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Storie di donne, letteratura di genere/ 374 – Di Luciana Grillo

Dorothy Whipple, «Un lontano rumore di passi» – Sembra una storia ottocentesca, ma l’autrice riesce a ritrarre con acume e rigore l’attualità di due figure femminili

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Titolo: Un lontano rumore di passi
Autrice: Dorothy Whipple
 
Editore: Astoria 2021
Traduttrice: Simona Garavelli
 
Pagine: 368, Brossura
Prezzo di copertina: € 20
 
Questo romanzo, ambientato nella prima metà del ’900, pubblicato in Gran Bretagna nel 1953 e soltanto quest’anno in Italia, descrive con precisione un mondo ormai lontano da noi, in cui le due donne protagoniste, Ellen e Louise, sono espressione di ambienti e Paesi diversi e di due modi assolutamente antitetici di vivere: Ellen è inglese, appartiene alla borghesia benestante e discreta, è dedita ai fiori, alla casa, soprattutto alla sua famiglia con disponibilità gioiosa e ingenua; si trova a confrontarsi, senza volerlo e senza capirlo, con Louise, francese, di origini modeste, devastata da un’ambizione senza freni, delusa da un amore finito male, scontenta di genitori buoni e devoti, ma semplici.
 
Ellen, buona e generosa, ma infinitamente ingenua, sembra voler vedere tutti felici, e dunque anche a Louise, che le appare comunque distante e glaciale, vuole offrire la possibilità di sentirsi soddisfatta; la incoraggia ad andare a Londra e insiste perché suo marito la accompagni, la trattiene in casa durante le vacanze estive sia perché conversi in francese con sua figlia Anne, sia per aiutarla a riscuotere l’eredità che l’anziana signora North – suocera di Ellen – le ha generosamente lasciato.
Louise sa come conquistare le persone, si è resa indispensabile per la signora North che l’ha ospitata nella sua bella casa per esercitare il francese in parte dimenticato.
 
Louise è stata sorridente con l’anziana padrona di casa, almeno quanto è stata scostante con la governante; né all’inizio della permanenza nel Regno Unito riesce simpatica a Ellen e suo marito Avery, ma tenta comunque, con un comportamento accuratamente studiato, di scardinare i legami familiari. E ci riesce, con consumata abilità.
A chi legge oggi questo romanzo, fin dalle prime pagine qualche sospetto viene…una felicità da «Mulino bianco» sembra artefatta, provoca invidia in chi, come Louise, ha tentato una scalata sociale nella sua cittadina, ma non è riuscita a farsi sposare da Paul, che le ha preferito una ragazza meno bella ma di famiglia aristocratica.
 
È da questo momento che Louise sogna la vendetta e programma lucidamente la sua strada, frequentando alberghi di lusso, indossando abiti, pellicce e gioielli di pregio.
Ellen, dal canto suo, dopo lunghi mesi di sofferenza, trova, nell’amore dei suoi figli e nelle capacità che non sapeva di avere, la forza per riprendere a vivere e persino la capacità di perdonare.
 
Sembra una storia ottocentesca, polverosa, lontana da noi, eppure Wipple riesce a ritrarre con acume e rigore due figure di donne che, in qualche modo, manifestano una loro attualità capovolgendo il ruolo che sembrava destinato a loro e raccogliendo, in conclusione, ciò che hanno seminato.

Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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