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Grand Hotel Imperial di Levico Terme: dai tempi dell’Impero

Con noi «alla ricerca del gusto» in una struttura dove la cucina e lo SPA (Salus Per Acuam) sono la vita dell'albergo

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Raramente facciamo due volte un servizio per un medesimo ristorante. Ma il Grand Hotel Imperial di Levico Terme è una splendida eccezione: un gioiello d’altri tempi che cerca di stare al passo dei tempi.
Non è un gioco di parole. La bellezza della struttura, nata quando Levico faceva parte dell’Impero, deve fare i conti con le necessità di oggi. Ne abbiamo parlato con il direttore, Oreste D’Angelo, a circa un anno dalla sua inaugurazione.
La struttura è fantastica, merita di essere visitata come un monumento vero e proprio.
Nato agli inizi del ’900, il Grand Hotel ha avuto un decennio di pace gloriosa, quando gli aristocratici dell’Impero Austroungarico gradivano passare un periodo tranquillo e sereno nel Tirolo meridionale, curandosi con una terapia che esiste da sempre e che le medicine non hanno mai soppiantato: le terme.
Poi la Grande Guerra, il Regno d’Italia, la Seconda Guerra Mondiale. Infine, nuovamente la pace, l’appartenenza all’Unione Europea, la caduta dei confini.
 

La suite Sissi.
  
Nei cento anni di vita che sono passati, è cambiato il mondo. Sono cambiate la storia, la civiltà, il modo di fare turismo. L’hotel è stato per lungo tempo un gioiello incastonato in un anello non più d’oro come un tempo, ma alla fine è giunto il momento del recupero.
Preso in gestione da una società turistica tedesca, sta tentando il suo gran ritorno al futuro.
 

 
Levico Terme ha bisogno di un grande rilancio. La Provincia si era mossa in tal senso stendendo una serie di progetti che andavano dagli impianti funiviari che collegassero la cittadina agli impianti di sci alpino (Panarotta) e lo sci nordico (altipiano di Lavarone) al campo da golf che doveva sorgere sul terreno «improduttivo» di proprietà del comune di Levico nei pressi di Marco.
Gli impianti per gli sport invernali non sono mai iniziati, mentre il campo da golf è stato fermato dal sindaco che si è insediato dopo il dott. Carlo Stefenelli, autore del progetto.
Però l’affitto è stato adeguato lo stesso.
 

 
Qui sopra vediamo la grande sala da pranzo imperiale. La pubblichiamo perché la ragione della nostra visita è dovuta al fatto che è cambiato lo chef e siamo stati invitati a conoscere la nuova cucina.
Abbiamo accettato con piacere, ma prima di descrivere la nuova cucina, ci permettiamo di evidenziare come la struttura sia adatta a grandi ricevimenti, manifestazioni, matrimoni, convegni. Il parco imperiale offre una pace e una tranquillità propria d’altri tempi. Anche senza scomodare la principessa Sissi, l’atmosfera che si respira è certamente quella che ti aspetti quando hai bisogno di benessere, o quando devi svolgere un incontro aziendale.
È impensabile che le famiglie trentine decidano di passare una o più notti nel Grand Hotel Terme. Se, da marzo, si deciderà di accedere agli impianti termali, si andrà in giornata.
Ma le grandi sale e le infrastrutture disponibili vanno sfruttate nelle grandi occasioni anche dai Trentini.
Ora anche la cucina, che con lo chef Alfred Paul Lageder (è originario di Ortisei ma vive a Riva del Garda) è tornata a splendere come agli inizi del Novecento, il periodo passato alla storia come «Belle Epoque», perché si pensava che di guerre non ce ne sarebbero state più...
 

Lo chef Alfred Paul Lageder e il direttore dell'Hotel Oreste D'Angelo.
 
La cosa che ci ha colpito nell’offerta presentata a menù è stato un primo piatto particolare, le tagliatelle al ragù di selvaggina, che abbiamo accettato subito, saltando gli antipasti.
Le tagliatelle ovviamente sono fatte in casa ma, per quanto possa sembrare strano, lo è anche la selvaggina. Lo chef infatti è un appassionato cacciatore e il ragù era un misto di cervo, camoscio e capriolo.
Lo consigliamo vivamente, perché è un piatto internazionale rigorosamente trentino, in cui la selvaggina e le tagliatelle si presentano nella loro forma migliore.
 

 
Il secondo piatto che abbiamo scelto era decisamente non trentino: gli scampi con spinaci e verdure grigliate.
L’idea dei crostacei dopo un primo a base di cacciagione può sembrare contrastante, ma il cambio diametrale si è dimostrato azzeccato.
Ovviamente abbiamo cambiato i vini. Dal Cabernet della prima portata si è passati al Müller Thurgau della seconda. Entrambi trentini e della zona dei laghi.
Gli scampi erano perfetti, fortemente esaltati dalla sfogliatina che lo chef ha pensato di porre nel piatto per chi volesse evitare il pane senza rinunciare ai cereali.
 

 
Il dessert è una cosa di cui lo chef giustamente si vanta, tanto vero che già al’inizio del pranzo lo suggerisce ai clienti. Come dire mangiate in maniera disinvolta ma non spudorata, perché dovete riservarvi per il dolce finale.
Nel nostro caso lo chef ha pensato di portare a ognuno una proposta diversa.
Il dolce più stellato era indubbiamente il tris, una trilogia di cioccolato, torta cremosa e semifreddo.
L’altro dolce era la crema catalana alla grappa e biscottini alla cannella.
Infine, il tortino al cioccolato col cuore morbido fondente e caldo con salsa d’arancio.
 
 

 
Rispetto alla volta precedente, dobbiamo dire che il livello della cucina si è certamente portato all’altezza dell’Imperial Hotel.
Per chi volesse di tanto in tanto passare una serata diversa, più importante e quasi blasonata, sia per lavoro che in famiglia, ci sentiamo di suggerire la cucina del Grand Hotel Imperial.
I prezzi sono più che accessibili, l’atmosfera è quella di cent’anni fa.
 
GdM

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