Home | Rubriche | Centenario della Grande Guerra | Che fine hanno fatto i generali al termine della Grande Guerra?

Che fine hanno fatto i generali al termine della Grande Guerra?

2. Impero tedesco: il generale Erich Ludendorff e il maresciallo Paul von Hindenburg

image

Hindenburg, il Kaiser e Ludendorff.
 
In questa puntata parleremo solo di due dei generali tedeschi che più si sono segnalati nella Prima Guerra Mondiale; Ludendorff e Hindenburg.
Erich Friedrich Wilhelm Ludendorff (Kruszewnia, 9 aprile 1865 – Tutzing, 20 dicembre 1937) è stato un generale tedesco di eccellente preparazione teorica, dal carattere brusco e irritabile, dotato di grande energia e di notevoli capacità organizzative e strategiche.
Divenne durante la prima guerra mondiale il principale collaboratore del generale Paul von Hindenburg e la vera personalità dominante dello stato maggiore tedesco, conseguendo numerosi successi operativi sui vari campi di battaglia.

Paul Ludwig Hans Anton von Beneckendorff und von Hindenburg (Posen, 2 ottobre 1847 – Gut Neudeck, 2 agosto 1934) è stata una figura importante della prima guerra mondiale.
Esercitò il comando supremo dell'esercito tedesco sul fronte orientale, ottenendo notevoli vittorie contro i russi.
Dal 1916, promosso feldmaresciallo, assunse la guida militare di tutte le forze del Reich, dirigendo, in collaborazione con il suo abile capo di Stato Maggiore generale Erich Ludendorff, lo sforzo bellico tedesco fino alla fine della guerra nel novembre 1918.
Godendo di grande fama e prestigio presso il popolo tedesco anche dopo la sconfitta, fu Reichspräsident della Repubblica di Weimar dal 1925 al 1934, anno della sua morte.


 
 Ludendorff 
Erich Ludendorff nacque il 9 aprile 1865 a Kruszewnia, una cittadina un tempo prussiana e dal 1945 in territorio polacco, da una famiglia di ricchi imprenditori agricoli.
Pur non appartenendo alla classe privilegiata degli Junker, la ricchezza della madre Klara von Tempelhoff permise al giovane Erich di frequentare persone colte e agiate.
Nel 1880 venne accettato dalla scuola cadetti di Plön (la stessa che anni dopo avrebbe diplomato Heinz Guderian), dove eccelse in matematica. Decise quindi di intraprendere la carriera militare e nel 1885 entrò come tenente nel 57º Reggimento fanteria di stanza a Wesel.
 
Destinato allo Stato Maggiore generale nel 1894, fu responsabile della sezione mobilitazione dal 1903 al 1914 e in questo lasso di tempo, conscio dell'inevitabilità del conflitto tra Germania e Francia, mise a punto insieme ad Alfred von Schlieffen un piano strategico che prevedeva una rapida guerra su un solo fronte, quello occidentale, per poi spostare l'esercito, in un secondo momento, sul fronte orientale.
 
L'inizio del conflitto lo trovò generale di brigata: già nell'estate del 1914, durante i primissimi mesi di guerra, Ludendorff si mise in luce per la spregiudicatezza con cui metteva in pratica tattiche e strategie d'avanguardia.
In Belgio, alla testa di un'unità di arditi, riuscì a penetrare nella zona fortificata di Liegi: pur non riuscendo a passare, impegnò tanto a fondo i belgi che questi credettero che si trattasse di un attacco in grande stile e concentrarono in quel punto tutte le loro forze. La via di Bruxelles rimase così aperta alle truppe del Kaiser.
L'imponente campagna stampa intrapresa in Germania su quella prima, grande vittoria, unita al bisogno del popolo tedesco di avere personaggi in cui credere, resero ben presto mitica la figura di Ludendorff.
 

