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Michael Burda e i dati di uno studio dell’Ocse

«I disoccupati dedicano poco tempo a cercare un nuovo lavoro» Rilevati il tempo dedicato al lavoro domestico. Burda stima che il lavoro casalingo valga almeno il 20-25 % del PIL

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Anche i disoccupati lavorano. Lo fanno in casa, con ovvie differenze (soprattutto per noi italiani) tra uomini e donne. Un recente studio dell'Ocse ha misurato il tempo dedicato da occupati e disoccupati ad attività domestiche, alla cura della propria persona o in attività di svago, mettendo a confronto vari Paesi del mondo.
Negli Stati Uniti, chi lavora dedica in media alle produzioni domestiche"191 minuti al giorno (153 gli uomini, 234 le donne), in Germania 214 minuti (158 uomini, 271 donne), in Italia 156 minuti (97 uomini, 257 donne).

Ce ne sarebbe già abbastanza per bollare i maschi italiani come «nullafacenti» o quasi in casa propria, ma già lo si sapeva e dunque non ha stupito più di tanto il pubblico la sottolineatura fatta a questo riguardo da Michael Burda (Humboldt University Berlin), relatore al Focus di oggi pomeriggio al Castello del Buonconsiglio su un argomento quanto mai intrigante: «Cosa fanno le persone quando sono disoccupate?».
A dire il vero, sul caso italiano esiste un grosso punto di domanda, che Burda non ha sottaciuto, ipotizzando che via sia nell'italico maschio una maggiore ritrosia rispetto ai pari americani o tedeschi a dichiarare (agli intervistatori) che aiutano le proprie mogli e compagne nei lavori di casa.

Ma torniamo ai disoccupati. Quanto tempo dedicano alla ricerca di un nuovo lavoro? Se negli Stati Uniti dedicano a tale ricerca (consultando gli annunci, telefonando, facendo un colloqui di lavoro, ecc.) quasi 15 minuti al giorno gli uomini e 12 le donne, in Germania si dedicano oltre 10 minuti al giorno per gli uomini e 7 per le donne. E in Italia? Meno di dieci minuti da parte degli uomini, 7 dalle donne. Pochi, si dirà. Ma cosa influenza il tempo dedicato ad altre attività da parte dei disoccupati?
«L'effetto della disoccupazione - spiega Burda - sull'uso del tempo sembra dipendere dal contesto nel quale il disoccupato vive. Le persone che vivono in territori dove la disoccupazione sta aumentando sono più propense a dedicarsi ad attività domestiche ed alla famiglia, quelle che invece vivono in regioni dove la disoccupazione è cronica, tendono invece a dare molto spazio alle attività che caratterizzano il cosiddetto "tempo libero". La percezione collettiva rispetto alle possibilità di trovare un nuovo impiego ha dunque una notevole influenza, cosa questa che gli economisti hanno del resto sempre saputo. Riguarda dunque l'identità e le norme sociali del contesto in cui si vive.»

Nel caso dell'Italia, come è stato rilevato da un intervento tra il pubblico, occorre certo tenere in considerazione l'«effetto scoraggiamento» che coglie, in particolare, le donne nella ricerca del lavoro. Come dire: non cerco lavoro perché tanto so che non lo troverò. In tempi di crisi quali quelli attuali, la cosa riguarda anche gli uomini? Burda non ha offerto, a questo proposito, una risposta, ma ha rilevato che nei Paesi del nord Europa, Scandinavia in particolare, le donne disoccupate assistite da sussidi di disoccupazione, escono dalle liste e vengono obbligatoriamente dirottate verso attività formative se dopo un anno non hanno trovato un nuovo impiego.

I disoccupati dunque lavorano. Per lo più in casa, e lo fanno in misura assai variabile nei vari Paesi: un'analisi più approfondita della Germania rivela che «i disoccupati passano un'ora in più delle persone occupate a pulire e cucinare, dormono 30 minuti in più degli occupati, impiegano dedicano 20 minuti in più a fare shopping delle persone occupate ma non modificano il tempo che passano ad occuparsi della loro persona».
Ma quanto «vale» il lavoro casalingo? Burda stima che valga almeno il 20-25 % del PIL, al quale va però sommato un 15 % circa di sommerso.

«Considerazioni - ha concluso Burda - che dovrebbero essere tenute presenti dai decisori politici nella definizione delle politiche di welfare.»
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