sequestrati e gli arnesi da scasso.

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