 
Nell'autunno del 1914 Ludendorff divenne capo di Stato Maggiore del maresciallo Paul von Hindenburg sul fronte orientale. Benché formalmente fosse agli ordini del più anziano Hindenburg, Ludendorff perfezionò e portò avanti la propria strategia bellica in quasi completa autonomia.
L'8ª armata disponeva di sole sei divisioni, ma Ludendorff riuscì a cogliere il momento propizio per attaccare le linee russe. Suggerì a Hindenburg una mossa eccezionalmente audace: sguarnire temporaneamente una parte del fronte per concentrare le forze a disposizione in un rapido attacco contro l'armata di Aleksandr Samsonov.
Ottenuta una provvisoria superiorità numerica, i tedeschi attaccarono e annientarono il nemico a Tannenberg, sbaragliando e mettendo fuori combattimento un esercito di oltre 250.000 uomini.
In Germania il mito di Ludendorff salì alle stelle, e lui e Hindenburg arrivarono a essere considerati quasi al pari di semidèi della guerra.
 
Nonostante gli strepitosi successi conseguiti, la strategia di Ludendorff e Hindenburg mal si accordava con le convinzioni del capo di Stato Maggiore generale Erich von Falkenhayn, il quale era assolutamente convinto che le sorti della guerra si sarebbero decise sul fronte occidentale, contro la Francia, e considerava secondario l'impegno a oriente contro la Russia zarista.
Ludendorff tentò invano di convincerlo che sconfiggere la Russia nel minor tempo possibile fosse prioritario in modo da farla finita con la guerra su due fronti: egli credeva che la Germania non fosse in grado di sostenerla ancora a lungo.
Nel 1915 attaccò nuovamente nella zona dei laghi Masuri, ottenendo un altro significativo successo, pur al prezzo di consistenti perdite.
Era questo, secondo le intenzioni di Ludendorff, il momento di sfruttare il vantaggio per mettere definitivamente in scacco la Russia, ma il generale von Falkenhayn era scettico sulla possibilità di sconfiggere in modo definitivo la Russia e decise di arrestare ogni ulteriore offensiva generale sul fronte orientale temendo l'arrivo della stagione invernale e una ritirata russa in profondità.
Egli, al contrario di Ludendorff e von Hindenburg, escludeva la possibilità di provocare un crollo militare della Russia, e riteneva invece preferibile cercare di entrare in trattative con l'Impero zarista per concludere una pace separata.
 

 
In realtà la Russia, sostenuta dalla potenze occidentali, rifiutò ogni trattativa per una pace separata e riuscì a ristabilire la linea del fronte; la Germania dovette quindi continuare la logorante guerra su due fronti.
Il fallimento dei piani del generale von Falkenhayn sul fronte occidentale provocarono tuttavia nell'agosto 1916 la sua destituzione dall'incarico di capo di stato maggiore dell'esercito; egli venne sostituito da von Hindenburg e quindi Ludendorff poté assumere finalmente un ruolo centrale nella pianificazione e nella conduzione della guerra con l'incarico di Primo Quartiermastro generale dello stato maggiore.
 
Informato della grave situazione in cui versava l'impero austro-ungarico, Ludendorff si convinse che il solo modo per salvare l'alleato era fargli ottenere una clamorosa, schiacciante vittoria.
Decise così di inviare sul fronte italiano un corpo di spedizione formato di sole sei divisioni, scegliendo con molta accortezza il punto più debole dello schieramento italiano, a Caporetto: avvalendosi di strategie belliche d'avanguardia e di ufficiali audaci come Erwin Rommel riuscì ancora una volta nel suo intento, penetrando ampiamente nel territorio italiano.
 
Dopo il ritiro della Russia dal conflitto, Ludendorff partecipò alla firma del Trattato di Brest-Litovsk che imponeva ai russi condizioni di pace pesantissime: ma il logoramento degli eserciti degli Imperi Centrali (in particolar modo di quello austriaco) e soprattutto l'intervento a fianco dell'Intesa degli Stati Uniti d'America, segnarono comunque la sconfitta della Germania.
Alla fine della guerra, conclusasi con la sconfitta della Germania e la fuga di Guglielmo II, Ludendorff rientrò in patria con l'aura di eroe mitico intatta, ma ormai ai margini della vita politica in seguito alla proclamazione della Repubblica di Weimar.
Per questa e per la democrazia parlamentare nutrì sempre un mai nascosto disprezzo, divenendo l'ideale punto di riferimento dei movimenti nazionalisti e militaristi tedeschi, molti dei quali confluirono successivamente nel nazismo, e della destra revanscista e conservatrice che si mobilitò come un sol uomo contro il Trattato di Versailles ed esigette il pronto riscatto per l'umiliazione inflitta alla Germania.
I principali esponenti del Putsch di Monaco, tra cui Ludendorff, Hitler e Röhm, nel novembre 1923
Non stupisce che anche Hitler figurasse tra i suoi numerosi estimatori.
 

