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Sementi autoctone per la biodiversità, progetto Laimburg

Un gruppo di lavoro recupera e riproduce le specie locali di piante e fiori selvatici

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Conservare e riprodurre le sementi di piante e fiori selvatici locali: è questo l'obiettivo del gruppo di lavoro coordinato dal centro di sperimentazione Laimburg e composto da ricercatori  del centro stesso, insieme a colleghi dell'associazione Bioland, di Eurac e del Museo provinciale degli usi e costumi di Villa Ottone.
La Ripartizione provinciale foreste e l'Agenzia del Demanio si occuperanno invece di piantare le sementi.
Il gruppo è composto dall'assessore provinciale Arnold Schuler, l'Obmann dell'associazione Bioland Toni Riegler e il consulente Dietmar Battisti, il direttore Michael Oberhuber e Giovanni Perathoner della sezione Agricoltura montana della Laimburg, il direttore dell'Agenzia del Demanio Josef Schmiedhofer, il direttore dell'Ufficio pianificazione forestale e vide direttore di Ripartizione Günther Unterthiner.
 
 Le fasi del progetto 
In un primo momento il progetto si concentrerà sui settori della frutticoltura e della viticoltura, con l'obiettivo di aumentare la biodiversità e il numero di piante utili all'uomo.
Le parti dove crescono i fiori selvatici accanto alle coltivazioni vere e proprie sono utili per accrescere ulteriormente la biodiversità.
La seconda parte del progetto si concentrerà sullo sviluppo di incroci adattati alle caratteristiche climatiche e territoriali locali.
«L'iniziativa è importante e preziosa da diversi punti di vista. Questo progetto pone in primo piano il ruolo delle piante locali e rafforza la biodiversità. Le sementi e le piante locali crescono meglio con le piante utili all'uomo» ha chiarito Schuler.
Dopo che per anni in Alto Adige si sono utilizzate prevalentemente sementi di piante non autoctone il lavoro pionieristico di Florin Florineth di raccolta di sementi nelle zone montane ha contribuito a partire dalla fine degli anni Settanta al rafforzamento progressivo della biodiversità locale.
 
 Proliferazione di piante non autoctone, un rischio 
L'utilizzo di piante non autoctone provoca il proliferare di specie che non sono adattate alle condizioni ambientali locali e che talora entrano anche in concorrenza con le specie locali, arrivando a modificare l'ecosistema regionale e a minacciare le specie autoctone.
Le conseguenze di questo processo possono avere influenze negative su alcuni organismi come gli insetti che raccolgono il nettare o quelli impollinatori, che sono invece adattati alla flora locale.
In Paesi come la Germania l'utilizzo di piante autoctone è una consuetudine radicata, volta proprio al rafforzamento della biodiversità locale.
Esistono due categorie di sementi di piante selvatiche: la prima di esse è caratterizzata da una riproduzione su ampia scala, l'altra si può isolare direttamente attraverso la raccolta sul campo.
La riproduzione di singole specie che si riproducono in grandi quantità, come alcune specie di trifoglio, sono importanti per gli agricoltori del settore biologico e per le aree verdi.
La maggioranza delle sementi utilizzate in Alto Adige ricade in questa categoria.

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