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Giovani in azione: Abram Tomasi – Di Astrid Panizza

La storia di un ragazzo di Rovereto il cui mondo sta tutto nella scrittura

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Ci sono persone che hanno una passione sola, un’unica strada da seguire, una singola chiamata. E già fanno fatica. Abram Tomasi, un ragazzo di Rovereto, le sue, le percorre tutte in contemporanea.
Ad Abram, che ha 19 anni e mille strade davanti, piace scrivere. Ma la scrittura che intende lui è un connubio tra la letteratura e il copywriting (testi pubblicitari o di marketing), tra lo scrivere racconti, descrivere e allestire mostre d’arte.
È una passione poliedrica, se così si può definire, perché, come dice Abram «Voglio tenermi aperte le porte del mondo senza precludermi nulla».
 
Ha al suo attivo diverse pubblicazioni: a partire dal 2014 con il racconto «Il pescatore di stelle» nell’antologia dei racconti vincitori del premio «Il Club dei Poeti», seguito l’anno dopo dal racconto «Oltre il possibile» inserito nell’antologia «L’avventura dell’altezza» del Premio ITAS del Libro di Montagna.
E sempre nel 2015 ottiene il terzo posto nella «categoria giovani» al premio «Il Litorale» con il racconto «Biglietto di sola andata per la Luna».
Anche il 2016 si dimostra essere un anno fruttuoso per Abram.
Infatti, con «I primi» vince il concorso «Racconto o fiaba di Natale», mentre il suo «Emersione» viene pubblicato nel sito dell’AVIS.
 
Nello stesso anno partecipa nuovamente al premio «Il Litorale» con il racconto «Esistenze secanti», che si aggiudica il primo premio della categoria giovani e partecipa al concorso «Racconta il teatro» con il saggio breve «È tutta un’esibizione teatrale», terzo classificato.
Ma non è finita. L’anno seguente, nello stesso concorso, ottiene la vittoria con «Storie».
Inoltre, vi sono ancora due date speciali durante il 2016: quella dell’1 luglio, giorno in cui viene pubblicato il primo libro di Abram, dal titolo «Oltre», edito dalla casa editrice «Il Fiorino» di Modena subito dopo la vittoria nel concorso «Premio nazionale Parole e Poesia».
La seconda data è il 6 ottobre, quando esce sul Corriere della Sera il suo racconto «Il cellulare ha ucciso l’amore romantico», curato da Daniela Monti.
 

 
Diciannove anni e già un sacco di premi nel tuo palmares: complimenti! Ma quando è scattato questo tuo interesse per la scrittura?
«In realtà sono stato attratto dalla scrittura fin da bambino. Mio nonno, infatti, ha sempre scritto poesie e mia madre dipingeva, per cui il mondo dell’arte in generale mi è particolarmente familiare. Non potevo, quindi, non fare anch’io qualcosa di creativo.
«Mia nonna, poi, sin da piccolo mi leggeva e mi mostrava sempre la sua libreria, ma più che le parole, allora, mi piacevano le illustrazioni. Mi ero convinto con gli anni che sarei diventato illustratore, poi con il tempo mi sono invece appassionato alla lettura e conseguentemente ho cominciato a scrivere.»
 
Qual è stato il tuo primo racconto?
«Pensa che il primo racconto l’avevo scritto nelle note del cellulare, dopo che avevo discusso con mio padre. Poi avevo fatto leggere il testo alla mia insegnante di lettere del Liceo e lei mi incoraggiò ad inviarlo a un concorso letterario nazionale.
«Dopo alcune settimane, rimasi non poco stupito nel vedere che il racconto venne poi pubblicato perché arrivato settimo in classifica. Era il Pescatore di Stelle e l’anno il 2014.
«In breve, la storia racconta di un padre che regala a suo figlio un sassolino raccontandogli che è parte di una stella.
«Leggendolo con l’esperienza di oggi potrei definirlo un racconto ancora un po’ acerbo, ma avevo appena quattordici anni. Poi, con il tempo, ho affinato la mia scrittura.»
 
Sei comunque ancora giovanissimo e hai già pubblicato un libro. Qual è il retroscena di tanto lavoro?
«Il mio libro, Oltre, è stato pubblicato nel 2016 perché ho vinto il concorso Premio Nazionale Parole e Poesia, che metteva appunto in palio la pubblicazione di un libro vero e proprio.
«È stato bellissimo, ma il momento più elettrizzante della mia vita è stato quando, poco dopo aver pubblicato il libro, leggendo il Corriere della Sera ho visto il bando di un concorso in cui c’era scritto che sarebbero stati pubblicati sul giornale dei racconti giudicati da un’apposita Commissione.
«Ne ho inviato uno che parla dell’amore ai giorni nostri, con lo smartphone onnipresente che rovina relazioni anche importanti. Si intitola Il cellulare ha ucciso l’amore romantico. Per molto tempo non ho ricevuto risposta, ma quando ho letto che il mio racconto era stato scelto e che sarebbe stato pubblicato mi sono emozionato tantissimo (chi vuole, può leggerlo sul sito del Corriere della Sera cliccando questo link).
 

