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Giovani in azione: Federico Scrinzi – Di Astrid Panizza

Lavorare in Google: la scelta (e l’opportunità) non comune di un giovane di Volano

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Federico Scrinzi.

Federico è un ragazzo di 29 anni. Viene da Volano, un piccolo paese del Trentino, ma al momento vive a Monaco di Baviera.
L'azienda per cui lavora ha un nome che tutti i giorni vediamo sugli schermi dei nostri computer e che non ha bisogno di alcuna presentazione: Google.
«Se a qualcuno può apparire qualcosa di straordinario essere dipendenti del colosso californiano, per me è la normale quotidianità, – ci racconta Federico. – Devo anche dire, però, che essere uno delle decine di migliaia di dipendenti non è stato affatto semplice.
«Ci è voluta tanta passione che a me è nata da un'esperienza che ha poi influenzato tutto il mio futuro.
«Facevo la quarta classe del Liceo Tecnologico di Rovereto quando partecipai a un progetto dal nome Web Valley promosso dalla Fondazione Bruno Kessler.
«In sostanza – prosegue Federico – si trattava di un campeggio di tre settimane incentrato sull'informatica e sulla ricerca.
«In quel periodo lavoravo a stretto contatto con dei ricercatori e alla fine presentammo in una relazione i dati raccolti.
«Ecco, da lì è iniziata la mia avventura che dopo diversi passaggi mi ha portato qui a Monaco.»


Il Golden Gate di Sfondo.

Un colpo di fulmine, quindi.
«In un certo senso, sì, perché è stata l’occasione fortunata che mi ha aperto gli occhi su quello che avrei voluto fare da grande.
«Infatti, da quel momento in avanti ho cominciato a costruirmi interessi ed esperienze nel campo, assieme a un network di persone che conosco tutt'ora e che lavorano come me in ambito informatico.
«Per cui, quando ho dovuto scegliere la facoltà universitaria non ho avuto dubbi e mi sono iscritto a informatica.»
 
Il primo vero passo verso Google, mi par di capire.
«Sì, ma la strada per arrivare dove sono ora è stata ancora lunga. Durante la triennale ho collaborato di nuovo con FBK per analizzare dati statistici e ho poi cominciato a lavorare anche con la startup Spazio Dati di Trento, dove facevo lo sviluppatore di servizi web. Pensa che in quest’azienda sono stato uno dei primi a essere assunti, adesso, invece, hanno più di trenta dipendenti.
«Il mio percorso era però destinato a continuare. Dopo un anno di lavoro a Trento, ho trovato un progetto di doppia laurea focalizzato sulla sicurezza informatica che permetteva di studiare in Paesi diversi con una borsa di studio. Ho colto al volo l'occasione e mi sono iscritto.
«Il primo anno sono stato a Berlino, mentre il secondo a Enschede, in Olanda. Sempre in Olanda ho fatto il tirocinio dove mi sono occupato di sicurezza degli hardware, in pratica testavamo i vari prodotti prima che entrassero sul mercato, come carte di credito, cellulari o cose simili.»
 

Presentazione a Speck&Tech (Trento).
 
In pratica vi calavate nella parte degli hacker?
«Esatto! Quello era appunto il nostro ruolo e per farlo usavamo vari strumenti, dai semplici software, a sperimentazioni legate alla fisica.
«Ti faccio un esempio concreto: prendendo una smart-card e sparandoci sopra un raggio laser, questo fa sballare il processore e lo induce a fare operazioni completamente sbagliate.
«Sulla base di queste ricerche, nel periodo di tirocinio ho scritto una relazione basata sulle tecniche per capire come si comporta un virus.»
 
Dopo la triennale ti sei laureato anche alla magistrale. A quel punto quali erano i tuoi progetti?
«L'idea era di rimanere in Olanda a lavorare per l'azienda dove avevo svolto il tirocinio, ma nel frattempo mi contattò il settore Ricerca Personale di Google per una posizione che però non era legata alla sicurezza informatica, il mio ambito, ma all'affidabilità dei sistemi. Per spiegartela in parole semplici, mi sarei dovuto occupare di controllare la corretta funzionalità dei siti web.»
 

