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Storie di donne, letteratura di genere/ 391 – Di Luciana Grillo

Grazia Basile, «L’invenzione della Luna - 1969/1979» – Due giovani sposi dalla Basilicata e dall'Abruzzo mettono su famiglia nella Roma degli anni Cinquanta

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Titolo: L' invenzione della luna. 1969-1979
Autrice: Grazia Basile
 
Editore: Croce Libreria, 2021
Genere: Narrativa contemporanea

Pagine: 216, Brossura
Prezzo di copertina: € 16
 
Il titolo incuriosisce, e potrebbe ingannare: la storia narrata non dura i dieci anni indicati, ma parte da lontano, da un piccolo paese lucano, per approdare in una Roma di borgata, dove risulta difficile l’inserimento sociale, dove la povertà – non sconfitta del tutto – è però una minaccia incombente sulle vite della giovane coppia, dove è comunque possibile lavorare, guadagnare, far crescere i figli e dar loro la possibilità di studiare.
La prima figlia, Stella, (nomen=omen?), ama le stelle, il cielo, la luna; segue le fasi di quel primo sbarco umano, sogna, anche grazie al cannocchiale che le viene regalato a Natale, di andare, proprio lei, quando sarà più grande, a toccare il suolo lunare.
 
Lei, proiettata verso il futuro; i genitori, ancorati al ricordo del passato e impegnati a garantire il presente, con infiniti sacrifici.
La morte del fratellino Michele è un vulnus infinito per la famigliola, la mamma Vera rimane ferita per sempre, il papà Pietro – deluso da quello Stato che gli ha negato di prestare servizio permanente nell’esercito – si dedica comunque a moglie e figli con tenerezza, distribuisce la posta mentre Vera, che da sua madre come dono di nozze aveva ricevuto una macchina da cucire, fa la sarta e, quando può, si occupa di case e bambini di gente che può permettersi il lusso di colf e baby sitter.
 
Casalinga dotata di senso del dovere, ma depressa soprattutto dopo la scomparsa del figlio, Vera non ha più voglia di giocare e sorridere ai suoi bambini, «in quella casa spoglia e con le pareti tristi si era posata una cappa di fredda nebbia…».
Eppure, «la vita è così, malgrado dei momenti di non ritorno, va per la sua strada e noi siamo costretti, che ci piaccia o meno, a seguire la sua scia».
 
E dunque, si continua a lavorare, Vera cade fra le grinfie di un usuraio, Pietro si sente offeso e tradito da sua moglie che non gli aveva confidato quanto stava accadendo, Stella osservando le stelle ha la sensazione di ritrovare Michele, sia pure in una diversa dimensione, mentre intorno si susseguono grandi eventi e la Storia sembra sovrapporsi alla loro piccola storia.
Siamo alla metà degli anni Settanta: su consiglio dell’insegnante di Lettere, Stella frequenta il Liceo Classico, invece che un Istituto Professionale che le avrebbe consentito di entrare presto nel mondo del lavoro e dunque va a scuola in autobus, indossa abiti ereditati da altri, si sente goffa e inadeguata, «aveva paura di condividere sguardi e discorsi… la sua eccessiva timidezza si traduceva dentro di lei in un blocco e in un ostacolo fra lei e i suoi compagni. Stella iniziò a sperimentare in prima persona la difficoltà di diventare grande…il clima familiare era altalenante, i suoi genitori ai periodi di silenzio alternavano grandi discussioni…».
 
Poi, piano piano, Stella riesce a farsi capire, stringe delle amicizie, qualche volta esce con le amiche, distribuisce volantini e dipinge cartelloni per le manifestazioni studentesche… ma tutto questo non lo racconterà mai a suo padre!
La malattia di Vera sconvolge l’andamento della vita familiare, mentre l’Italia tutta è scossa dal rapimento di Aldo Moro e dalla strage di via Fani.
L’autrice, pur seguendo le vicende della famigliola e il decorso della malattia di Vera, non può non descrivere i fatti che per gli italiani sono fonte di apprensione: le lettere di Moro, l’atteggiamento dei politici, le leggi di emergenza e le dichiarazioni europee contro il terrorismo, l’intervento di Craxi e la disponibilità a mediare manifestata dal Vaticano.
 
In Pietro, preoccupato anche dagli sconvolgimenti che vede a Roma, quando di quartiere in quartiere distribuisce lettere e cartoline, affiora il pensiero del suo paese, la nostalgia per quei luoghi, l’affetto per le persone care lasciate laggiù fra i calanchi e riviste, per un po’, solo d’estate. Sa bene che un ritorno definitivo a Tursi è impensabile…
Il lungo e complicato decorso postoperatorio di Vera e l’uccisione di Aldo Moro provocano preoccupazioni e paure, ma Pietro mantiene la promessa e finalmente, per la prima volta, porta tutta la famiglia in vacanza al mare, in albergo, dove Vera può davvero riposare e godere della compagnia dei suoi cari e Stella vivere il suo primo amore.
 
Basile, con precisione matematica, ci conduce fino al 1979, quando Vera sembra aver recuperato una buona forma fisica, Stella consegue la maturità e, sempre in compagnia dell’amato cannocchiale, si appresta ad affrontare gli studi universitari.
E poi, anche Stella diventerà mamma, perché la vita, nonostante tutto, continua.
 
Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)

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