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Reportage di viaggio dal Sud America/ 2 – Di Maurizio Panizza

Argentina, una lunga storia di emigrazione: muchas gracias y hasta pronto en Italia!

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San Telmo, l’antico quartiere di Buenos Aires, quello in cui è nato il tango, si rianima all’improvviso dopo la siesta.
Sono le cinque de la tarde.
È l’ora in cui la gente, non appena il sole cocente del pomeriggio dà un po’ di tregua, esce di casa e si riversa lungo le strade del barrio (il quartiere).

Più che del tè o del caffè, in Argentina questo è il momento del mate, un vero e proprio rito nazionale durante il quale una particolare infusione di foglie dentro una piccola zucca viene succhiata attraverso una cannuccia in metallo. E questo è anche il momento magico dell’incontro con gli amici, quello in cui, come per incanto, la vita torna di colpo a popolare i cortili, le vecchie osterie, i negozi, le piazze, mentre il mate inizia a passare di mano in mano.
 

Il momento del mate molto diffuso in Argentina.

Anche noi stiamo per uscire da casa. Con mia moglie, sono ospite da alcuni giorni di Mariana, un’amica porteña, ovvero cittadina della Capital Federal, di lontane origini italiane, come lo sono, peraltro, circa la metà delle persone che vivono in Argentina.
L’altra metà, più o meno, è di origine spagnola.
Da giornalista che spesso racconta di Storia, so bene come anche il Trentino (o il Tirolo, se parliamo del periodo antecedente il 1918) abbia dato un enorme contributo all’emigrazione in Argentina.
 
Qui sono arrivati a migliaia dai nostri paesi già nella seconda metà dell’Ottocento e questo Nuovo Mondo li ha sempre accolti offrendo loro un sogno, una speranza, un lavoro.
Anche nel Novecento il movimento migratorio non ha mai cessato di fornire manodopera all’Argentina, particolarmente nei due dopo-guerra, quando un’Italia martoriata non poteva più offrire di che vivere ai propri figli.
Anche il motivo per cui stiamo uscendo da casa «parla» di emigrazione.
 

San Telmo, l'antico quartiere di Buenos Aires.

Il messaggio in Whatsapp è arrivato da poco: «Buongiorno. Sono Mariano Roca, segretario del Circolo Trentini nel Mondo di Buenos Aires. Mi piacerebbe molto incontrarvi.»
Il contatto, è da dire, è stato fornito da Armando Maistri, vice presidente dell’Associazione Trentini nel Mondo, il quale sapendo del nostro lungo viaggio in Sud America ci aveva proposto questo incontro. E per noi - per me in particolare che mi occupo da anni di raccontare vicende di vario genere – questa è un’occasione preziosa da non perdere.
 
L’appuntamento è stato fissato in San Telmo, precisamente al Café Plaza Dorrego, il cuore pulsante del vecchio quartiere.
Entriamo nel locale con qualche minuto di ritardo. L’arredamento è quello tipico degli anni Venti.
Alle pareti tante fotografie parlano di illustri ospiti o di perfetti sconosciuti che nel corso di un secolo si sono seduti a questi stessi tavolini.
Anche l’aria che si respira, così come il tempo e le parole degli avventori, pare essersi fermata a quegli anni lontani.
Tolgo il telefono dalla tasca e controllo di nuovo in WahtsApp la foto di Mariano Roca: non conoscendolo potrebbe essere chiunque di costoro.
Mi guardo intorno. Ecco, dal fondo della sala, un po’ in penombra, qualcuno mi fa un cenno con la mano: è lui.
 

Café Plaza Dorrego.

Ci avviciniamo con passo svelto. I convenevoli saltano di colpo e ci abbracciamo come se ci conoscessimo da una vita.
Del resto è facile qui in Sud America dove la gente è cordiale, aperta al dialogo e all’amicizia, anche al contatto fisico, direi, molto più che da noi in Trentino.
Con Mariano, siede al tavolo anche Marta Delfina Turrina, la Presidente del Circolo, e pure un’amica, Paola Trentini, con la sua bambina.
 
