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Giovani in azione: Elisa Rovizzi – Di Astrid Panizza

Dalle nostre montagne al Chicaloca: «Avevo paura del fuoristrada. La soluzione è stata provare. Mi sono da subito innamorata di questo sport»

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A parte la foto di copertina, le altre fopto sono di  Marco Campelli.

Elisa Rovizzi ha 37 anni, ma solo da 3 si avventura per i boschi del Trentino in sella alla sua moto.
«Ho sempre avuto la passione per le moto e per il viaggio – ci racconta - quindi appena ho potuto, ho preso la patente per guidare motocicli di grossa cilindrata, semplicemente per usarla come mezzo di trasporto e compagno di viaggi su strada.
«Avevo due fratelli più grandi, quindi quando ero piccola ho sempre respirato quest'aria di ribellione, solo che loro hanno abbandonato presto la strada delle motociclette, io invece da quando l'ho intrapresa, non l'ho mai abbandonata.
«Mi sono avvicinata anzi al mondo del fuoristrada molto più tardi rispetto a quando ho cominciato – continua Elisa – perché solo lì mi sento a contatto con la natura, raggiungendo posti che a piedi è difficile raggiungere o comunque ci si mette molto più tempo.»


 
Qual'è stato il motivo per cui, dopo tanti anni su moto da strada, hai scelto invece di provare il fuoristrada?
«Da anni avevo una moto che viaggiava bene sia su strada che su fuoristrada, una maxienduro Honda Africa Tween 650, però la usavo solo su asfalto.
«Il motivo era rappresentato dal terrore che avevo anche semplicemente del ghiaino nei parcheggi. Mi sono convinta di superare questa paura con un corso specifico fatto in Romagna. Volevo farcela, sapevo che il timore era solo un blocco che, se non avessi provato a sconfiggerlo, sarebbe aumentato sempre più.
«Dopo aver provato per la prima volta, infatti, tutte le paure sono svanite e mi sono appassionata sempre più di fuoristrada, piuttosto che di asfalto, che fino ad allora era stato l'unico terreno che avevo avuto sotto ai piedi.
«La ragione è, oltre all'adrenalina del fuoristrada, anche la mancanza di traffico che invece è sempre presente su strada, dove guidare è più pericoloso e a dirtela tutta anche più noioso. Ho quindi preferito staccarmi e stare a contatto con le montagne, i boschi, nei posti dove si riesce ad andare chiaramente.»
 

 
È stata una decisione tua quindi, quella di provare il fuoristrada?
«Sì, solamente mia. Semplicemente perché vedevo tante persone che andavano in fuoristrada e nonostante il mio blocco mentale ero curiosa di provare perché vedevo che chi praticava questo sport si divertiva.
«In generale nella vita credo che sia necessario mettersi alla prova, alzare sempre un po' di più l'asticella.»
 

 
E quest'asticella si è alzata ancora di più quando hai deciso di partecipare al «Chicaloca»?
«Proprio così. Chicaloca è un Rally Ride in moto dedicato solo al mondo femminile italiano, che si disputa ogni anno in una parte diversa del mondo, ovviamente in fuoristrada. L'ideatrice di questa gara è una donna, Enrica Perego, pluricampionessa di enduro Rally.
«L'anno scorso si è tenuta la prima edizione, che ha visto come sfondo le dune del Marocco. Lì ero arrivata al primo posto nella classifica Team, dove ho partecipato assieme ad un'altra ragazza di Milano, diversamente dalla classifica Marathon dove si gareggia in solitaria. Eravamo in dieci partecipanti, ma tutte dotate di bravura eccezionale.
«La vittoria ha permesso a me e alla mia compagna di gara di partecipare alla seconda edizione, quest'anno, dove ho scelto di partecipare in Marathon. Lo scenario era quest'anno l'Oman, Stato che confina con l'Arabia Saudita e che possiede chilometri e chilometri di deserto.
«Il tracciato comprendeva, infatti, percorsi in fuoristrada, su sabbia, per il 90% del tracciato e le partecipanti a questa edizione sono aumentate, arrivando a 19, selezionate su 70 candidate.»
 