 
A cosa ti stai dedicando in questo momento?
«Adesso sono all’Università, frequento il corso triennale in Comunicazione e cultura a Bolzano e al momento mi trovo a Berlino per uno stage in ambito giornalistico. Lo so, non è ciò che ho fatto finora, sono alla prima esperienza in quest’ambito, tuttavia non voglio ridurre già in partenza le mie possibilità lavorative. Quindi, invece che chiudermi sui racconti ho deciso di aprirmi a nuove strade anche in altri campi della scrittura.
«Quest’anno, inoltre, grazie alla disponibilità di un collezionista, ho avuto la possibilità di organizzare una retrospettiva su Maurits Cornelis Escher, un famoso artista olandese del 900’ che concepiva e disegnava figure impossibili.
«In pratica ho curato la mostra, ho elaborato le descrizioni delle opere e ho realizzato la brochure. Lì, in quel momento, mi sono accorto che oltre a scrivere tout court racconti o storie, mi piacerebbe anche scrivere per qualcosa di più organico che poi si realizza in concreto, come, appunto, curare mostre, fare il copywriter, scrivere contenuti pubblicitari.
«E proprio in base alla buona riuscita della mia prima esposizione, quel collezionista delle opere di Escher mi ha proposto di curare le sue mostre future, a partire da settembre. Quindi, oltre ai libri, da qui in avanti mi dedicherò anche a questo settore affascinante.
«Adesso, inoltre, come ti dicevo sono a Berlino per un tirocinio in una redazione di giornale. Devo dire la verità che mi piace il settore e vorrei approfondire la scrittura giornalistica.
«Per questo in settembre comincerò pure a collaborare con franzLaB, una rivista di Bolzano. Poi, per dire, in tutti i progetti per l’Università, oltre a scrivere in italiano mi cimento anche con il tedesco.»
 

 
Sei straordinario per quanto riesci a fare. Mi pare di capire che cerchi di allargare il più possibile le tue conoscenze, ma non temi di perderti in così tanti interessi?
«Sto semplicemente cercando di trarre il massimo di positivo dall’Università. A volte sembra che non ci sia un collegamento tra Università e mondo del lavoro. Per quanto mi riguarda, io quel collegamento sto cercando di crearmelo con tutte le mie forze, con i piedi per terra, sempre con la massima serietà e concretezza.
«Il mio progetto per il momento sarebbe quello di poter fermarmi per qualche anno, dopo l’Università, e lavorare in un campo sempre inerente la scrittura, come sto facendo ora. Per questo ritengo fondamentali le collaborazioni che ho già in essere e quelle future, perché mi piacerebbe potessero rimanere e consolidarsi negli anni e non solo nel periodo Universitario.
«Poi ti confesso che da un’altra parte mi piacerebbe continuare a studiare, fare ad esempio un Master sulla Letteratura legata al cinema e alla televisione. Però sono ancora pensieri ipotetici, tutti da vagliare con attenzione. Vedremo.
«Sul mio futuro remoto, invece, al momento è difficile fare delle previsioni. Sono però sicuro di una cosa che da tempo delinea la mia strada: il piacere di scrivere in modo libero e con un focus nel mondo della letteratura, dell’arte e della creatività. Certo, non si può mai sapere cosa ci aspetta dietro l’angolo.
«Nel frattempo io non mi fermo, continuo a scrivere e a scrivere. Fra non molto, questa è un’anticipazione solo per te [un sorriso pare tradire la confidenza in esclusiva], avrò pronto il mio prossimo romanzo.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precednti)
 

Spero che riusciate ad addentrarvi tra i miei racconti e a percorrerli come si percorrerebbero delle strade piuttosto che delle nuvole o ancora dei binari, e vi auguro di trovare un’uscita da questo labirinto, groviglio di percorsi intrecciati: una destinazione, perché io la mia non l’ho ancora trovata, infatti nella fotografia in copertina c’è una strada di cui non si vede la fine, senza alcun segnale che indichi l’Arrivo, sempre che un Arrivo ci sia.
(Abram Tomasi)

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