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All'Astoria di Trento (oggi ostello) nel 1959 la 1ª Stella Michelin

Recensione del volume sulla storia delle Stelle Michelin – Di Giuseppe Casagrande

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La cartolina dell'Albergo Astoria, dal volume di Elio Fox «La storia delle osterie trentine», Curcu & Genovese.

Nei giorni scorsi è uscito a cura di Maurice Von Greenfields un volume monumentale (una vera e propria enciclopedia di 720 pagine) sulla storia dell'alta ristorazione mondiale dagli inizi del Novecento ai giorni nostri raccontata attraverso le «stelle» Michelin assegnate dalla mitica Guida Rossa francese.
Una guida che nel corso degli anni ha decretato la fortuna o la disperazione (numerosi i suicidi tra gli chef bocciati) di molti ristoranti.
Uscì per la prima volta nel 1900 a Clermont-Ferrand, sede dello stabilimento di pneumatici della Michelin, come ausilio per gli automobilisti con le indicazioni sulle officine e sui carrozzieri cui rivolgersi in caso di necessità.
Qualche anno dopo furono inseriti gli indirizzi degli alberghi dove fermarsi e in epoca successiva i ristoranti consigliati.
Il logo delle mitiche stelle vide la luce nel 1933 ed era riservato alla sola Francia (oggi sono 30 i Paesi recensiti nel mondo). L'edizione italiana uscì nel 1956 con poche e parziali indicazioni, mentre le prime stelle furono assegnate nel 1959.
Quell'anno, tra le 87 stelle tricolori della Guide Rouge figurava (assieme ai 12 Apostoli di Verona, all'Elephant di Bressanone, alla Locanda Cipriani di Venezia, a Fini di Moena, alla Clinica Gastronomica da Arnaldo, Rubiera, solo per citarne alcune) anche l'Astoria di Trento (oggi ostello della gioventù) del mitico «Marietto», ristorante famoso per il carrello dei bolliti e albergo di charme che ospitò tra gli altri anche Winston Churchill con signora e relativo seguito.
 
Perché la prima «stella» proprio a Trento, si chiederà qualcuno.
La motivazione è semplice: nel 1927 a Trento, in via Sanseverino, fu inaugurato uno dei più grandi stabilimenti europei dell'azienda di pneumatici di Clermont-Ferrand, poi chiuso nel 1997, per cui la nostra città all'epoca - conferma l'ex direttore della Guida Michelin Fausto Arrighi - era frequentata anche da funzionari e ispettori francesi.
Il secondo ristorante del Trentino recensito dalla guida francese fu nel 1960 Villa Miravalle di Riva del Garda (oggi Villetta Annessa) e nel 1987 «El Mas del Saugo» di Cavalese, chef Donatella Zampoli, locale frequentato all'epoca da personaggi illustri del mondo della politica e dell'imprenditoria: Craxi, Pillitteri, Tognoli, i Pirelli, i salotti romani, Mario Cuomo.
Ma la soddisfazione per il prestigioso riconoscimento durò poco: due anni.
«Eravamo troppo avanti con i tempi – ha confessato Donatella – soprattutto per la mentalità dei nostri valligiani. E decisi di chiudere nonostante gli incoraggiamenti di Gino Veronelli. Girai il mondo (New York, Kuala Lumpur, Bangkok, navi da crociera). Oggi vivo a Firenze e organizzo eventi per le famiglie Antinori, Frescobaldi e Ferragamo.»
 
Tornando alla Michelin, nel 1988 la guida francese assegnò la prestigiosa stella ad un ristorante di Rovereto: il «Borgo» di Rinaldo Dalsasso costretto a chiudere per problemi con la proprietà il 26 dicembre del 2004.
L'anno precedente, nel 2003 un giovanissimo e talentuoso chef fassano, Peter Brunel, conquistò la stella a Villa Negri (Bastione di Riva), ma il boom per quanto riguarda la «haute cuisine» si avrà nel 2005 con l'ingresso nel firmamento stellato Michelin di Paolo Donei (Malga Panna, Moena), Federico Parolari (Due Spade, Trento), Alfredo Chiocchetti (Scrigno del Duomo, Trento) che aveva appena lasciato il mitico Ja Navalge (Moena), Walter Miori (Fior di Roccia, Vezzano) e Noris Cunaccia (Mezzosoldo, Mortaso).
Nel 2007 viene premiata la cucina di Cristian Bertol (Orso Grigio, Ronzone), che perderà la stella nel 2017. Altra svolta nel 2008 con l'ingresso di Walter Miori nelle cucine di Locanda Margon (Ravina), di Alessandro Gilmozzi (El Molin, Cavalese), Markus Baumgartner (Maso Franch, Verla di Giovo) sostituito poi da Diego Rigotti (oggi al «Belvedere» di Molveno).
Nel 2009 e anni successivi la guida punta i riflettori su Madonna di Campiglio premiando dapprima la Stube Hermitage (chef Paolo Cappuccio), quindi Il Gallo Cedrone (chef Vinicio Tenni e Sabino Fortunato) e il Dolomieu (chef Enrico Croatti e Davide Rangoni).
 
Il resto è storia recente.
Nel 2014 conquista la stella Stefano Ghetta ('L Chimpl di San Jean di Fassa) e la perdono Maso Franch, le Due Spade, lo Scrigno del Duomo, l'Orso Grigio.
Nel 2017 arrivano le prime due stelle alla Locanda Margon, chef Alfio Ghezzi (quest'anno al Mart ne ha riconquistata una).
Oggi gli stellati trentini sono nove: Ristorante PB di Peter Brunel (Arco), Senso di Alfio Ghezzi (Mart di Rovereto), Locanda Margon (Ravina di Trento), El Molin (Cavalese), Malga Panna (Moena), 'L Chimpl (San Jean di Fassa) e i tre ristoranti di Madonna di Campiglio: Il Gallo Cedrone, la Stube Hermitage e il Dolomieu.
 
 Amarcord personale  
Amarcord personale: mio padre la domenica, durante la stagione invernale e dopo il tradizionale calice di vino dolce (Castellana dei Castelli Romani o Marsalino), sorseggiato con gli amici al bancone dell'enoteca di Bruno Lunelli di Largo Carducci (tra parentesi è lì, in tenera età, che è avvenuto il mio battesimo ufficiale con Bacco: Giuseppe assaggiane un goccetto, mi diceva papà), bene dopo questo rito ci portava all'Astoria da «Marietto» per un altro peccaminoso rito: l'incontro con il carrello dei bolliti.
Mitico. Quanti ricordi. Quanta nostalgia.
E quanti rimpianti per quel carrello oggi sparito dai ristoranti della città.

Giuseppe Casagrande - g.casagrande@ladigetto.it

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