 
Nel 1923 Ludendorff si trasferì nella Germania meridionale per stabilirsi a Monaco di Baviera, ed ebbe modo di conoscere Hitler, con cui ebbe frequenti contatti.
Nel clima conservatore e ultranazionalista di Monaco, Hitler decise - forse impressionato dal facile successo ottenuto pochi mesi prima da Benito Mussolini in Italia - di organizzare un colpo di Stato (il "Putsch di Monaco"), senza informare Ludendorff.
Benché preso alla sprovvista, Ludendorff accettò ugualmente di prestare il proprio nome a quella sfortunata sortita, ma il putsch fallì miseramente.
L'esercitò aprì il fuoco su un corteo aperto da Ludendorff e Hitler, che furono arrestati.
Figurò in seguito tra gli imputati al processo per alto tradimento e fu l'unico a essere assolto.
A quel punto prese le distanze da Hitler, ma accettò di collaborare con Strasser quando questi si accinse a riorganizzare il NSDAP in vista delle elezioni del 1924.
Il partito ottenne solo il 3% dei voti alle elezioni per il Reichstag del 1924, ma Ludendorff fu eletto in Parlamento dove restò fino al 1928.
 
Ma Ludendorff rimase politicamente "bruciato" dalla disavventura di Monaco, tanto che nel 1925, quando si trattò di scegliere tra lui e il suo antico superiore Hindenburg per portare un grande nome alle elezioni presidenziali, la destra, i vecchi militaristi come von Tirpitz e i signori della Ruhr puntarono decisamente su Hindenburg.
Nel marzo 1925 quindi corse alle presidenziali come candidato del Partito nazista, ma ottenne solo l'1,1% dei voti.
Si staccò progressivamente dal nazismo, pur rimanendo un convinto nazionalista e antisemita.
In quegli anni, fondò la Tannenberg-Bund, un'organizzazione nazionalista tedesca con caratteri sia antisemiti che anticattolici.
 
Fino al giorno della sua morte nel 1937, anche dopo l'ascesa di Hitler al potere, Ludendorff sopravvisse come il monumento di sé stesso: rispettato, onorato, addirittura fatto oggetto di venerazione dalla propaganda nazista, ma senza più il minimo peso nella politica e nella Wehrmacht.
All'avvento al potere di Hitler, indirizzò una lettera aperta privata ad Hindenburg esponendogli il suo disprezzo per il suo ex alleato:
«Avete consegnato la nostra sacra madre terra Germania ad uno dei più grandi demagoghi di tutti i tempi. Profetizzo solennemente che quest'uomo dannato scaglierà il nostro Reich negli abissi e porterà un'inconcepibile miseria nella nostra nazione. Le generazioni future vi malediranno nella tomba per la vostra azione.»
 
Morì di cancro al fegato a Monaco, dove ricevette un funerale di stato da parte del regime, contro la sua esplicita volontà.
Ludendorff è stato sepolto nel cimitero nuovo di Tutzing.
 

 
 Hindenburg 
Hindenburg nacque a Posen (l'odierna Poznań, in Polonia), allora Regno di Prussia, nel 1847, figlio dell'aristocratico prussiano Robert von Beneckendorff und von Hindenburg e della moglie Luise (nata Schwickart).
Gli Hindenburg erano discendenti di Martin Lutero, iniziatore dello scisma protestante, e di sua moglie Katharina von Bora, per parte della loro figlia Margarethe.
 
Educato alla scuola per cadetti di Wahlstatt (l'odierna Legnickie Pole, in Polonia) e alla scuola per cadetti di Berlino, combatté nella battaglia di Sadowa del 1866 e nella guerra franco-prussiana (1870-1871).
Nel 1903 venne promosso generale; nel 1911 si ritirò con il grado di generale di corpo d'armata, ma in realtà era stato allontanato dal servizio attivo perché, durante lo svolgimento di una manovra, s’era permesso di far prigioniero il Kaiser con tutte le sue truppe, mettendo in evidenza le sue virtù strategiche ma allo stesso tempo inimicandosi tutto lo Stato Maggiore dell’esercito.
 
