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L’autonomia del Trentino oggi – Di Mauro Marcantoni – 13

Il ruolo della Commissione dei 19

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Il fallimento palese dei tentativi delle diplomazie italiana e austriaca di porre fine al terrorismo, iniziato alla metà degli anni Cinquanta e che aveva trovato il suo apice nella Notte dei fuochi del 1961, aveva fatto emergere la consapevolezza che solo spostando la questione dall’ambito internazionale ad un confronto interno che coinvolgesse appieno le rappresentanze politiche locali sarebbe stato possibile riaprire il dialogo tra le due comunità trentina e sudtirolese.
Una consapevolezza che era stata rinforzata dai pronunciamenti dell’ONU, che avevano precisato che quella sudtirolese era una questione interna alla realtà italiana, pur sollecitando i due Paesi a ricercare un’intesa bilaterale.
 
Il passaggio decisivo in questa prospettiva fu la costituzione, nel settembre del 1961, della Commissione dei 19 a cui fu affidato il compito di riformare l’istituzione regionale, in modo da consentire il riconoscimento, garantendo spazi adeguati, di entrambe le culture autonomiste.
Nel corso degli anni Sessanta, l’atteggiamento delle classi politiche trentine mutò, orientandosi verso una maggiore condivisione delle scelte con le istanze di protezione etnica e partecipando costruttivamente al processo di riforma istituzionale che si era rivelato cruciale non solo per la risoluzione della questione sudtirolese, ma anche per la stessa cultura politica autonomista trentina.
 
In questa nuova fase le condizioni politiche erano mutate per due ragioni. In primo luogo, l’Austria non aveva ottenuto l’auspicabile riscontro ai ricorsi all’ONU per quella che considerava una mancata applicazione del Patto Degasperi-Gruber (risoluzione n. 1497/1960 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e n. 1661/1961 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite).
In secondo luogo, anche con l’avvio in sede nazionale del centro-sinistra, alla presidenza Odorizzi della Regione – fortemente osteggiata dalla SVP – erano succedute le presidenze di Luigi Dalvit (1961-1967) e di Giorgio Grigolli (1967-1974), più orientate alla collaborazione tra la DC trentina e l’autonomismo sudtirolese.
 
Preservare l’esistenza della Regione restava comunque un obiettivo essenziale, pur in un quadro nuovo che lasciava ampio spazio a due distinte autonomie provinciali.
Un mutamento di linea che fu fortemente condiviso dalle forze politiche trentine e sudtirolesi rappresentate nella già citata Commissione dei 19.
Fin dalla sua costituzione, nel 1961, la sede più significativa di queste dinamiche collaborative fu proprio questa Commissione, dove per la prima volta le principali forze politiche dell’intera regione si erano trovate al tavolo con le rappresentanze dello Stato.
In Commissione, i rappresentanti trentini e altoatesini (Silvius Magnago, Anton Ebner, Roland Riz, Karl Mitterdorfer, Luis Sand, Karl Tinzl, Walter von Walther, Alcide Berloffa, Francesco Brugger, Luigi Dalvit, Flaminio Piccoli, Guido de Unterrichter, Renato Ballardini, Leo Detassis) giunsero, attraverso un confronto decisamente serrato, all’approvazione di una prima proposta di Pacchetto.
 
Il ruolo della Commissione dei 19 fu dunque decisivo: essa costituì non solo il momento fondante della nuova autonomia, ma costituì anche la sede della ricomposizione tra Stato e minoranza, tra gruppi etnici e linguistici diversi in Sudtirolo e, non da ultimo, tra trentini e sudtirolesi.
Nonostante le divergenze interne tra Silvius Magnago e una forte opposizione capeggiata da Peter Brugger e Alfons Benedikter la SVP, in un Congresso straordinario molto teso del novembre 1969, approvò il Pacchetto e il connesso Calendario operativo, cui seguirono l’approvazione a Roma da parte del Parlamento italiano e a Vienna da parte del Nazionalrat.
Delle 137 misure previste dal Pacchetto, 97 furono attuate mediante modifiche dello Statuto, confluite nel Testo Unico adottato poi con DPR 31 agosto 1972, n. 670, costituente il Secondo Statuto di autonomia.

Rielaborazione giornalistica dei contenuti del volume di Mauro Marcantoni STORIA, della Collana Abitare l’Autonomia - IASA Edizioni, Trento.
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