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Storie di donne, letteratura di genere/ 379 – Di Luciana Grillo

Eva Grippa, «Elisabetta e le altre – dieci donne per raccontare la vera regina» – L’autrice ha saputo raccontare con grazia vicende spesso infangate dal gossip

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Titolo: Elisabetta e le altre. Dieci donne per raccontare la
            vera regina

 
Autrice: Eva Grippa
Editore: De Agostini 2021
 
Pagine: 318, illustrato, Brossura
Prezzo di copertina: € 17
 
Avvicinarsi ad Elisabetta II attraverso le dieci donne che le sono state e le sono ancora vicine è sicuramente una scelta originale, perché ci permette di conoscere la regina – di cui ci sembra di sapere tutto, dalle storie dei suoi figli alle gaffes del marito, dagli abiti/cappellini/borsette in colori pastello agli amati cagnolini – come bambina, accudita da una tata, come figlia di una madre dal carattere forte e dal sorriso empatico, come sorella maggiore, poi come moglie, madre, suocera e nonna, oltre che capo della Chiesa anglicana e sovrana di un regno che, attraverso le ex colonie, intrattiene rapporti privilegiati con Paesi lontani.
 
Da bambina, non pensava che sarebbe diventata regina. Viveva con i genitori in una casa a Piccadilly e la tata era una giovane donna che si chiamava Marion – detta Crawfie – e aveva il compito di istruire le due principessine: «Elisabetta era quella più volitiva, mentre Margaret era capricciosa e insolente… quando le sorelle bisticciavano… presto per Margot era tutto dimenticato, mentre Lilibet aveva bisogno di tempo per sbollire l’irritazione».
La regina madre Elizabeth ha dato un forte imprinting nel modo di pensare e di agire della figlia primogenita, sia perché destinata a regnare dopo l’abdicazione dello zio, sia perché meno indocile di Margaret.
 
Anche l’abitudine di «abbinare i colori di abiti e cappelli… usare l’abbigliamento per costruirsi un’immagine» è in qualche modo ereditata da Elisabetta il cui «guardaroba è un arsenale, progettato per trasmettere potere, stabilità, dignità reale».
Quanto a Margaret, «sorellina da curare e a cui badare», si esalta la bellezza, «con quei suoi occhi blu profondi e maliardi, l’eleganza da diva e i suoi abiti a riflettere, e spesso anticipare, lo spirito e la moda del tempo… la classica bambina che tutti amano a prima vista».
 
Tanto era vivace e istrionica Margaret, tanto diligente e responsabile Lilibet, «di gelosia, tra le due, non ce n’è stata mai», la più giovane indossava spesso gli abiti della sorella maggiore, come in tante famiglie borghesi anche presso i Windsor «non si spreca niente».
In un certo senso, l’abdicazione di Edoardo VIII altera il rapporto fra le sorelle perché Elisabetta, destinata a regnare, deve ricevere educazione, istruzione e attenzione diverse.
Dunque, Elisabetta studia e Margaret diventa sempre più bella e sicura di sé, rimanendo legata alla sorella da grande affetto, tanto da piangere dopo il matrimonio che la allontana dalla casa paterna, «Non posso immaginare la vita senza di lei», confida a Crawfie tra lacrime e singhiozzi.
 
Margaret ama vestirsi alla moda, tradisce i sarti inglesi e sceglie Dior: «Il differente approccio delle sorelle Windsor alla moda…non sta tanto nel gusto quanto nella considerazione strumentale dell’abito. Per Margaret…eccellere nello stile serviva a distinguerla rispetto alla sorella maggiore… Indossando abiti da star, Margaret entrava in vite che poteva solo desiderare, perché non le era concesso mettersi alla prova come attrice, ballerina, cantante».
Elisabetta si veste per dovere, segue le orme di sua madre, si fa vestire dallo stesso sarto, «la regina non deve sorprendere, ma rassicurare».
 
La regina è comunque la sorella maggiore, conosce i suoi doveri, non vorrebbe essere dura con Margot che, benché alle donne non fosse permesso fumare in pubblico, «si godeva una sigaretta» nei locali notturni in cui si tratteneva fino all’alba.
La sua vita, però, non è stata felice, non sposa l’uomo che ama, si unisce in matrimonio con lord Snowdon, si separano dopo crisi, litigi e tradimenti, invecchia sola, abbandonata da qualche amante.
Elisabetta «ha fatto affidamento per anni sull’amore, la discrezione e la lealtà della persona che la conosceva da più tempo, e per la quale è sempre stata solo Lilibet».
 