 
Cinque tappe di percorso per 900 chilometri totali, dal 18 al 26 gennaio 2020. Non una passeggiata, insomma...
«Assolutamente no. Quest'anno siamo state nel deserto per 6 giorni e 5 notti in deserto accampandoci in tenda. Alla terza tappa sono caduta da una duna e mi sono rotta una costola.
«Chiaramente al momento ancora non si sapeva che fosse rotta, perché ovviamente non c'era la possibilità di verificare con i Raggi X, ma il medico di campo ha sospettato la rottura e mi ha sconsigliato di proseguire. Tuttavia ho deciso di proseguire comunque e, dopo essermi fatta male durante la mattinata, ho finito la tappa posizionandomi anche bene nonostante tutto.
«Il giorno dopo ho scelto di continuare a gareggiare, ma a fine giornata sia il medico che alcuni membri dell'organizazione mi hanno fatto capire che non aveva senso continuare solo per un risultato perché se fossi caduta nuovamente avrei potuto compromettere seriamente la mia salute.
«Ho preso quindi a malincuore la decisione di abbandonare. A livello di classifica ho ricevuto molti punti di pensalità, quindi non mi sono nemmeno classificata. Quest'anno non ce l'ho fatta quindi, ma l'anno prossimo voglio partecipare comunque.»
 

 
Comunque, nonostante l'infortunio, è stata un'esperienza positiva quindi?
«È stato bellissimo, perché anche se è una gara, una specie di Parigi-Dakar in piccolo, si crea con le altre avversarie, un rapporto di complicità, sostegno e amicizia che va al di là della gara.
«È capitato, infatti, che se una si trovava in difficoltà, le altre accorrevano per aiutarla. Alla fine, quindi, più che una gara, il Chicaloca potrebbe sembrare un viaggio avventura insieme ad altre donne, perché si instaurano delle bellissime situazioni e l'amicizia si mantiene nel tempo.
«È proprio un'esperienza unica, a partire dall'organizzazione ottimale di Adventure Time, tour operator di Gianni Maccagni, con la Mad Production che ci ha supportato in ogni momento della giornata, nonostante il campo tendato che dovevamo montare e smontare ogni giorno e senza la possibilità di lavarsi se non con una brocchetta di acqua a testa.
«Non è stato quindi un gioco da ragazzi, ma, in questo caso, un gioco da ragazze, quelle che non mollano mai. E' un evento a cui vorrò partecipare ogni anno fino a quando lo organizzeranno.»
 

 
Si tratta dell'unico evento del genere in Italia?
«Al momento sì, a parte i vari campionati e le piccole classifiche femminili, però ahimé c'è poca partecipazione da parte delle donne. A livello di ride quindi questo evento è il primo e unico fino ad ora.
«I luoghi dove si svolgono le varie edizioni cambiano, la produzione, invece, è italiana, così come le partecipanti, che sono selezionate non solo per le doti motociclistiche, ma anche per quelle di adattamento e di resistenza fisica e psicologica. Non è così facile, perché se ti fai male sei in mezzo al deserto e l'organizzazione in casi gravi viene a recuperarti, ma non si è così vicini alla realtà con le sue comodità.
«Fra di noi, infatti, di motociliste professioniste ce n'erano poche perché hanno puntato sullo spirito di adattamento e di avventura, sulla forza d'animo di non arrendersi alle prime difficoltà.»
 

 
Quali sono, oltre al Chicaloca 2021, gli obiettivi che ti sei posta per il futuro?
«Non essendo motociclista professionista, semplicemente partecipo ogni tanto a motocavalcate, come per esempio l'Alto&Piano Rally, che si tiene sull'altopiano di Asiago. Devo valutare, però, il tempo che ho a disposizione perché dopo essere rientrata dal Chicaloca mi sono trovata sommersa di lavoro e per adesso quindi devo pensare a rimettermi in pari su quel frangente, che è proprio quello che mi permette di poter realizzare questi sogni. Sicuramente però non mi lascerò scappare le occasioni di gareggiare che si presenteranno nei dintorni.
«Oltre alla mia moto da cross, ho anche una moto d'epoca. L'anno scorso perciò ho partecipato alla Trento-Bondone dedicata a questa categoria, una delle tappe del Rally Ride italiano organizzata dal motoclub Trento. Probabilmente anche quest'anno vi parteciperò, senza mire di vincita o altro, ma semplicemente perché si crea un bel clima con gli altri motociclisti.
«Poi chiaramente quando vado in vacanza di solito le passo sempre in moto, carico la tenda, i bagagli sulla moto e via, assieme al mio compagno. E' uno stile di vita, che consiglio a tutti quanti, soprattutto alle donne.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


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