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L’Erasmus ai tempi del coronavirus – Di Astrid Panizza

Giovani in azione: la cronaca di un’odissea verso casa di due studentesse spagnole: da Pisa a Barcellona in treno senza la sicurezza di riuscire a farcela

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Eva Chorrero Lorenzo e Laura Bogunya Julia sono due studentesse spagnole di 22 e 20 anni.
Vengono da Barcellona e hanno deciso, come tanti studenti universitari, di passare un anno all'estero, il tanto amato Erasmus, e dopo un’attenta valutazione la loro scelta è caduta sull'Italia.

Fra tante offerte, tra mari e montagne, alla fine le due ragazze hanno optato per l'Università di Pisa la quale, all'ombra della celebre torre pendente, offriva loro i migliori studi sulla genetica, il corso di studi che stanno seguendo.
L'arrivo a Pisa lo scorso settembre è stato accolto dal sole che ha illuminato la maggior parte delle loro giornate, passate in maniera spensierata tra una corsa sugli argini dell'Arno, le lezioni di italiano, le gite e gli esami in facoltà, superati sempre con successo, ma anche con tanta fatica.
 

 
Poi, la svolta. Siamo a febbraio e si comincia a parlare del tanto famigerato coronavirus, quel nemico invisibile che dapprima sembrava colpire solo la Cina, ma che in volata raggiunge anche l'Italia, la nostra Italia che, piano piano, si piega all’emergenza.
Arriva marzo e Eva e Laura non sanno più che fare: tutto pare essere cristallizzato in un tempo indefinito.
Sarebbero dovute rimanere fino alla fine dell'anno, ma la situazione è diventata sempre più critica.

Così, dopo che l’Università aveva chiuso i battenti, hanno cominciato a non frequentare più le lezioni, a non uscire più con gli amici perché era diventato pericoloso, a sentirsi, insomma, inutili oltre che a rischio qui in Italia.
Di conseguenza, l'unica scelta, quella più logica, è sembrata loro quella di tornare a Barcellona.
Semplice: due biglietti aerei acquistati online e via!
 

 
Se non che nel giro di alcuni giorni le due studentesse si sono rese conto di tenere in mano solo carta straccia perché tutti i voli, uno dopo l’altro, sono stati cancellati.
«I nostri genitori erano molto preoccupati – ci confessa Laura – dovevamo tornare con ogni mezzo possibile.»
Accantonata quindi l'idea ormai impossibile di raggiungere la Spagna in volo, la soluzione più fattibile sembrava essere quella di raggiungerla in treno.
Eva e Laura sono quindi partite l'11 marzo, mercoledì scorso, esattamente quando il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Giuseppe Conte, stava presentando all'Italia il nuovo decreto che imponeva la chiusura dei negozi.
 
«Sì – continua Eva – siamo partite da Pisa la sera di mercoledì, verso le otto di sera.
«Abbiamo avuto paura che ci fermassero alla frontiera, o che uscisse un nuovo decreto che bloccasse anche i viaggi via terra.
«Per tutto il tempo, dall'inizio alla fine del viaggio, che è durato più di 25 ore, siamo rimaste con il fiato sospeso.»
Un tempo infinito, quindi, che non passava mai, negli stessi giorni in cui qui da noi le cose precipitavano, ma per Laura ed Eva non si è trattato di rimanere chiuse in casa, loro hanno attraversato metà Italia, la Francia, fino ad arrivare a casa loro, nel cuore della Catalogna, con la comprensibile paura di contrarre il contagio lungo il tragitto.
 

«Non ci ha fermato nessuno durante il viaggio, – racconta Laura. – Ci siamo comunque munite di mascherina e abbiamo mantenuto la distanza da tutti quelli che abbiamo incontrato che, in tanti casi, erano persone come noi che stavano tornando a casa.
«Fra questi, anche sette ragazzi che dal loro Erasmus in Italia stavano tornando in Spagna.
«In totale abbiamo preso due treni, il primo da Pisa a Ventimiglia, dove abbiamo dormito qualche ora e siamo ripartite alle 5 di mattina con un altro treno in direzione Nizza.
«Da lì abbiamo preso un autobus fino a Montpellier e poi un secondo fino a Barcellona.
«Siamo state fortunate perché abbiamo preso l'ultimo autobus che sarebbe entrato in Spagna dalla Francia, dopodiché sono state chiuse anche quelle tratte.»
 
«Arrivate qui in Spagna – spiega Laura, – abbiamo deciso volontariamente di rinchiuderci in casa per evitare contatti con le altre persone.
«I nostri genitori li abbiamo salutati da lontano: è stato così strano non poterli nemmeno abbracciare dopo parecchi mesi.»
Eva ci racconta, inoltre, che in Spagna ora sta succedendo esattamente ciò che abbiamo vissuto noi qui in Italia, nello stesso ordine.
Le Università hanno chiuso e anche i negozi stanno cominciando a fermare le loro attività, mentre le persone stanno svuotando i negozi in maniera frenetica.
 

 
Sabato scorso è stato approvato un decreto molto simile a quello italiano, che vieta gli spostamenti per quindici giorni, se non per comprovate esigenze di necessità.
I contagi fino a questo momento sono arrivati quasi a seimila in tutto il Paese e i morti poco meno di centocinquanta.
Numeri destinati purtroppo ad incrementarsi di giorno in giorno, visto che siamo ancora agli inizi dell’epidemia.
 
Una situazione che nella paura, nel bisogno e nella solidarietà oltrepassa i confini, che da lontano ci unisce nel profondo da nazione a nazione, senza colore, etnia o stato sociale.
Un momento surreale che apre gli occhi su ciò che davvero è importante nella vita, sulla fortuna che normalmente abbiamo, e che dopo qualche giorno di isolamento, tornerà - lo speriamo tutti - ancora come prima, anzi meglio di prima, con altre priorità e valori.
Perché, come stiamo ormai ripetendo da diversi giorni, TUTTO ANDRÀ BENE.
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


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