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Il ristorante «Le Rose», la realtà del «Sogno di Carzano»

La scoperta di un ristorante da sogno nel cuore della Valsugana

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La scoperta è quasi casuale, per una serie di motivi. La prima è che non ci sono frecce segnaletiche che conducono a Carzano (che peraltro fa comune a sé). La seconda è che pochi di coloro che conoscono Carzano sanno che in quel paesino possa esistere un ristorante di altissimo livello, come Le Rose.

Carzano si trova nella conca ridente della bassa Valsugana, al cui centro sta la cittadina di Borgo, sulla sinistra orografica del Brenta.

Sorto sulla valle del rio Maso, Carzano ha segnato una pagina drammatica nella storia della Grande Guerra.
Nel luglio del 1917, due mesi prima della ritirata di Caporetto, si era aperta l'irripetibile opportunità per le truppe italiane di penetrare in territorio austriaco e, da lì, portarsi a Trento con un ardito ma verosimile colpo di mano militare.

Tuttavia passò alla storia come «Sogno di Carzano», perché funzionò tutto, meno che i generali predisposti alla realizzazione dell'operazione. L'eroe di quell'operazione, Cesare Pettorelli Lalatta, è sepolto nel cimitero di Carzano, come da suo desiderio, insieme ai bersaglieri che vi persero la vita non certo per colpa sua.
L'epica avventura di Carzano è stata pubblicata dal nostro giornale in occasione del suo 90° anniversario ed è tuttora reperibile in Pagine di Storia (vedi articolo).
Consigliamo gli appassionati di leggerla e di fare come noi: andare a Carzano e, a fine visita, fermarsi a pranzo o a cena al Ristorante «Le Rose».
Sarà una sorpresa che non dimenticherete, perché è uno dei migliori ristoranti del Trentino.



Il ristorante Le Rose è situato al 35 di Via 18 Settembre e dispone di un grazioso giardino che lo circonda. Dalla sua terrazza si gode di una vista impensabile per la Valsugana, come si può vedere dalla foto qui sopra che avevamo fatto sul a Better, una delle nostre migliori indossatrici (vedi calendario di agosto 2009).
Il titolare del ristorante è Giovanni Capra, che lo gestisce insieme alla moglie Rita e alla figlia Tatiana, dal 1984.
Giovanni è anche lo chef e i suoi piatti forti sono quelli a base di pesce di mare. Ma, carne o pesce che sia, qualsiasi cosa porti in tavola, si tratta sempre del massimo.
La scelta della materia prima sta alla base della sua cucina, mentre sono state le esperienze fatte in tutto il mondo che hanno arricchito il suo bagaglio professionale.

 

Noi eravamo andati a fare un servizio fotografico di capi d'alta moda della stilista Anna Gaddo, che ci aveva assicurato che la cucina di Giovanni era all'altezza dei suoi modelli.
Va premesso che le preferenze iniziali da decidere sono due: scegliere alla carta o il «menù degustazione», optare tra il vino e la carne.
Noi quel giorno abbiamo scelto pesce, secondo il «menù degustazione», una sorta di copiosi assaggi proposti dalla casa.

Si era partiti da un antipasto di calamari cotti al vapore, ripieni di purè (una specie di mousse) di branzino.
Uno dei due primi piatti consisteva in una zuppetta di cozze e vongole con la verdura, l'altro primo piatto era composto da crespelle mignon gratinate con i crostacei.
Il primo dei secondi piatti era una portata di cannoli di sogliole cucinate con la mozzarella, accompagnate con indivia belga e uva sultanina. Il secondo secondo piatto, ci si perdoni il gioco di parole, era più semplice: gamberi croccanti con patatine fritte. Beh, semplice sì, ma con il particolare che i gamberi erano quelli imperiali e le patatine non avevano nulla da spartire con quelle dei fast-food…
Il dessert era il mio dolce preferito: la cassata siciliana coi pistacchi e miele, uva e noci.

Chi avesse voluto scegliere il piatto degustazione di carne, avrebbe avuto lo stesso numero di portate, cominciando da un antipasto costituito da insalatina e carpaccio di manzo.
I due primi prevedevano una crema di spinaci con crostone di formaggi, seguiti da tortelli di erbette in crema di grana trentino e nocciole
I due secondi erano fatti da un filetto di manzo con i porcini (sono messi via da Giovanni) e da uno spiedino di pollo allo zenzero, portato su verdure arrostite.

Per chi volesse scegliere alla carta, suggerisco alcuni piatti. Il salmone selvaggio affumicato è tale da far dimenticare per sempre quello che si mangia a Natale e magari si trova in promozione al supermercato.
La catalana di gamberi è preparata in coppa di verdure cotte al vapore, aceto balsamico e olio.
Le cappe sante gratinate si presentano da sole, perché sono il piatto forte del ristorante Le Rose.
Ci sono anche dei piatti unici capaci di richiamare da soli la gente, e farla ritornare. Io sono tornato per la pasta all'astice…

Sì, perché nel servizio che avevo pubblicato a suo tempo non avevo fatto foto ai suoi piatti. Un'imperdonabile mancanza, che mi ha "imposto" a tornare per scattare le foto doverose.
O almeno questa è la versione del sottoscritto…
E, dato che facevo fotografie dei loro piatti, ho chiesto di portarmi delle cose semplicissime.



L'antipasto è stata una cosa che consiglio a chiunque: le cape sante gratinate. Per antipasto sono solo tre, come si vede nella foto. Chi volesse farne un piatto di portata, ne riceverà il doppio. Consiglio questa seconda opzione. Io purtroppo ho "dovuto" assaggiare di tutto e ho dovuto accontentarmi di tre…
Ah, dimenticavo che chi avesse problemi di celiachia, può farsele portare ugualmente specificando il problema, perché lo chef ha una versione eccezionale priva di pane grattugiato.



Il primo piatto era costituito da cappelletti con le erbette, vongole veraci alla bottarga. Squisito. Il condimento non è fatto col burro, quindi nessuna paura per il colesterolo.



Il secondo era il piatto che tanto desideravo, l'astice cotto in courbouillon e servito in bellavista con una salsetta al pomodoro e un riso indiano come contorno.
C'è bisogno di descrivere il giusto, o basta guardare la foto?



Infine il dolce. Un semifreddo meringato con la cioccolata fondente era quello che mancava per concludere l'assaggio, fatto esclusivamente per motivi di lavoro.

Quanto ai vini, ognuno sa cosa scegliere senza bisogno dei nostri suggerimenti, a partire dallo spumante. Forse però vale la pena provare con il pesce il müller thurgau di Faedo, o il «pavana» della Valsugana fatto da Francesco Poli per la carne.
Lo chef suggerirà sempre vini trentini, ma in cantina tiene anche il meglio di tutti gli altri.

Nella foto finale, Giovanni e Rita. Merita conoscerli. Il loro telefono è 0461 766177.

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