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Giovani in azione: Ismelda Sulovari – Di Astrid Panizza

Albanese di nascita, cresciuta in Italia da bambina, fa la maestra d'asilo in Germania. «Per ora non torno in Italia: purtroppo lì per i giovani non pare esserci futuro»

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Ismelda lavora da due anni come maestra d’asilo a Bayreuth, citta della Baviera settentrionale dove ha sede il celebre «Festspielhaus», un Teatro dell’opera dedicato esclusivamente alle rappresentazioni musicali del grande compositore tedesco Richard Wagner.

«Mi sono laureata a Padova in Scienze dell'educazione nel 2017. L'idea iniziale era quella di fare subito un anno di volontariato internazionale con il Servizio Civile, solo che non sono stata presa, ma volevo comunque fare un'esperienza di volontariato all’estero.
«Avevo trovato uno SVE (Servizio Volontario Europeo) in una scuola materna in Germania, ma nemmeno lì ha funzionato in quanto sono stata esclusa alle selezioni.
«A dirti la verità, la Germania è sempre stato l'ultimo Paese dove avrei voluto approdare, infatti ho svolto varie esperienze in Sudamerica e mi sarebbe piaciuto tornare lì per un periodo più lungo. Il tedesco, però, mi piaceva e ho sempre voluto saperlo parlare bene, l'avevo studiato solo nella scuola dell'obbligo e non mi ricordavo granché.
«Dopo essere rimasta esclusa da entrambi i progetti in Germania, come ti dicevo, ho cominciato a inviare curricula anche qui a Rovereto, ma l'ho fatto, come dire, quasi per dovere, perché dentro di me sentivo che non avrei voluto fermarmi in Italia.»


Con i genitori.
 
Quale è il motivo per cui hai preferito guardare altrove?
«Non so se è un pensiero comune anche ad altri giovani neolaureati come me, ma purtroppo mi sentivo delusa e sfiduciata rispetto ad un sistema lavorativo in grado solo di offrire occupazione a scadenza e molto spesso sottopagata se non addirittura sfruttata.
«Per questo motivo, nonostante i primi insuccessi, ho continuato a cercare lavoro in Germania. Su Internet, in particolare, andavo alla ricerca di scuole bilingue che avessero bisogno di insegnanti italiani. Poi, senza avere nessun contratto in mano, a ottobre 2017 ho deciso di salutare i miei e di partire, semplicemente perché conoscevo un ragazzo che viveva a Bayreuth, Davide (nella foto a pié di pagina), che non ringrazierò mai abbastanza per il suo grande aiuto all'inizio di questa esperienza, è per me come un fratello maggiore! Da lui sono stata ospite per i primi mesi e ho ricevuto una grossa mano per ambientarmi e vedere il da farsi.
«Posso dire, in sostanza, che sono andata a cercare fortuna in Germania così come facevano i nostri nonni o bisnonni in altre parti del Mondo. Avevo da parte qualche soldo, ma devo dire che mi hanno dato una mano anche i miei genitori, senza il loro supporto non sarei qui ora, sono stati e saranno sempre un esempio, per tutto quello che hanno fatto per me e per le mie sorelle durante la nostra vita.
«Sono partita a fine ottobre e a inizio novembre ho cominciato subito un corso di tedesco full immersion per cercare di imparare la lingua al più presto e il più possibile. Così, sono partita dal livello A2, quello che insegna la grammatica base.
«Durante il mese di novembre, oltre a studiare il tedesco, mi sono guardata intorno per cercare un appartamento e un lavoro o quanto meno un tirocinio inerente se possibile il mio settore di formazione, quindi nelle scuole materne o negli asili nido.»
 

Il lavoro di Ismelda.

