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Giovani in azione: Marco Laezza – Di Astrid Panizza

Un ingegnere trentino alla ricerca del futuro nel mondo fra ambiente, viaggi e... cucina

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«Sono nato 31 anni fa a Rovereto dove ho vissuto fino al 2016».
Così inizia l’intervista via Skype a Marco Laezza, attraverso parole chiare che mi arrivano in diretta dall’Argentina, più di 11 mila chilometri al di là dell’Atlantico.
«Mi sono laureato a Trento in ingegneria ambientale e per un anno e mezzo ho lavorato in Trentino sempre nel campo ambientale, mentre in parallelo sono stato per 5 anni consigliere comunale a Rovereto.
«Concluso il mandato in Comune e non avendo trovato fino a quel momento grandi soddisfazioni nel lavoro che stavo facendo, decisi di partire per l'Inghilterra, più per fare un’esperienza personale che per altro.»
 
«Londra, infatti, era sempre stata la città europea che più di altre mi attirava con quel suo fascino particolare di capitale del mondo. Consideravo, però, quella mia decisione una specie di esperimento, un periodo di prova per vedere cosa sarebbe successo a trasferirmi per un breve periodo proprio lì, in Inghilterra.
«Così, nel febbraio del 2016 sono partito con mia sorella: lei sarebbe rimasta solo un mese, la mia intenzione, invece, era quella di rimanere un po' di più.
«Londra è una città accogliente per tutti coloro che arrivano per studio o in cerca di un lavoro. Mi sono subito trovato bene e ho approfittato di quel periodo anche per imparare l'inglese.
«Con il tempo mi sono messo anche a cercare un lavoro nell'ambito ambientale, il mio focus fino in quel momento.»
 

 
Che tipo di lavoro facevi in quel periodo?
«A settembre di quell'anno avevo trovato da fare un tirocinio in un’azienda che fa bonifiche dei suoli contaminati e per un anno e mezzo sono rimasto lì con loro.
«Devo anche dire che andando un po’ controcorrente ero arrivato in Inghilterra proprio nell'anno della Brexit. Mi ricordo perfettamente che quando passò il referendum per l'uscita del Regno Unito dall'Europa, l'atmosfera in tutta la capitale era triste e silenziosa, si sentiva nell'aria che qualcosa di epocale era stato deciso.
«Quell'anno è stato particolare anche per me perché a quel punto non ero sicuro se rimanere o meno. Tuttavia, una volta passato lo shock, visto che la situazione non era cambiata poi tanto, decisi comunque di restare.
«Poi con il tempo mi sono integrato al meglio nella società londinese e oggi, a posteriori, ritengo che quella sia stata la scelta giusta in quel momento.»
 
Poi cosa è successo?
«Nel marzo dello scorso anno ho cambiato ancora occupazione perché volevo ritornare a ciò per cui avevo studiato nel settore dell'ingegneria ambientale. Il nuovo impiego, però, non è che mi abbia entusiasmato granché, anche perché da tempo sentivo dentro il bisogno di dare una svolta alla mia vita che non era semplicemente il cambiare lavoro. Mi sentivo pronto a un salto di qualità, volevo avviare un nuovo progetto di vita.
«Oltre alla poca soddisfazione che provavo sul lavoro, un altro fatto venne a rafforzare la mia scelta di fare il grande passo verso un deciso cambiamento. Quel fatto che per me era un’assoluta novità è l'esperienza di scambio internazionale che ogni anno propone la Provincia di Trento.
«Il progetto consiste, in sostanza, nell’ospitare un ragazzo di origini trentine e poi quest'ospitalità viene ricambiata.»
(Il bando di quest'anno è attivo proprio in questi giorni nel sito a questo link)
 

 
E quindi?
«Quindi ho ospitato un ragazzo argentino, il quale poi, esattamente un anno fa, mi ha accolto in casa sua, a Reconquista, in provincia di Santa Fe, per tre settimane. Il soggiorno è stato magnifico e l’incanto è durato anche dopo il mio rientro.
«Come avrai capito, l'Argentina mi ha affascinato a tal punto che ora a distanza di dodici mesi eccomi qui di nuovo, questa volta a Buenos Aires: ho lasciato Londra sabato e sono volato verso questo nuovo orizzonte della mia vita.
«Per ora l'intenzione è quella di rimanere qui per alcuni mesi, ma ho preso il biglietto di sola andata, quindi se ci sarà la possibilità mi piacerebbe fermarmi per qualche tempo.
«Voglio lanciarmi in questa avventura, è sempre stato il mio sogno fare un viaggio nelle terre della Pampa Argentina.
«Inoltre mi piace molto lo spagnolo, quindi sono pronto a imparare questa nuova lingua.»
 
Hai qualche idea in particolare su cosa fare per il futuro?
«Vorrei continuare a spendere le mie conoscenze in ambito tecnico ambientale, però non mi dispiacerebbe lavorare a diretto contatto con le persone, magari con qualche organizzazione non governativa. Per questo vorrei incontrare qualcuno che già si sta spendendo proprio in questo ambito, per poter sentire quale è la loro mission e il loro impegno, sperando semmai che ci possa essere possibilità anche per me.
«Certo, è un po' una sfida, ma sono aperto anche ad altre esperienze. Ora sono i primi giorni e non vedo l'ora di scoprire cosa mi riserverà la vita da qui in avanti. Quello che posso dire è che sento forte il desiderio di provarci, poi vedremo come va.»
 

 
Oltre all’attenzione per l’ambiente, hai anche altri hobby se non sbaglio.
«Sì, più che hobby ho delle vere e proprie passioni che riempiono la mia vita e per le quali, ti dico la verità, sto considerando l'idea che possano in futuro diventare un lavoro.
«Mi piace molto cucinare e per qualche mese ho pure fatto il cuoco.
«È molto stressante lavorare in cucina. È un lavoro che devi fare per gli altri e per questo deve essere tutto perfetto. Se le condizioni finanziarie me lo potranno permettere, un giorno vorrei aprire un ristorante in Trentino, quello sarebbe un sogno, ma di sicuro non realizzabile nel presente.
«Mi piace molto anche scrivere, quindi ciò che ho deciso di fare ora è stato quello di aprire una pagina Instagram chiamata Thetastymochila, che significa zaino saporito, da mochila = zaino in spagnolo e tasty = saporito in inglese.
«In questa pagina pubblico le pietanze che incontro durante i miei viaggi, oltre a scrivere della cultura e della tradizione che c'è dietro a ogni piatto.
«Di questi tempi anche i social possono portare in qualche modo profitto, quindi unire l'utile al dilettevole non sarebbe male, ma su questo c'è bisogno di lavorarci ancora molto.
«Il mondo virtuale mi ha già dato qualche possibilità lavorativa in quanto ho dato lezioni di italiano via Skype, quindi non è vero che la rete dev'essere vista in maniera negativa come crede qualcuno. Può dare molto. Dà soddisfazione trasferire le proprie conoscenze agli altri, non solo la lingua ma anche la cultura del nostro Paese.
«Sentire l'amore che gli stranieri provano per l'Italia mi ha fatto provare l’orgoglio di essere italiano e se anche per il momento in Italia non ci torno, rimane pur sempre in me la convinzione che è un bellissimo posto, unico al mondo.
«Ma adesso zaino in spalla e via! Qui c'è ancora molta strada da fare.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)
 
Un ringraziamento particolare all'associazione Trentini nel Mondo per aver fornito il contatto con Marco Laezza.


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