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L’autonomia del Trentino oggi – Di Mauro Marcantoni – 6

La costruzione della nuova autonomia regionale e i problemi di collaborazione nella pratica dell’autogoverno

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Per meglio comprendere le ragioni che hanno provocato le tensioni, fino allo scontro aperto, tra i due gruppi linguistici italiano e tedesco, è necessario entrare più nel merito di come si sono avvicendati i rapporti politici tra la Democrazia Cristiana e la Südtiroler Volkspartei nel corso degli anni Cinquanta.
Nella prima seduta del Consiglio regionale del 13 dicembre 1948 il Presidente Luigi Menapace e il Vice Presidente Silvius Magnago, primari esponenti dei due partiti, aprirono la legislatura con un forte richiamo alla sincera collaborazione sui problemi «concreti», pur nella diversità politica delle due realtà territoriali. Intento cui seguirono le decisioni sulla formazione della Giunta Odorizzi, con elementi provenienti sia dalla DC che dalla SVP.
 
Prima degli anni del conflitto etnico – generato soprattutto dai difetti nell’applicazione del Patto Degasperi-Gruber e in definitiva dalla sostanziale inadeguatezza del Primo Statuto – vi era quindi la comune volontà politica di sfruttare in modo pieno e coordinato le opportunità che l’autonomia offriva sia alla comunità trentina che a quella altoatesina.
Comunità, entrambe, segnate dalla guerra e dalle difficoltà economiche dei territori montani, in linea di principio accomunate dalle esigenze pratiche di amministrazione della nuova opportunità di autogoverno.
La politica trentina corrispose da subito alla vocazione all’autonomia della propria popolazione, dando atto a una cultura di autogoverno già diffusa nella società civile.
 
Il ricordo dell’azione dell’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali) – che tra il 1945 e il 1946 aveva saputo mobilitare più di 100 mila persone in difesa della causa autonomista «integrale» – era ancora fresco e vitale, anche se alle prime elezioni regionali del 1948 la trasformazione di questo movimento in un soggetto politico propriamente inteso conseguì risultati estremamente limitati.
Chi riuscì invece ad assimilare quegli ideali autonomistici e a immetterli in precise scelte politiche fu la Democrazia Cristiana trentina, che ereditava la cultura di autogoverno che da sempre aveva caratterizzato l’azione dei popolari di lingua italiana all’interno dell’Impero austro-ungarico e di Alcide Degasperi in particolare. Azione che si era manifestata già nella Dieta di Innsbruck e nel Parlamento di Vienna, con le rivendicazioni di autonomia istituzionale avanzate dal Trentino nei confronti della Dieta tirolese – cui erano corrisposte posizioni negative da parte del Governo centrale – e che si era comunque tradotta in esperienze concrete di autogoverno.
 
Si trattava di situazioni prive di autonomia politica, sperimentate con la costruzione delle municipalità di lingua italiana, ma utilizzate in modo più che efficace, in particolare per politiche di sviluppo legate alla rete ferroviaria e all’energia idroelettrica.

Rielaborazione giornalistica dei contenuti del volume di Mauro Marcantoni STORIA, della Collana Abitare l’Autonomia - IASA Edizioni, Trento.
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