Non sei stata con le mani in mano… e quindi?
«La prima occupazione è stata quella di aiuto-cuoca in un ristorante tedesco. Dunque non esattamente un lavoro nel campo in cui avevo studiato, ma avevo bisogno di guadagnare qualcosa, non volevo pesare a lungo sull'economia della mia famiglia e non volevo neppure prosciugare in poco tempo i miei piccoli risparmi.
«A dire il vero, però, dopo aver inviato curricula a tutti gli asili nido e alle scuole materne della città, quasi in contemporanea da una di queste ricevetti l’invito per un colloquio conoscitivo. Mi presentai con il mio tedesco molto incerto cercando di illustrare le mie motivazioni e il perché avevo fatto domanda.
«Non so cosa videro in me, fatto sta che a distanza di tanto tempo, neppure oggi so spiegarmi come in quel momento io sia riuscita a parlare e loro a capire. Incredibilmente l’esito di quel colloquio fu positivo in quanto mi venne offerto un posto come tirocinante in scuola materna, praticamente un volontariato, ahimè, però, non pagato.
«Comunque, per lo meno mi lasciarono campo libero in merito all’organizzazione dei miei orari e quindi durante la mattina andavo a tirocinio e la sera al ristorante.»
 

 
Da quel novembre 2017 sono ormai passati due anni e oggi lavori ancora in una scuola materna. È sempre quella di allora?
«Esatto, seppur passata per alterne vicende, fortunatamente sono sempre nella medesima scuola. Il ristorante, invece, l’ho lasciato dopo pochi mesi perché non riuscivo più a reggere quei ritmi di lavoro.
«La mia storia presso quella scuola si è svolta in questo modo: il tirocinio è durato solo tre mesi, poi è finito e sono rimasta a casa per un periodo. Quella è stata l’occasione propizia per immergermi nuovamente nello studio del tedesco.
«In seguito, forte del fatto di sapermi destreggiare meglio nella lingua, ho nuovamente mandato il mio curriculum alla scuola e a quel punto sono stata contattata subito per lavorare come aiuto-maestra, pensa, addirittura con gli stessi bambini che avevo conosciuto durante il mio tirocinio.»
 

 
Domanda di rito per chiunque ha intrapreso la via dell’emigrazione: se tornassi indietro rifaresti le stesse scelte, oppure hai qualcosa di cui ti sei pentita?
«Rifarei le stesse cose. Sono stati due anni di sfide che mi è piaciuto cercare e cogliere al volo. Ovviamente non dimentico che queste sfide nascondono spesso preoccupazioni, malinconie, solitudine e talvolta pianti sommessi durante i quali ci si domanda se si sta sbagliando, oppure no. Non è semplice trovare tutto subito, anzi è molto difficile. Ci vuole tanto tempo per acclimatarsi, non solo in senso meteorologico, per sentirsi finalmente in un posto che assomigli in qualche modo all’ambiente di casa.
«All'Italia ci ho pensato e ci penso tuttora perché mi mancano la mia famiglia e i miei amici, però per adesso non desidero tornare. Ma non so nemmeno se starò qui in Germania per sempre.
«Vivo il momento e cerco di fare al meglio esperienze nel mio ambito di lavoro. Ho imparato tanto e sono stata aiutata dalla mia responsabile e dalle mie colleghe che hanno creduto in me fin dall'inizio. È bello sapere che qualcuno ti capisce e ti motiva ad andare avanti. Ovviamente errori se ne fanno, nel mio caso soprattutto con la lingua, ma ti aiutano anche a crescere e a guardare avanti con soddisfazione e fiducia.
«Pensa che i primi mesi non mi fidavo nemmeno a raccontare ai genitori dei bambini come era andata la giornata proprio per la paura di dire qualcosa di sbagliato, tanta era la mia incertezza nella lingua. Ma se mi guardo indietro, adesso vedo una Ismelda diversa, più sicura di sé sia nella lingua che nel suo lavoro.
«E se ancora adesso qualche difficoltà si mette di traverso sulla mia strada, io non mollo, tengo duro e ci provo sempre fino a quando i risultati alla fine non arrivano. Perché io credo che un obiettivo nella vita, anche un piccolo orizzonte da raggiungere, ci deve sempre essere.
«E se non c’è, sei proprio tu che lo devi cercare.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


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