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L’autonomia del Trentino oggi – Di Mauro Marcantoni – 4

Lo strappo del 17 novembre 1957: dal «Los von Rom» al «Los von Trient»

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Si arrivò così allo strappo del 17 novembre 1957, quando dalla spianata e dalle balze sotto Castel Firmiano una moltitudine di sudtirolesi proclamò il «Los von Trient» (Via da Trento), dichiarando così quanto era stato preannunciato nei mesi precedenti: il rifiuto della Regione e la volontà di ottenere l’autonomia integralmente provinciale.

Nell’ultimo scorcio del 1957 si verificarono nuovi episodi di terrorismo. Era entrato in azione il BAS, Befreiungsausschuss Südtirol (Movimento per la liberazione del Sudtirolo), un’organizzazione clandestina che contava tra i suoi militanti non solo altoatesini di lingua tedesca, ma anche austriaci venuti a dare manforte alla causa del Sudtirolo.
Col passare del tempo le conseguenze della svolta di Castel Firmiano divennero sempre più evidenti.
 
A fine gennaio 1958 il senso di questo cambiamento fu ribadito in Consiglio regionale dal capogruppo della Volkspartei Peter Brugger, con una frase eloquente, a metà strada tra la dichiarazione programmatica e la minaccia: «Il tempo delle cortesie è finito».
Bersaglio delle polemiche della SVP divenne, in particolare, il Presidente della Giunta regionale Tullio Odorizzi, al quale veniva rimproverata un’eccessiva accondiscendenza verso il potere centrale romano, oltre che una totale sordità rispetto alle denunce del partito sudtirolese circa i pericoli di snazionalizzazione e di assimilazione del popolo sudtirolese.
 
A metà gennaio del 1959 la SVP decise di rompere la collaborazione con la DC, uscendo dalla Giunta regionale.
A esacerbare ulteriormente il clima contribuirono, nei mesi successivi, le celebrazioni hoferiane.
Da Innsbruck e dal Tirolo del Nord i festeggiamenti si trasferirono anche in Sudtirolo, con manifestazioni a cadenza settimanale in tutti i centri abitati e discorsi infuocati che incitavano il popolo sudtirolese a resistere e a combattere per la ricostruzione del Tirolo.
L’autodeterminazione era indicata come l’unica via per raggiungere la libertà e la salvaguardia dei sudtirolesi.
 
L’alba degli anni Sessanta si presentò segnata da un rigido immobilismo contrapposto, con la Democrazia Cristiana al governo e la Volkspartei all’opposizione.
In questa situazione di sostanziale stallo, grande risalto ebbe una lettera pastorale inviata i primi di febbraio dal vescovo di Bressanone, monsignor Giuseppe Gargitter, che rappresentava un chiaro monito, rivolto non soltanto al partito di lingua tedesca ma anche ai cattolici trentini, ad accantonare i motivi di contrasto e a riprendere al più presto il dialogo interetnico.

Rielaborazione giornalistica dei contenuti del volume di Mauro Marcantoni STORIA, della Collana Abitare l’Autonomia - IASA Edizioni, Trento.
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