Tra le altre non può mancare Wallis Simpson, a cui Elisabetta deve la corona.
È la That women che ha capovolto la storia, che è stata nemica dichiarata di tre regine, la moglie di Giorgio V, padre di David, duca di Windsor, la moglie di Giorgio VI (Alberto, fratello di David) e la stessa Elisabetta che lei ha conosciuto bambina.
Wallis «non è nata ricca e nemmeno avvenente, così trova nello stile il lasciapassare per la vita sognata», però l’esilio («dorato, ma non felice») la trasforma in una persona annoiata, maliconica che sarà ammessa a Buckingham Palace soltanto in occasione dei funerali di David.
Alla sua morte, «l’americana più detestata dalla famiglia reale… solo per bontà della regina Elisabetta è stata sepolta accanto a suo marito».
 
Anna, la secondogenita di Elisabetta, ha con la madre un rapporto di affettuosa complicità, dato dal loro amore per cani e cavalli. Riconosce alla regina qualche assenza, dovuta ai suoi limiti di tempo e alle tante responsabilità che gravavano sulle sue spalle.
L’autrice ci presenta questa principessa come una donna schietta, che ama la campagna e guida in modo spericolato, che si dedica ad opere di beneficenza, che ha partecipato alle Olimpiadi e che in gioventù ha probabilmente avuto una relazione con Andrew Parker Bowles, forse già impegnato con Camilla Shand, di cui si innamorerà il principe ereditario Carlo.
Le conseguenze le conosciamo bene, oggi Camilla è la moglie di Carlo e Anna, dopo aver divorziato dal primo marito Mark ha sposato Timothy.
 
Anche di Diana Spencer pensiamo di sapere tutto, ma Grippa ci racconta il suo rapporto con la regina che «continua a offrire a Diana un supporto che lei non capisce di avere», così come fa con l’altra nuora, Sarah, moglie del figlio Andrea, alla quale permette, dopo lo scandalo delle foto a bordo piscina con un consulente finanziario, di alloggiare a Natale in una dépendance a Sandringham insieme alle sue figlie; in quel cottage, dove «Sarah rimane sola con i suoi fantasmi… all’insaputa di tutti, la regina più volte si reca in segreto… per condividere un goccio di whisky. Tra tanti che in quella famiglia avrebbero potuto offrirle compagnia e solidarietà, è proprio la sovrana a tenderle la mano».
 
Poi arriva – anzi, ritorna – Camilla, «ottimista, piena di verve… Un’infanzia felice l’ha resa una persona equilibrata, l’ideale per uno come Carlo. Che trova infatti da subito in lei quel che non sa di cercare: serenità, sicurezza, conforto».
Dopo la tragica morte di Diana, Camilla è stata perdonata e accettata dai figli di Carlo, «chi non è ancora pronto ad accogliere Camilla in famiglia, invece, è la regina», che si oppone al suo ingresso in famiglia.
Dopo la morte della sorella Margaret e della madre, che prova duramente tanto Elisabetta che Carlo, lentamente per questa coppia si apre la via verso il matrimonio.
 
Camilla è stata odiata dal popolo, considerata la causa dell’infelicità di Diana, «ha sopportato ingiurie e sgambetti», ma è rimasta al fianco di Carlo, non ha rilasciato interviste, non ha raccontato la loro storia dal suo punto di vista, «non le interessano i titoli… né il clamore mediatico… non si è mai dipinta come vittima di trame di palazzo… per essere accettata a corte ha atteso oltre trent’anni», ora finalmente «grazie alla sua presenza discreta e al suo lavoro a fianco di oltre novanta associazioni, da problema è passata a essere ritenuta una risorsa per la monarchia».
 
Rimangono Kate e Megan, le spose dei figli di Carlo, la prima diventata «un’icona di stile inserita dal Time nella lista delle 100 persone più influenti al mondo», di cui la regina ammira il rigore e il senso del dovere; la seconda, americana e divorziata, impegnata nel sociale e femminista.
Harry è innamorato perso, la nonna-regina non vuole ripetere l’errore commesso quando impedì a sua sorella Margaret di sposare il capitano Towsend e dunque non solo non si oppone al matrimonio, ma accoglie questa giovane donna quasi maternamente.
Tutti però sappiamo a che punto sia questa vicenda, gelosie fra cognate? Accuse di razzismo? Favola al contrario?
 
Solo il tempo risponderà a queste domande, Harry e Megan sono alla ricerca di una libertà che la vita a Londra non consentiva.
Su queste figure a volte appannate, rimane lei, Elisabetta, «stoica e resiliente sovrana capace con la sua sola coloratissima figura di ridare fiducia a un paese intero».
 
Lunga vita alla regina, e grazie a Eva Grippa che ha saputo raccontare con grazia vicende spesso infangate dal gossip.
 
Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it
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