Richiamato allo scoppio della prima guerra mondiale, fu vittorioso nella battaglia di Tannenberg e in quella dei Laghi Masuri (1914), contro l'esercito russo.
Gran parte del merito di queste vittorie appartiene al colonnello Max Hoffmann, che riconobbe l'importanza della falla nella sicurezza delle comunicazioni radio dei russi. Con un codice di cifratura semplice e rapidamente decodificato vennero inviate informazioni sufficienti a permettere all'esercito tedesco presente nell'area, guidato da Ludendorff e Hindenburg, di conoscere dove e quando si sarebbero trovate le truppe russe.
 
Alla fine del 1916 Hindenburg fu nominato Capo di Stato Maggiore, in sostituzione di Erich von Falkenhayn, anche se il vero potere era esercitato dal suo vice, Erich Ludendorff.
Seguendo i suggerimenti di Ludendorff, nel 1917 Hindenburg diede ordine di riprendere la guerra sottomarina indiscriminata, nota come battaglia dell'Atlantico (1914-1918), provocando il 6 aprile l'ingresso degli Stati Uniti d'America nel conflitto mondiale a fianco della Triplice intesa.
 

 
Ancora nel 1917 e insieme a Ludendorff, il generale realizzò la Linea Hindenburg (Siegfried Stellung), un vasto sistema difensivo che si estendeva nel nordovest della Francia per quasi 160 chilometri di lunghezza con una profondità variabile da 6 a 10 chilometri.
Costituita da tre linee successive (linea avanzata, linea dei rincalzi, linea della riserva), collegava villaggi, boschi e corsi d'acqua con un sistema di postazioni fortificate, trincee e camminamenti.
Ritenuta inespugnabile, fu sfondata dagli Alleati durante l'Offensiva dei cento giorni, a prezzo di pesanti perdite di uomini e materiali.
 
Subito dopo la fine della guerra, nel 1918, Hindenburg si ritirò nuovamente dall'esercito e iniziò la carriera politica durante il periodo turbolento della Repubblica di Weimar.
Nel febbraio 1925 il Presidente del Reich, il socialdemocratico Friedrich Ebert, morì prima della scadenza del suo mandato. Le elezioni presidenziali si tennero in una situazione politica ancora condizionata dalla crisi della Ruhr e dalla grande inflazione del 1923.
Nelle doppie elezioni politiche di maggio e di dicembre 1924 gli elettori avevano confermato lo spostamento verso destra che si era manifestato fin da quelle del giugno 1920, premiando i nazionalisti.
A sinistra i comunisti avevano conservato una forte rappresentanza parlamentare, mentre permaneva la conflittualità tra i partiti democratici, tra i quali i maggiori erano il Partito Socialdemocratico, il Partito di Centro, il Partito Democratico Tedesco ed il Partito Popolare Tedesco.
 
In questo contesto maturò nell'opposizione nazionalista antiweimariana l'idea di candidare un esponente di prestigio del vecchio regime capace di raccogliere un ampio consenso.
Il candidato naturale sarebbe stato Erich Ludendorff, ma l'ex subalterno di Hindenburg pagò l'appoggio che aveva dato al tentativo di colpo di Stato fallito da Adolf Hitler nel novembre 1923 a Monaco di Baviera.
La scelta cadde allora sullo stesso Hindenburg, che dovette la sua elezione all'antagonismo tra i partiti della sinistra.
 

 
La grande depressione fu lo spartiacque della prima presidenza Hindenburg.
Negli anni precedenti alla crisi del 1929 la politica estera di riconciliazione con le potenze vincitrici del cancelliere e poi ministro degli esteri Gustav Stresemann aveva creato le condizioni per una vigorosa ripresa dell'economia tedesca.
L'economia tedesca però dipendeva più di quella degli altri Paesi europei dai rapporti commerciali e finanziari con gli Stati Uniti in forza dei piani Dawes e Young (1929).
La grande crisi causò un'ondata di disoccupazione, che divenne terreno fertile per la propaganda nazista diretta da Joseph Goebbels.
 