Rimango subito stupito: il loro italiano è fluente e corretto, ricco di vocaboli, quasi perfetto, insomma. Già da questo primo particolare si sente che amano l’Italia e il Trentino (forse più di molti di noi), pur essendo nati in Argentina dalla prima o seconda generazione di emigranti.
Mi raccontano storie delle loro famiglie che sono simili a tante altre che conosco già: la povertà nelle valli dei loro bisnonni e la necessità per costoro di dare un futuro a quelli che sarebbero poi stati i rispettivi figli e nipoti.
Mi parlano di avventurose traversate in nave e delle grandi fatiche dei primi arrivati in Argentina, ma anche con nostalgia dei loro paesi di origine che oggi per fortuna non costringono più all’emigrazione: Fondo in Val di Non per Mariano, Vigo Cavedine per Delfina, Trambileno per Paola.
 

L'incontro con i trentino-argentini. Da sinistra: l'autore, Graziella Bertolini, Marta Delfina Turrina, Paola
Trentini con la figlia, Mariano Roca.

 
E’ un continuo confronto di curiosità e di saperi e la conferma che certe tradizioni sono rimaste ben salde nella memoria dei nostri trentino-tirolesi.
Primi fra tutti i canti in dialetto e i piatti tipici della nostra terra, come ad esempio la polenta con crauti e coniglio.
Parliamo anche dei contatti con la patria trentina, dei loro viaggi fatti in Italia nel corso degli anni e delle visite restituite in Buenos Aires dai nostri amministratori.
Insieme ricordiamo con commozione anche l’amico Rino Zandonai, compianto direttore della Trentini nel Mondo, scomparso tragicamente in volo nel 2009 assieme a Giovanni Battista Lenzi e Luigi Zortea.
 
Da quanto raccontano, capisco che sanno tutto di ciò che succede da noi, anche se sono distanti più di 12 mila chilometri, in un altro Paese e in un altro clima, come se il loro fosse un pezzo di Trentino che continua a vivere al di fuori del Trentino.
La domanda, però, è fino a quando? So bene - e loro me lo confermano - che la vita associativa si riduce sempre più a mano a mano che le generazioni cambiano.
In altre parole, non sempre l’interesse per le proprie origini è patrimonio comune dei giovani di oggi, come allo stesso modo succede anche in Trentino, del resto, dove scarsa è la passione (e l’istruzione) verso la nostra storia, in particolare per quella precedente alla Prima Guerra Mondiale.
 

Un incontro fra famiglie di emigrati trentini in Argentina. A sinistra, Rino Zandonai.
La foto è stata scattata alcuni mesi prima della sua tragica scomparsa.

 
Rimane - e quello è stato rimarcato anche nel nostro incontro - il «presidio» storico-culturale dell’Associazione Trentini nel Mondo che per fortuna sa mantenere ancora saldo uno stretto legame fra provincia di Trento e comunità all’estero.
Dopo tanti ragionamenti, purtroppo è arrivato il momento di lasciarci: Mariano, Delfina e Paola devono attraversare la città per raggiungere le loro famiglie, e Buenos Aires non è certo Trento.
Qui la popolazione della cosiddetta «Grande Buenos Aires» (la città più i sobborghi) raggiunge i 12 milioni di abitanti, 1/3 dell’intera popolazione del Paese, e per attraversarla possono essere necessarie anche alcune ore.
 
Usciamo all’aperto. Plaza Dorrego è gremita di gente. Un’orchestrina suona una musica nostalgica e appassionata come le parole di un innamorato lontano, mentre due ballerini danzano il tango per la curiosità e il piacere dei turisti.
Un ultimo sguardo alla piazza, poi noi ci incamminiamo verso casa, distante solo due quadre.
Loro si dirigono dalla parte opposta. Ancora un cenno in lontananza con la mano e poi spariscono fra la folla.
Adios, queridos amigos. Muchas gracias y hasta pronto en Italia!
 
Maurizio Panizza
 
Tango in Plaza Dorrego a San Telmo.

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