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A Trento i crimini di Cefalonia al centro di un convegno storico

Alla conferenza hanno partecipato tra gli altri il Procuratore Militare Marco De Paolis e la storica Isabella Insolvibile

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Una conferenza come quella tenuta oggi all’Università di Trento sui crimini di Cefalonia merita alcune considerazioni.
Anzitutto Cefalonia rappresenta il più alto sacrificio mai consumato dalla gente del nostro paese nel nome della «Resistenza». Aveva ragione Arrigo Petacco ad asserire, nel suo libro «La resistenza tricolore», che la resistenza italiana portava le stellette.
L’eccidio di 5.000 soldati italiani, fucilati dai tedeschi dopo che si erano arresi al termine di un combattimento, è un delitto che non può esser perdonato. È incompatibile con qualsiasi principio riferibile all’onore dei militari. Accusare di «Tradimento» dei soldati che hanno compiuto il proprio dovere eseguendo ordini del loro Paese è immorale prima ancora che criminale.
Almeno un centinaio dei militari uccisi a Cefalonia proveniva dal Trentino Alto Adige. Forse bisognerebbe di tanto in tanto ricordarli ufficialmente nella nostra regione.
Infine, si tratta di una delle pagine più tragiche della storia degli Alpini. Quegli stessi alpini che abbiamo appena visto sfilare alla 91esima adunata nazionale proprio qui a Trento. Questa conferenza, dunque, forse sarebbe stato bene tenerla nella settimana «preparatoria» al grande evento.



Presso la Sala conferenze Alberto Silvestri dell’Università di Trento, si è tenuto oggi un convegno dal titolo Cefalonia. Il processo, la storia, i documenti, che prende il nome dal libro-indagine del Procuratore Marco   De Paolis, Capo della Procura Militare della Repubblica di Roma e della Dott.ssa Isabella Insolvibile, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.
L’evento culturale, che ha visto la collaborazione dello Stato Maggiore dell’Esercito, è stato organizzato grazie alla proficua sinergia fra l’Ateneo Trentino, il Comando delle Truppe Alpine e il Comando Regione Trentino Alto Adige della Guardia di Finanza.
Presenti le massime autorità locali, tra cui il Commissario del Governo Pasquale Gioffrè, il Questore Dott. Massimo D’Ambrosio, il Comandante regionale della Guardia di Finanza, Generale Ivano Maccani, il Comandante regionale dei Carabinieri, Generale Massimo Menniti, i rappresentanti delle Istituzioni statali, della Croce Rossa Italiana, delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma, studenti universitari e rappresentanti dei reparti militari in zona.
 
Negli indirizzi di saluto del Rettore, Prof. Paolo Collini e del Direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, è stata sottolineata la valenza culturale dell’approfondimento di un argomento di grande rilevanza per la storia patria e dell’indagine condotta dal Dott. De Paolis, basata su una ricerca capillare dei documenti relativi alla strage dei militari della Divisione Acqui perpetrata dai nazisti nell’isola greca.
Ad avvio dei lavori ha preso la parola il Vice Comandante delle Truppe Alpine per il Territorio, Generale di Divisione Massimo Panizzi che, nelle vesti di moderatore dell’evento, ha citato alcuni brani del Libro «L’eccidio di Cefalonia» di Padre Romualdo Formato, esortando i giovani a riscoprire l’amore per la storia, invitandoli a visitare i Musei, i Sacrari e i luoghi della memoria, poiché «non ci può essere vero progresso senza la memoria del passato».
 

 
Il Prof. Lorenzo Gardumi ha trattato nel suo intervento la vicenda dei «Trentini nella Divisione Acqui prima, durante e dopo Cefalonia».
La Dott.ssa Isabella Insolvibile, consulente tecnico delle procure militari per le indagini delle stragi naziste, nonché autrice di apprezzate monografie del settore, ha quindi ripercorso i momenti della tragedia attraverso un’accurata analisi storica.
«Cefalonia rappresenta il primo vero episodio di resistenza armata al nazismo, – ha sottolineato la ricercatrice. – L’eccidio dei nostri militari rappresenta il crimine di guerra compiuto dai tedeschi con il più alto numero di vittime italiane.»
 
Il dibattito è poi entrato nel vivo con l’esposizione dell’autore, il Procuratore Militare Depaolis, che ha definito «storica» la sentenza del 18 ottobre 2013 del Tribunale Militare di Roma, con la quale si conclude l’ultima straordinaria stagione processuale in Italia relativa alle stragi di popolazione civile e di militari prigionieri di guerra, commesse dai tedeschi dall’8 settembre 1943 al maggio del 1945.
Nel sottolineare le difficoltà, per storici e giuristi, di ricostruire un avvenimento così importante e complesso e di «fare giustizia» in una materia quale quella dei crimini di guerra, De Paolis ha spiegato come «l’affermazione di responsabilità penale in casi come quello di Cefalonia appare non soltanto doverosa, ma anche estremamente utile quale deterrente per i criminali di guerra e quale modello etico per gli attuali e futuri soldati».
 

 
La sintesi e le conclusioni del convegno sono state affidate alla sapienza storica del Prof. Gustavo Corni che ha ricordato come la verità giudiziaria non sia sufficiente per uno storico.
«Basti pensare che un’indagine si ferma con la morte dell’indagato, – ha ricordato. – Mentre la verità storica deve andare ben oltre, avvalendosi anche della verità giudiziaria.»
Il prof Corni ha coinvolto gli studenti universitari e i giovani militari presenti in sala, stimolandone l’intervento attivo nella sessione dedicata alle domande.
L’evento è stato arricchito dalla proiezione di filmati ed immagini relativi alla vicenda di Cefalonia, in particolare quelle relative al rientro in Patria delle salme dei militari caduti, e si è concluso con un momento di raccoglimento in loro memoria e con le note dell'Inno nazionale.

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