Home | Rubriche | Giovani in azione | Giovani in azione: Andre Valle Salazar – Di Astrid Panizza

Giovani in azione: Andre Valle Salazar – Di Astrid Panizza

«Semplicemente quello che sono»: la storia di Andre e del suo rapporto con la disforia identità di genere

image

Andre mentre mostra il tablet con la sua foto scattata prima della terapia ormonale.
 
Andre, questo il suo nome, è un ragazzo di 21 anni, riservato, con una voce profonda che infonde tranquillità. Ma la sua vita non è stata serena, anzi.
Nasce nel 1997 biologicamente femmina, vuole giocare sempre con i maschi e se c’è da scegliere un personaggio, decide sempre di essere un protagonista maschile.
La sua infanzia, tuttavia, passa senza problemi, semplicemente perché i bambini non pensano a definirsi e non si danno delle etichette.

In che momento hai iniziato a provare un senso di disagio con il tuo corpo?
«Quando ho raggiunto l’età adolescenziale, a partire dalle medie, ho cominciato a sentirmi “lontano” da quello che la società si aspettava da me. Mi sono posto le prime domande vere e proprie, ma allo stesso tempo reprimevo immediatamente le sensazioni perché non avevo neanche idea di cosa fosse effettivamente quello che sentivo. Erano solo tanti punti di domanda, un disagio verso quello che ero.
«Solo con il tempo sono arrivato a capire che avevo bisogno di accettarmi, perché quello che sei non è un qualcosa da cui puoi scappare. Confesso però che il processo di accettazione non è affatto facile. Alle medie ho cominciato a fare ricerche in Internet, soprattutto su YouTube, che mi hanno aiutato a capire cosa volesse dire essere transgender, quando ancora non ne parlavo con nessuno.
«Mi sono tenuto questo peso dentro di me per un paio d’anni, ne ho parlato la prima volta nello stesso momento in cui mi sono dichiarato pubblicamente, nel 2014. Avevo 17 anni.»
 

 
La tua famiglia e i tuoi amici come l’hanno presa?
«Sono stato davvero fortunato, la mia famiglia non ha avuto nessun problema nell’accettare chi fossi e anzi, mi ha sempre fatto capire che mi vede per quello che sono. Non erano stupiti, come i miei amici, hanno capito la situazione al massimo.
«Purtroppo non sempre è così, ci sono molte famiglie di ragazzi transgender che per credenze o convinzioni ritengono ci sia qualcosa di sbagliato nel proprio figlio o fratello. Ci sono ragazzi che devono costantemente vivere lottando contro le proprie famiglie perché non hanno il loro sostegno.»
 
Sei una persona attiva nel promuovere i diritti transgender e per fare in modo che si conosca questa realtà?
«Nel mio piccolo ho fatto qualcosa, ma non quanto avrei voluto fare. Ho aperto un canale su YouTube anni fa, nel periodo in cui mi sono dichiarato. Facevo video informativi riguardo alcune tematiche transgender, documentando il mio percorso con lo scopo di aiutare altri perché è proprio da YouTube che ho trovato risposte a domande che avevo avuto per tutta la vita, quindi so quanto possa essere importante e decisivo sulle persone.»
 
Com’è stato il percorso che ti ha portato dove sei ora?
«Inizialmente c’è un percorso psicologico da seguire, poi si passa a quello endocrinologico, chirurgico e giuridico.
«Per quanto riguarda il percorso psicologico, questo dura come minimo alcuni mesi. Non si tratta solo di una diagnosi di quello che uno sente, ma c’è un vero e proprio sostegno che aiuta nei momenti difficili, soprattutto quelli iniziali. Nel mio caso mi sono sentito accolto e sostenuto da un bravo psicologo.
«Senza la diagnosi non puoi accedere successivamente alla terapia ormonale, che prevede un cambiamento graduale dei caratteri somatici, ciò che desideravo da tempo.
«Poi ci sono vari interventi chirurgici che si possono fare e parallelamente a quelli, per quanto riguarda il percorso giuridico, si avvia il cambio anagrafico, di nome e genere. I miei documenti sono arrivati quest’anno, dopo un anno dalla sentenza.»
 

