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Storie di donne, letteratura di genere/ 396 – Di Luciana Grillo

Francesca R. Mormile «Mare loro» – Una tragedia contemporanea, in cui pochezze e pregiudizi dei personaggi si dissolvono avvicinando vite distanti e di là da venire

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Titolo: Mare loro Condividi
Autrice: Francesca Romana Mormile
 
Editore: Nutrimenti 2020
Genere: Narrativa contemporanea
 
Pagine: 272, Brossura
Prezzo di copertina: € 16
 
Un elegante condominio romano, un giornalaio che conosce vite e miracoli degli abitanti del quartiere, un’avvocata divorzista che vorrebbe cambiare orizzonte lavorativo, una professoressa di italiano che è andata in pensione ma vuole ancora lavorare con i giovani, un magistrato che si dà alla politica e tanti altri personaggi si affollano in questo romanzo corale, vivace – sia nei contenuti che nella scrittura e nell’uso di vari dialetti – che racconta come l’arrivo di un adolescente di colore possa improvvisamente modificare certe idee, rimuovere pregiudizi, suscitare curiosità, creare un po’ di gossip…
 
I temi che Mormile affronta con chiarezza e competenza sono vari, dall’accoglienza dei migranti ai rapporti fra genitori e figli naturali o adottivi, dalle separazioni fra coniugi alla comunicazione di massa: «i mezzi di comunicazione fecero quello che dovevano fare e anche qualcosa di più, probabilmente.
«I telegiornali, la carta stampata e quella virtuale non parlarono d’altro per una manciata di giorni, che è il tempo massimo concesso a una notizia bomba perché faccia schizzare gli ascolti e le vendite».
 
Né tralascia i problemi economici e sociali che tormentano l’Italia. Per esempio, a proposito di trasporto pubblico, sottolinea - che Anbessa «salì su uno di quei treni che vanno al Sud a un ritmo da epoche passate perché i Sud del mondo, che i Nord coprono come cappelli a larga tesa, si somigliano tutti e restano in ombra. Forse per questo, in Italia, si erano dimenticati di far arrivare l’alta velocità fino al tacco e alla punta dello stivale».
Mormile indaga inoltre il mondo delle donne: Ida – l’insegnante in pensione, – frequenta la Casa delle Donne, dove si tengono sia incontri del Centro psicologico, sia laboratori sull’integrazione.
 
L’avvocata Bentivoglio, «dall’alto dei tacchi e di una collina residenziale… era già sul piede di guerra… iniziò la giornata con l’agenda piena di appuntamenti, i faldoni di pratiche e la testa di dubbi, circa il proprio futuro professionale», mentre Cristina precisa, «dalla stanza delle fotocopie: I figli sono l’ultima cosa di cui si tiene conto nelle giudiziali. I primi a essere tirati in ballo, gli ultimi a essere considerati. Non a caso, nessuna di noi ne ha».
 
I condomini vanno e vengono, con figli problemi e cani, in un puzzle di storie e avvenimenti che rendono vivo tutto il romanzo, mentre «quel buontempone dell’edicolante riportava le ultime di una Roma ad altri sconosciuta. Gli amici storici, i familiari e i nullafacenti che costituivano la sua platea, venivano aggiornati sulle gesta di personaggi registrati col nome di battaglia, per questione di privacy (er Pischelletto, Mavalà, er Reperto Eggizio, a’ gabbia de matti…)».
 
Infine, una bimba porta una felice rivoluzione nel condominio, una mamma arriva a sorpresa dall’altra sponda del Mediterraneo, un figlio diventato più alto e più bello la prende per mano.
«Nica entrò nelle sue braccia, come dentro un astuccio, e da lei imparò la lingua di chi l’aveva trattenuta fino a un passo dalla riva… Figlia dell’esistenza che ridà quello che toglie, Nica distribuì risposte di felicità inattesa».
E qui mi fermo, per non dire di più, per lasciare a lettrici e lettori il gusto di scoprire tutta la storia.

Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it
(Recensioni precedenti)


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Loredana Bettonte 09/10/2021
Ancora una volta le analisi delle opere compiute da Luciana Grillo ci accompagnano nella “lettura” dei libri con cura, attenzione, sapienza e competenza. Grazie Luciana.
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