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Trentino-Alto Adige: il «J’accuse!» di Save the Children

In regione l’abbandono scolastico è inferiore alla media nazionale, ma resta basso il numero di bambini che ha accesso all’asilo nido o a altri servizi per l’infanzia

L’Organizzazione rilancia oggi la campagna «Illuminiamo il futuro» per il contrasto alla povertà educativa e avvia la petizione on line su www.illuminiamoilfuturo.it per chiedere il recupero di tanti spazi pubblici in stato di abbandono e degrado su tutto il territorio nazionale da destinare ad attività extrascolastiche gratuite per i bambini.
Alla petizione, accompagnata sui social dall’hashtag #italiavietatAiminori, si legano i 10 luoghi simbolici vietati ai minori in Italia
Dal 14 maggio al via una settimana di mobilitazione con centinaia di eventi in tutto il Paese, in cui sono coinvolte realtà locali, associazioni, scuole, enti e istituzioni culturali
 
Un Paese vietato ai minori, dove quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi – il 12,5% del totale, più di 1 su 10 – vivono in povertà assoluta, non riescono a emanciparsi dalle condizioni di disagio delle loro famiglie, non hanno adeguate opportunità educative e neppure spazi per svolgere attività sportive, artistiche e culturali, sebbene siano moltissimi i luoghi abbandonati e inutilizzati.
Dal nuovo rapporto «Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia», diffuso oggi da Save the Children in occasione del lancio della campagna Illuminiamo il futuro per il contrasto alla povertà educativa, emerge inoltre che i quindicenni che vivono in famiglie disagiate hanno quasi 5 volte in più la probabilità di non superare il livello minimo di competenze sia in matematica che in lettura rispetto ai loro coetanei che vivono in famiglie più benestanti (24% contro 5%).
 
Tuttavia, tra questi minori, spicca una quota di «resilienti», ragazzi e ragazze che raggiungono ottimi livelli di apprendimento anche provenendo da famiglie in gravi condizioni di disagio.
L’Italia, tra i Paesi europei, è quello dove i processi di resilienza sono meno sviluppati. Si distingue positivamente tra le regioni italiane in questo caso il Trentino-Alto Adige, dove il 38% dei minori 15enni in condizioni socio-economiche e culturali svantaggiate si dimostra resiliente e nonostante le condizioni di svantaggio iniziali riesce a raggiungere le competenze minime sia in matematica che in lettura, incidenza superata solo in Lombardia, Veneto e Piemonte e significativamente più alta rispetto a quella nazionale del 20%.
 
Secondo il rapporto dell’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, il tasso di abbandono scolastico nella regione, dell’11,1% a Bolzano e del 7,9% a Trento, risulta inferiore rispetto alla media nazionale (13,8%). Quello di Trento, inoltre, è tra i meno elevati d’Italia (solo Umbria e Veneto registrano un tasso inferiore).
Trento si distingue positivamente rispetto ai dati registrati in altre aree geografiche anche per ciò che concerne le attività educative e culturali delle quali i bambini hanno la possibilità di fruire, nonostante sia ancora alto il numero di coloro che non possono accedervi in modo adeguato: in un anno 2 su 5 (25,5%) non hanno visitato musei o mostre, meno della metà (48,9%) non ha visitato un sito archeologico e circa un terzo non ha letto alcun libro (32,6%).
Circa 4 bambini su 10, invece, non praticano sport (a Bolzano il 39,4% e a Trento il 41%), 1 su 4 non usa internet (a Bolzano il 24,4% e a Trento il 26,1%), e la maggior parte non ha accesso ad asili nido o ad altri servizi per l’infanzia (l’86,6% a Bolzano e il 75,6% a Trento).
 
Nel nostro Paese, nel suo insieme – sono alcuni dati in evidenza nel rapporto – 1 minore di 15 anni su 5 non raggiunge le competenze minime in lettura e in matematica; quasi il 14% dei ragazzi abbandona gli studi prima del tempo; circa la metà degli alunni non usufruisce della mensa a scuola, il tempo pieno è assente da quasi 7 scuole primarie e da 9 scuole secondarie su 10, mentre appena 1 bambino su 10 frequenta l’asilo nido o un servizio per la prima infanzia.
Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise occupano i primi cinque posti della triste classifica della povertà educativa in Italia, secondo il nuovo indice di povertà educativa (IPE) elaborato dall’Organizzazione e contenuto nel rapporto.
Regioni in cui bambini e i ragazzi sono maggiormente privati delle opportunità necessarie per apprendere, sperimentare e coltivare le proprie capacità, nonché della possibilità di sviluppare percorsi di resilienza necessari per superare ostacoli e condizioni di svantaggio iniziali.
A fare da contraltare, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Emilia-Romagna che si segnalano invece come le aree che offrono maggiori opportunità educative per i minori.

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