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Vino Santo Trentino, «un piccolo miracolo» che sfida il tempo

Si è svolta a Verona, presso «wine2digital» - Vinitaly International, la degustazione di lancio della collezione storica di Vino Santo della Cantina Pisoni

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Il Vino Santo Trentino ha una storia antica, che racconta di un territorio dove condizioni climatiche e tradizioni culturali si intrecciano e si fondono in un vino unico al mondo, prodotto con i migliori grappoli di uva Nosiola, lasciati appassire lentamente sulle «arèle» fino a primavera e pigiati durante la «Settimana Santa», dopo un periodo di appassimento senza pari.
Un’alchimia straordinaria, che permette la creazione di un vino dolce che ha l’unico difetto di essere poco conosciuto: «un piccolo miracolo», lo ha definito il giornalista e scrittore Massimo Zanichelli, grande conoscitore del mondo dei vini passiti italiani, «con caratteristiche di assoluta unicità».
Marco e Stefano Pisoni, anime dell’omonima cantina di Pergolese (Sarche – Trentino), hanno voluto rendere omaggio a questa storia, imbottigliando a inizio 2018 venti annate di Vino Santo maturato nelle botti da venti a quarant’anni.
Dal 1977 al 1996, per ogni annata sono state imbottigliate e messe sul mercato circa un centinaio di bottiglie: una selezione limitatissima, che dimostra lo straordinario potenziale evolutivo di questo vino dolce che nasce ai piedi delle montagne trentine, nel clima submediterraneo della Valle dei Laghi.
 
L'evento di lancio di questa selezione si è tenuto ieri mattina (lunedì 14 maggio 2018) nelle forme di una degustazione riservata a un pubblico di giornalisti, critici, sommelier e operatori del settore, che hanno avuto la possibilità di assaggiare un vino mai messo prima sul mercato dopo una così lunga maturazione in botte, e di valutarne con competenza la qualità assoluta e le differenze tra le diverse annate.
Nella sala degustazione «wine2digital» messa a disposizione da Vinitaly International, presso la Fiera di Verona, i produttori Marco e Stefano Pisoni, accompagnati dall’enologo della Fondazione Mach Luciano Groff e dal giornalista e scrittore milanese Massimo Zanichelli, hanno dunque accompagnato i partecipanti in un vero e proprio viaggio nel tempo, iniziato con il 2003, annata di Vino Santo Pisoni attualmente in commercio, e terminata con quel 1977 che rappresenta l’anno di rinascita di questa perla dell’enologia trentina.
 

 
In sala, personalità del calibro di Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains, Casimiro Maule, enologo e per oltre quarant’anni direttore della cantina valtellinese Nino Negri, Matilde Poggi, vignaiola e presidente della FIVI - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, hanno preso la parola esprimendo l’ammirazione per un vino capace di sfidare il tempo, ma anche per la tenacia dei vignaioli della Valle dei Laghi che ancora lo producono, mantenendo viva una tradizione plurisecolare.
«Piantare la vigna è un gesto di amore verso chi verrà dopo di noi», ha detto Matilde Poggi.
 
«E’ la volontà di trasmettere un patrimonio, è la generosità di lavorare oggi sapendo che saranno altri, in futuro, a beneficiare del nostro lavoro. Questo amore e questa generosità si esprimono in modo evidente in questo vino, che è fatto per durare, per resistere al tempo.»
«L’evento di oggi è solo uno dei primi passi di un progetto di rilancio di questo nostro piccolo ma preziosissimo gioiello enologico», ha detto con convinzione Marco Pisoni.
«Vogliamo farlo conoscere e apprezzare per quello che è: un vino dalle caratteristiche eccezionali, perfetto per gli abbinamenti gastronomici, accompagnamento ideale per i grandi momenti della nostra vita. Dobbiamo farlo apprezzare in Trentino, dove ancora non è sufficientemente conosciuto, e poi portarlo oltre i confini della provincia, inserendolo una volta per sempre nell’olimpo dei grandi vini italiani.»

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