Al termine del mandato settennale, Hindenburg, che soffriva di saltuarie crisi di senilità, venne persuaso a ripresentarsi alle elezioni presidenziali della primavera del 1932 come unico candidato in grado di bloccare l'ascesa di Adolf Hitler.
Quello che era stato il presidente dell'opposizione nazionalista divenne il candidato dei partiti democratici, inclusi i socialdemocratici, e di quella parte della burocrazia, dell'esercito e dei ceti medi che erano favorevoli a una svolta autoritaria, ma diffidavano dei nazisti.
 
Hindenburg in effetti sconfisse Hitler nella corsa alla presidenza, ottenendo al ballottaggio il 53% dei suffragi contro il 37% di questi e il 10% di Thälmann; ma nelle elezioni politiche del luglio 1932 lo NSDAP ottenne 230 seggi, che ne fecero il primo partito in un Reichstag frammentato.
I cancellieri nominati da Hindenburg, Franz von Papen e Kurt von Schleicher, perseguendo strategie diverse, non riuscirono a dare una maggioranza parlamentare ai rispettivi governi che prescindesse da Hitler, il quale da parte sua non era disponibile a entrare in nessun governo di cui non fosse alla guida.
Egli citava l'esempio dell'Italia, dove il re aveva ceduto a Benito Mussolini tutto il potere.
 

 
Nel 1933 Hindenburg nominò Hitler cancelliere del Reich (il giuramento si tenne il 30 gennaio) in un governo in cui von Papen ricopriva la carica di vice cancelliere.
La sera dell'insediamento di Hitler, i sostenitori del partito nazista marciarono per ordine di Hitler sotto gli occhi di Hindenburg: quest'ultimo, a causa della senilità, scambiò i nazisti per le truppe russe prigioniere del Fronte Orientale che egli aveva più volte sconfitto durante la Grande Guerra.
L'illusione di poter controllare Hitler svanì in meno di un mese dalla presa del potere del neo-cancelliere.
L'incendio del Reichstag e il conseguente decreto del 28 febbraio 1933 dettero il via alla Gleichschaltung, cioè alla sincronizzazione delle istituzioni e della società tedesche con lo spirito e le finalità del nazismo. In un quadro di formale legittimità costituzionale e con il consenso di Hindenburg, il nazismo attuò la trasformazione della Repubblica di Weimar nel Terzo Reich.
 
Hindenburg rimase in carica fino alla sua morte, avvenuta il 2 agosto 1934 nella sua casa di Neudeck (Prussia orientale), due mesi esatti prima del suo ottantasettesimo compleanno.
Il giorno prima della sua morte, Hitler volò a Neudeck per rendergli visita. Hindenburg, vecchio e confuso, pensò di essere dinnanzi al Kaiser e lo chiamò «maestà».
Dopo la morte di Hindenburg, Hitler dichiarò permanentemente vacante la carica di presidente del Reich, fondendola di fatto con quella di cancelliere, sotto il titolo di Führer und Reichskanzler (Führer e cancelliere del Reich), rendendo sé stesso capo di Stato e capo di governo della Germania.
Il 19 agosto 1934 Hitler fece svolgere un referendum per legittimare questa sua mossa. 

Hindenburg fu quindi l'ultimo presidente del Reich fino al 30 aprile 1945, quando dopo il suicidio di Hitler la carica venne assunta da Karl Dönitz, come lo stesso Führer aveva disposto nel suo testamento.
Hindenburg venne sepolto nel Memoriale di Tannenberg.
Nel 1945 le truppe tedesche rimossero la sua bara e quella della moglie, per salvarle dai russi in avvicinamento.
Vennero portate a Marburgo, nella Germania occidentale, città di cui Hindenburg era cittadino onorario, dove furono nuovamente e definitivamente inumate nella cappella della torre nord della chiesa di Santa Elisabetta.
 
G. de Mozzi
 
Si ringrazia Wikipedia per le note e soprattutto le fotografie.

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Storia dell'Autonomia

di Mauro Marcantoni

Cartoline

di Bruno Lucchi

Amici a quattro zampe

di Fabrizio Tucciarone