Chicago - Willis Tower, viaggio di lavoro a Google Chicago.
 
Ma il nome ha fatto il miracolo…
«Sì, qualcosa del genere. In effetti, nonostante non fosse esattamente ciò che cercavo, la proposta di Google era di quelle da non poter assolutamente rifiutare. Dopo aver fatto sia colloqui telefonici, che di persona a Dublino, dove si trova la sede generale europea, mi hanno preso. Era l’ottobre del 2015.»
 
Com'è stato il primo impatto di lavoro in Google?
«All’inizio c'è stato davvero tanto da imparare perché non avevo mai gestito un sistema del genere e i primi tempi è stato veramente un salto nel vuoto, tutto era nuovo e da capire.
«Inoltre, lavorare in un ambiente multiculturale del genere, con tanti colleghi provenienti da tutto il mondo era una situazione che non avevo mai vissuto prima.»
 

Pomeriggio a Dublino.
 
La tua iniziale passione per la sicurezza informatica è quindi rimasta un ricordo?
«A dire il vero, non del tutto. Al lavoro mi occupo dell'organizzazione di una gara di sicurezza informatica di Google che si chiama Google Capture The Flag, dove giocatori di tutto il mondo si sfidano per risolvere complicati rebus informatici relativi alla cyber-sicurezza.
«Inoltre, questo tema è anche un hobby personale. Infatti, assieme ad un gruppo di amici, partecipo a delle gare di sicurezza informatica organizzate da altri enti.
«Ultimamente non ho tanto tempo a disposizione, ma quando posso mi ci dedico con la stessa passione di un tempo.
«L'idea di queste competizioni è quella di hackerare dei sistemi costruiti apposta per la gara, il tutto online, e chi riesce alla fine vince.
«Chi si qualifica va di persona alle finali. Ogni tanto capita che vinciamo anche noi e ci qualifichiamo. Siamo già stati in Svizzera, in Polonia, a Las Vegas, in Cina.»
 
Fantastico! Chissà quanti giovani ti invidiano leggendo in questo momento. Ormai fai questo lavoro da cinque anni: è sempre lo stesso, oppure è cambiato qualcosa?
«Nel giugno scorso mi sono trasferito da Dublino a Monaco di Baviera, soprattutto per essere più vicino alla mia famiglia. Dopo essere stato per alcuni anni lontano, volevo un po' riavvicinarmi e questo era il giusto compromesso.
«Il lavoro quindi è sostanzialmente lo stesso, il dipartimento dove opero è sempre quello dell'affidabilità dei sistemi, ma ho cambiato gruppo di lavoro.
«Adesso, infatti, il mio gruppo è composto da noi che siamo a Monaco e da altri colleghi a New York. Quando ero a Dublino, invece, l'altra metà del gruppo si trovava a Los Angeles.»
 

Cloud Gate a Chicago.
 
Che idea hai sul tuo futuro?
«Per adesso mi piace qui in Germania e penso di rimanerci per un periodo. Un giorno, però, mi piacerebbe tornare in Trentino, quando ancora non lo so.»
 
E tu come sei cambiato in questi 5 anni?
«Dal punto di vista professionale sono cresciuto davvero tanto, sono stato promosso due volte e adesso ricopro una posizione senior, quindi la carriera sta andando bene. Inoltre, lavorando sempre in team ho imparato quanto sia importante la collaborazione e il fatto di riuscire a spiegare agli altri le tue idee portando avanti un progetto insieme.
«In un lavoro come il mio, scrivere codici è per assurdo la parte più semplice. Invece, è quando devi coordinare un progetto con 30 persone che diventa fondamentale la parte sociale e dove è necessario investire la maggior parte delle energie.
«E questo, mi preme dirtelo, è qualcosa che nessuno mai non ti insegna all'Università.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


Prima della partenza per un viaggio NYC-SFO ho chiesto al pilota di poter vedere com'era la cabina.

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