 
Com’è stato ricevere il documento in cui finalmente potevi riconoscerti?
«È stato abbastanza surreale! Per me i documenti erano sempre stati un problema, soprattutto da quando avevo iniziato la terapia ormonale, per il semplice fatto che avevo un aspetto totalmente diverso da quello raffigurato sulla foto.
«Spesso ho sentito la mia privacy violata, nel senso che ogni volta che mostravo il documento ero costretto a spiegare certe cose che non avrei voluto dire a tutti.
«Perciò il fatto di essere riconosciuto a livello legale dallo Stato come Andre e come maschio è veramente qualcosa che ho sempre desiderato. È stato come rinascere.»
 
Hai avuto relazioni sentimentali? E come le hai vissute?
«Sono stato tre anni con una ragazza, che già mi conosceva prima del mio percorso. Mi ha sempre visto per quello che sono senza mai farmi sentire a disagio.
«Quello che in generale è importante sapere in una relazione è, secondo me, che l’altra persona ti veda spontaneamente per quello che sei e che ti accetti.
«Ci sono tanti tabù che vivono le persone trans, certi dicono che non troveranno mai un partner, o cose del genere. Può non essere facile. Alcuni vedono con difficoltà l’idea di avviare una relazione con una persona transgender, ma questo non vuol dire che non ci siano altrettante persone che riescono ad andare oltre a questi limiti.»
 

 
La tua vita ha subìto una transizione lunga e importante. Ti sembra di essere una persona diversa rispetto a quando hai iniziato il tuo percorso?
«Sicuramente sono cambiato tanto come persona. So che sarei totalmente diverso da come sono ora se fossi nato biologicamente maschio e se non avessi vissuto questa esperienza che ha influenzato tanto la mia maturità e molti modi di vedere la mia vita in generale.
«Questo percorso mi ha aiutato a vivere per quello che sono, in realtà è molto difficile in tutti i sensi, non solo come cambiamento fisico. È un cammino accidentato all’interno di te stesso, per come ti accetti e lo dichiari agli altri.
«Credimi, è difficile accettare la disforia identità di genere, è qualcosa con cui devi imparare a convivere. Devi essere forte per non essere influenzato da quello che è l’ignoranza e i pregiudizi degli altri.
«Già solo il fatto di affrontare tutte queste cose insieme fa crescere. Prima del percorso fisico, dentro di me pensavo che dovevo solo aspettare di cominciare la terapia ormonale per stare bene. Con il tempo, invece, ho capito che non si tratta solamente di una questione fisica, ma il percorso principale è quello che avviene all’interno.
«Una volta iniziata la terapia ho finalmente trovato la serenità e la forza di affrontare tutte le questioni che prima consideravo troppo difficili.
«La gente tende a giudicare senza rendersi conto che ciò che vive una persona transgender non è una scelta, ma racchiude in sé tanta sofferenza. E’difficile vivere per quello che sei in una società che ti dice che ciò è sbagliato.»
 
Ti sembra che negli ultimi anni sia aumentata la consapevolezza sul tema transgender?
«Credo che ci siano stati tanti progressi nel tempo, ma c’è ancora una grande parte di popolazione che discrimina le persone transgender, semplicemente per una questione di ignoranza, di educazione riguardo l’argomento, oltre che per mancanza di empatia.
«Basterebbe solo fare uno sforzo per comprendere quello che una persona trans vive e cosa significhi disforia identità di genere.
«Perché non scegliamo di essere qualcuno, ma piuttosto ci accettiamo per quello che siamo.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)

Andre con la famiglia.

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Gourmet

di Giuseppe Casagrande

Campi da golf

di Francesco de Mozzi

Cartoline

di Bruno Lucchi

L'Autonomia ieri e oggi

di Mauro Marcantoni